La Conference League non regala scorciatoie. Per arrivare a Istanbul, dove il 2 giugno 2027 si assegnerà il trofeo, l'Atalanta dovrà prima superare il preliminare di stasera e poi accettare un calendario fatto di viaggi lunghi, campi scomodi e partite di campionato preparate in fretta. Stavolta il viaggio non vale quanto la meta: conta soltanto superare una tappa dopo l'altra e presentarsi sul Bosforo a stagione conclusa.

NOVE MESI DI INSIDIE - Tra il neutro ungherese scelto dall'Hapoel Tel Aviv per le proprie gare interne e la finale turca ci sono nove mesi di fatiche, avversari di livello — Brighton, Monaco, Friburgo e Getafe sono le candidate più autorevoli al successo, sempre che superino i rispettivi ostacoli — e le classiche sorprese che in questa competizione non mancano mai. Prima, però, serve eliminare una squadra israeliana che a Bergamo ha mostrato una tenuta atletica notevole e qualche soluzione interessante. La Dea, per storia recente e potenziale, non può nascondersi: stasera bisogna vincere, in qualsiasi modo. Non a caso la trasferta è stata organizzata come un appuntamento da non fallire.

IL PROGETTO GIUNTOLI-SARRI - Sotto la regia di Cristiano Giuntoli è nato un ciclo tecnico nuovo, affidato a Maurizio Sarri. Assimilare le lezioni del nuovo allenatore, con principi e metodi lontanissimi da quelli del decennio precedente, richiederà tempo: qualche inciampo in Serie A è preventivabile, il quarto posto appare un traguardo complicato e persino un piazzamento da Europa League non è scontato. Proprio per questo il torneo continentale assume un peso specifico enorme, perché vincerlo significherebbe accedere alla competizione superiore.

«VOGLIAMO GIOCARE BENE QUESTO TORNEO» - Il tecnico, però, evita di caricare la vigilia di etichette – dichiarazioni raccolte da La Gazzetta dello Sport –: «Cominciamo a qualificarci, poi vedremo. Non posso dire oggi che questo sia il nostro primo obiettivo». Nessun dubbio, invece, sulla voglia di viverlo da protagonista, anche per ragioni personali: «L'anno scorso non ho fatto le coppe e mi ero rotto di stare a casa il mercoledì e il giovedì». Il livello della competizione, secondo Sarri, si è alzato e gli stimoli non mancano.

NESSUN ALIBI - Sul piano tecnico l'allenatore ammette che una gara da dentro o fuori a fine agosto non sia l'ideale, con meccanismi ancora da digerire, ma rifiuta ogni giustificazione: «Abbiamo la convinzione di passare il turno». Resta l'incognita della condizione, che il campo dovrà misurare rispetto a sette giorni prima. Chiaro anche il giudizio sull'esordio in campionato: «Contro il Sassuolo abbiamo disputato mezz'ora di ottimo livello, ma poi sarebbe potuto succedere di tutto». Un'analisi che non lascia spazio a compiacimenti.

IL DUBBIO DE KETELAERE - La buona notizia porta il nome del belga, recuperato e arruolabile. Il punto è capire per quanti minuti: «Non ha un gran minutaggio nelle gambe», spiega il tecnico, che valuta se lanciarlo dall'inizio o tenerlo per la ripresa, considerando anche l'eventualità dei tempi supplementari. Il valore aggiunto, però, è evidente: «Charles non ha fatto molti allenamenti, ma ci può garantire qualità». In mediana, rispetto all'andata, Mario Pašalić potrebbe rilevare Lazar Samardžić, mentre davanti è probabile la solita alternanza tra Gianluca Scamacca e Nikola Krstović, ormai specialista degli ingressi a gara in corso.

CINQUEMILA CONTRO TRECENTO - L'ambiente del piccolo impianto ungherese sarà tutt'altro che neutro: cinquemila sostenitori israeliani arriveranno per spingere l'Hapoel, mentre il seguito nerazzurro si fermerà a trecento unità. La spinta, dunque, dovranno cercarsela gli uomini in campo.

Novanta minuti, o forse centoventi, per meritarsi un'avventura che può diventare memorabile.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 27 agosto 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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