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Le prime parole ufficiali di Eljif Elmas da calciatore dell'Atalanta sono arrivate oggi, martedì 25 agosto, alle 15.30, nella sala conferenze della New Balance Academy del Centro Sportivo Bortolotti. Dopo il cappello introduttivo del direttore sportivo Cristiano Giuntoli, il centrocampista macedone si è messo a disposizione dei cronisti chiudendo il cerchio di un'operazione andata in porto nel giro di poche ore: un'accelerata talmente rapida che il nuovo acquisto era già in campo domenica sera nel 2-1 al Sassuolo, a poco più di ventiquattr'ore dal suo arrivo in città. Un lungo giro di domande per mettere a fuoco un jolly capace di giocare da mezzala e sulle corsie offensive: la scelta di Bergamo, il rapporto con il gioco di Sarri, la parentesi tedesca, il pubblico nerazzurro e gli obiettivi di una stagione su tre fronti. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Eljif, cosa l'ha spinta a scegliere l'Atalanta, una squadra che ha affrontato più volte con la maglia del Napoli?
«Prima di tutto voglio dire grazie al presidente Luca Percassi e al direttore per questa fiducia. In verità non ho pensato tanto, perché l'Atalanta è un top club, con grandi cose, e lo ha già dimostrato negli anni. Hanno vinto l'Europa League e per questo spero di fare bene e di ripagare la fiducia della società».

A Bergamo la conoscono bene, perché ai nerazzurri ha segnato diverse volte: lei invece cosa conosce dell'Atalanta?
«In verità tutti mi hanno detto questa cosa, però, come ho detto prima, l'Atalanta è un top club. Hanno fatto tante cose in questi anni, hanno vinto l'Europa League, hanno un bellissimo training center, tutte le persone sono serie: sono davvero molto contento di essere qui».

Mezzala, trequartista, attaccante esterno: in quale ruolo, oggi, sente di poter esprimere il miglior Elmas?
«In verità anche prima ho fatto tanti ruoli. Posso giocare da tutte le parti, e mi adatto. L'importante è essere pronto, e spero di dare il mio massimo per la squadra e per tutti».

Ha già avuto modo di parlare con Sarri, che non ha mai avuto come allenatore: cosa le ha chiesto in questi primi giorni a Bergamo?
«Non avevo mai parlato prima con il mister, però lo conoscevo dai tempi di Napoli, di Lazio, anche del Chelsea: conoscevo già il suo gioco. In verità mi ha chiesto solo se sono pronto, cose normali. Abbiamo parlato di questo e, come sapete, nell'ultima partita mi ha già spiegato tante cose, cosa devo fare. Mi fa davvero piacere».

Il direttore l'ha descritta nel pieno della maturità calcistica: in cosa si sente migliorato rispetto al passato e cosa può portare all'Atalanta anche fuori dal campo?
«In verità, come ha detto il direttore, ho tanto passato e tanta esperienza. Sto cercando sempre di migliorare, perché ci sono margini di miglioramento. E secondo me l'Atalanta è un posto dove si può migliorare sempre, ogni giorno. Spero di dare il mio massimo e di dare il mio contributo alla squadra e a tutti dell'Atalanta».

Una curiosità sui numeri: perché ha scelto il 99?
«Perché ho preso il 99? L'ho preso perché sono nato nel '99, ed è un numero con cui ho giocato anche al Fenerbahçe: mi ha portato un pochettino di fortuna».

Come sta fisicamente dopo un'estate con poco spazio al Lipsia, e quanto le servirà per essere al massimo?
«Sicuramente ci saranno cose su cui dobbiamo ancora lavorare, però sono pronto. Sono a disposizione del mister, come sempre: vediamo in questi giorni, lavoriamo insieme. Secondo me si può migliorare sempre».

A Napoli ha condiviso due stagioni con Giacomo Raspadori: vi siete sentiti prima del suo arrivo?
«In verità è stato tutto troppo veloce, per questo non ho avuto tempo di parlare. In passato però ci eravamo sentiti, quando è arrivato lui qui: gli ho fatto tanti "in bocca al lupo" e mi ha sempre parlato bene dell'Atalanta. Per questo sono felice di ritrovarlo: vediamo cosa facciamo insieme».

Ha giocato in piazze calde come Napoli e Torino: che atmosfera si aspetta dal pubblico nerazzurro?
«In verità già due giorni fa, nella partita, e anche in passato, ho capito che la tifoseria dell'Atalanta è passionale, caldissima, canta sempre fino all'ultimo. E secondo me loro sono un'arma in più per noi: è veramente una bella cosa».

Ha fatto benissimo ovunque, tranne che al Lipsia: cosa non ha funzionato e cosa le ha insegnato quell'esperienza?
«In verità non lo so. Diciamo che quando sono arrivato a Lipsia c'era un altro direttore, poi sono cambiate tante cose. Però mi ha insegnato tanto: quando hai difficoltà devi metterci più mentalità. Ho preso tanta mentalità e tanta maturità. È stato difficile, ma è passato e lo lascio dietro».

È arrivato in piena rivoluzione, con un tecnico e un sistema di gioco nuovi: cosa può dare in più da interno di centrocampo e da ala?
«Come ho detto prima, conosco molto bene il mister, e anche il direttore. Conosco il suo calcio, l'ho studiato tantissimo, perché lui gioca molto offensivo, con tanto possesso: per questo per me è stato veramente facile venire qui. E secondo me, con tutta l'esperienza che ho, cercherò sicuramente di dare il mio massimo alla squadra e al mister».

Lei dice che l'Atalanta è un top club: questa squadra può competere per tornare in Champions League?
«Come ho detto prima, l'Atalanta è un top club con grandissimi giocatori, tutti sono forti, e lo ha già dimostrato in passato. Secondo me possiamo sicuramente fare tanto bene, perché ci sono tre fronti in questa stagione, però dobbiamo pensare giorno dopo giorno e dare il massimo ogni giorno».

È arrivato tutto molto in fretta: l'accoglienza dei tifosi, la motorata verso lo stadio, l'esordio immediato. Se lo aspettava di giocare subito?
«In verità è stato veramente emozionante. Come ho detto prima, tifoseria calda, stadio bellissimo. Non me lo aspettavo, perché quando arrivi l'ultimo giorno, prima della partita, è sempre difficile: posso solo dire grazie al mister, che mi ha dato questa opportunità di debuttare».

Quanto le dispiace non poter essere in campo nella trasferta ungherese, e come vede il cammino europeo dell'Atalanta?
«Queste sono partite importanti e mi dispiace tanto. Però quel giorno farò il tifo per la mia squadra e spero che passiamo il turno».

Venti mimuti di parole misurate, senza slogan: gratitudine verso la società, disponibilità totale sul ruolo, la lucidità di chi non nasconde la stagione complicata in Germania e la usa come lezione. Elmas si consegna a Bergamo con la formula che ha ripetuto più volte — un giorno alla volta, il massimo ogni giorno — e con la sensazione di essere già dentro il nuovo corso di Sarri molto prima della passerella di rito.

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© foto di atalanta.it
Sezione: Zingonia / Data: Mer 26 agosto 2026 alle 06:26 / Fonte: nostra inviata Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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