Schietto, diretto, senza filtri. Samuele Dalla Bona non ha mai avuto bisogno di cercare le parole giuste per piacere a tutti. Dice quello che pensa. Sempre. E soprattutto non rinnega mai ciò che è stato, le proprie scelte e le proprie radici. È quest'autenticità, rara nel calcio di oggi, a rendere ogni conversazione con lui qualcosa che va oltre la semplice intervista.

Cresciuto nel vivaio dell'Atalanta, volato al Chelsea a soli 17 anni e poi approdato al Milan delle stelle, Dalla Bona torna a raccontarsi in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com alla vigilia della sfida di San Siro. L'ha fatto proprio nel giorno del 119° compleanno della Dea, riaprendo il cassetto dei ricordi: le marachelle con Walter Bressan, l'amicizia con Luca Percassi, il rispetto per Cristiano Doni e quel legame con Bergamo che nemmeno una carriera internazionale ha mai spezzato. Ma c'è spazio anche per il presente. Dalla Bona analizza l'Atalanta di Sarri e il Milan di Amorim, difende le scelte della società nerazzurra, indica i giocatori sui quali puntare e guarda alle ambizioni europee della Dea.

Atalanta e Milan sono due squadre che hanno segnato la tua carriera. Cosa rappresentano per te queste due maglie?
«L'Atalanta rappresenta tantissimo per me. Sono arrivato a Bergamo a 14 anni, lasciando casa per entrare in un settore giovanile che era, ed è tuttora, tra i migliori. Ho vissuto tante esperienze importanti e seguito un percorso di formazione calcistica di altissimo livello. Mi dispiace soltanto non essere riuscito a dare qualcosa all'Atalanta a livello di prima squadra. Per quanto riguarda il Milan, forse avrei dovuto fare una scelta diversa, rimanendo un altro anno al Chelsea, come mi avevano suggerito anche Ranieri, Desailly e Panucci. In quel Milan, però, c'erano giocatori di livello incredibile e ho potuto imparare molto. Era una squadra stellare e io considero comunque molto positiva l'esperienza rossonera. Aver collezionato 16 presenze e un gol in una formazione del genere, a vent'anni, non è affatto poco».

Oggi (ieri per chi legge, ndr) è il compleanno dell'Atalanta: 119 anni di storia. Un'occasione speciale per tornare con la memoria ai tuoi anni a Bergamo. A chi o cosa sono legati i ricordi che conservi con maggiore affetto?
«So che è il compleanno dell'Atalanta. Ovviamente. I miei ricordi sono legati soprattutto a persone, come mister Vavassori, di cui avevo già raccontato in passato e al mio compagno di squadra Walter Bressan. Ne abbiamo combinate tante insieme. Ricordo quando marinavamo la scuola per andare alla Rocca, in Città Alta. Noi andavamo a scuola al Pesenti, proprio dietro la Casa del Giovane. Una mattina eravamo arrivati nella stradina vicino al parcheggio dei professori. Erano le otto meno dieci, faceva un freddo tremendo e non avevamo nessuna voglia di entrare. Quella mattina avevamo religione la prima ora. Ci siamo guardati in faccia e, senza dirci praticamente nulla, abbiamo deciso di girarci e andarcene, ma proprio mentre stavamo andando via abbiamo incrociato il professore di religione. Ci ha guardati e ci ha chiesto: "E voi?". Gli abbiamo risposto tranquillamente: "Noi oggi non veniamo a scuola"».

E la società non veniva a saperlo?
«Alla Casa del Giovane il nostro referente era Dario Pezzotta, che per noi era davvero una persona speciale. Quando avevamo qualche problema con i professori interveniva sempre lui, cercando di sistemare le cose. Quando sapevamo che sarebbe dovuto andare a parlare con i professori, gli chiedevamo di trovare una spiegazione per le nostre assenze. Lui era bravissimo. Ci sgridava, anche in maniera colorita, ma sempre con affetto e alla fine ci salvava ancora una volta, inventandosi qualche giustificazione».

Vuoi raccontarne un altro?
«Circa due o tre mesi dopo il mio ritorno all'Atalanta, nella 2010-11, un giorno, insieme ad altri compagni, dopo l'allenamento, uscendo dal campo Luca Percassi ci salutò tutti per cognome, uno a uno, com'era solito fare. Quando mi disse "Ciao, Dalla Bona!" scoppiammo entrambi a ridere. Io e lui avevamo un forte legame di amicizia e io mi sentivo a disagio. Nello spogliatoio temevo che qualche compagno potesse pensare che fossi una spia di Luca, visto che era il figlio del presidente. Fortunatamente il capitano era il grande Cristiano Doni, che non ragionava assolutamente in quel modo».

Veniamo all'Atalanta di oggi. La squadra nerazzurra ha avuto un avvio di campionato traballante. Ti aspettavi tutte queste difficoltà?
«Sarri ha diritto ad avere tempo. È un allenatore completamente diverso da Gasperini e anche da chi l'ha preceduto lo scorso anno. Ha allenato Chelsea, Napoli e Juventus e credo che possa dare la propria impronta alla squadra. Il DNA dell'Atalanta è sempre stato quello della corsa, della voglia, dell'intensità e di un certo tipo di gioco. Sarri propone qualcosa di diverso».

Ritieni che Maurizio Sarri sia l'allenatore giusto per quest'Atalanta, considerando anche le caratteristiche dei giocatori presenti in rosa?
«Le sue capacità di essere un grande allenatore non si discutono. Se proprio devo trovare il pelo nell'uovo, penso che possa incontrare qualche difficoltà nell'esprimere il calcio che ha in mente, perché in rosa ci sono tanti giocatori di gamba e di forza, abituati a un altro tipo di gioco rispetto al suo. Allo stesso tempo ho fiducia che possa riuscirci perché, come ha dichiarato lui stesso, a Bergamo si trova nelle condizioni ideali per lavorare».

Hai appena definito Bergamo una realtà ideale per lavorare. Eppure tu, a soli 17 anni, scegliesti di lasciare l'Atalanta per trasferirti al Chelsea. È una consapevolezza arrivata col senno di poi?
«A 17 anni ero troppo giovane e il Chelsea rappresentava un sogno. Considero quell'esperienza una parte importante e bellissima della mia carriera. Se invece di 17 anni ne avessi avuti 26, non me ne sarei mai andato via. Del resto, da quando c'è la famiglia Percassi, Bergamo è diventata un posto dove tutti vogliono andare. Kessie ha rifiutato la Juventus per scegliere l'Atalanta. Oggi Bergamo è il posto ideale per giocare a calcio».

Ha fatto bene Kessie a scegliere l'Atalanta rinunciando alla Juventus?
«Sì, secondo me ha fatto bene. Magari è ancora un po' indietro di condizione, ma può riprendersi e disputare una grande stagione. Bergamo è sicuramente l'ambiente giusto per lui».

In vista della sfida con il Milan. Dopo le vittorie con Venezia e Pafos, quella con la squadra rossonera è una partita con avversari di tutt'altro livello. Servirà a capire il reale valore della compagine orobica?
«Siamo soltanto a metà ottobre, ma Sarri sta lavorando ormai da un po' di tempo. Mi aspetto una bella partita e credo che l'Atalanta possa giocarsela a San Siro, come ha fatto negli ultimi anni con Gasperini, ottenendo anche buoni risultati. Il Milan è una squadra altalenante: davanti ha qualità, ma dietro non difende benissimo. Il problema, secondo me, è proprio il modo in cui difende. Se incontra una squadra come l'Atalanta, con giocatori forti che salgono e attaccano, può andare in difficoltà».

Ruben Amorim e Maurizio Sarri rappresentano due filosofie di calcio differenti. Quale delle due ti convince maggiormente?
«In Sarri ho fiducia. Amorim l'ho seguito in Premier League e al Manchester United non ha ottenuto grandi risultati. Devo dire che il suo gioco non lo capisco molto. Anche al Milan è ancora un'incognita, bisognerà vedere se riuscirà a fare bene. Personalmente preferisco allenatori come Gasperini, Conte e Klopp. Mi piacciono le squadre che attaccano in velocità, con gli esterni che arrivano sul fondo e mettono il pallone in area e gli attaccanti che cercano continuamente la profondità. Mi piaceva moltissimo il Liverpool di Klopp, una squadra veloce soprattutto davanti. Amorim, invece, mi sembra voglia puntare maggiormente sul possesso palla, cercando di arrivare in porta attraverso il palleggio. È una filosofia diversa da quella che prediligo».

E Sarri, invece?
«L'Atalanta arriva da otto anni di Gasperini, poi c'è stato Juric, che è un suo allievo, e successivamente Palladino, del quale sinceramente non ho capito fino in fondo quale fosse l'idea di gioco. È una squadra che per anni ha puntato sulla velocità, sfruttando esterni come Bellanova e Zappacosta. Sarri credo voglia introdurre più palleggio, ma per riuscirci servirà del tempo».

Nella nostra intervista dello scorso anno avevi indicato Ederson tra i migliori centrocampisti della Serie A. Confermi questo giudizio, nonostante un avvio meno brillante?
«Negli ultimi due anni ha giocato a livelli incredibili, soprattutto per capacità di corsa e di contrasto, ma ha anche un buon palleggio. Quest'anno è soltanto all'inizio e credo che possa crescere durante la stagione, tornando a esprimersi sui livelli che conosciamo».

Ederson ha avuto la possibilità di approdare in Premier League, al Manchester United. Pensi che per lui sia sfumata l'occasione della vita?
«In Premier League vogliono andare tutti, perché è un campionato straordinario e rappresenta un'occasione importante per qualsiasi calciatore. Non so esattamente che cosa sia successo, ma quando arriva una possibilità del genere bisogna cercare di sfruttarla. Questo non toglie che anche all'Atalanta possa continuare a fare molto bene».

L'ex nerazzurro Palestra, invece, in Premier c'è arrivato, ma fatica. Te l'aspettavi?
«Credo che la società, se avesse potuto, lo avrebbe tenuto, ma quando arrivano certe cifre è giusto prendere in considerazione una cessione. Io sono convinto che possa fare bene al Chelsea. Sta incontrando difficoltà che considero un po' strane, perché per quello che avevo visto a Cagliari mi sembrava pronto. Evidentemente l'impatto con il calcio inglese è stato diverso da quello che si aspettava. Il Chelsea è un club multinazionale, con pressioni mediatiche e un ambiente completamente differenti. Spero che riesca a riprendersi e a dare il proprio contributo ai Blues».

Confrontando i reparti offensivi di Milan e Atalanta, quale dei due attacchi ritieni più completo e potenzialmente decisivo?
«L'Atalanta ha giocatori importanti, a cominciare da Scamacca e Krstović. Secondo me può fare molto male al Milan. Scamacca, tra l'altro, è un calciatore che può dare ancora di più, perché ha qualità notevoli. Ha forza fisica, tiro, capacità di giocare di sponda e colpo di testa. Il problema è che queste caratteristiche le dimostra in maniera altalenante. Deve riuscire a esprimerle con maggiore continuità e credo che Bergamo sia l'ambiente ideale per esplodere definitivamente».

Scamacca e Krstović offrono caratteristiche differenti al reparto offensivo nerazzurro. Quale dei due ritieni più adatto ad affrontare la difesa del Milan?
«Contro il Milan partirei con Scamacca, perché è un giocatore che può lottare là davanti, tenere impegnati i difensori e fare reparto. Poi, nella parte finale della partita, inserirei Krstović, che ha caratteristiche differenti: attacca la profondità, cerca gli spazi e può diventare molto pericoloso quando la partita inizia a essere stanca».

Guardando all'organico dell'Atalanta, c'è un giocatore davvero imprescindibile, uno di cui Sarri non può fare a meno?
«Ederson è sicuramente uno dei giocatori più importanti. Un calo può capitare, non è un robot. E poi sfrutterei maggiormente Samardžić. È un giocatore molto tecnico, con un gran piede, e credo che Sarri possa farlo esplodere definitivamente. È ancora discontinuo, ma ha tutte le qualità per interpretare il calcio di Sarri. Deve trovare continuità, ma è un gran bel giocatore. Anche se il vero top player dell'Atalanta è Antonio Percassi».

Il mercato estivo dell'Atalanta è stato molto discusso. Tu cosa ne pensi?
«A inizio agosto si parlava addirittura del peggior mercato della storia, poi nel giro di pochi giorni sono arrivati diversi giocatori importanti, come Kristensen, Kessie e Rowe. Quest'ultimo ha disputato due stagioni importanti a Bologna e secondo me potrà fare altrettanto a Bergamo. Non sono d'accordo con chi critica la campagna acquisti. Io vedo una rosa completa».

Tra i nuovi acquisti, quello sul quale sembri puntare maggiormente è Jonathan Rowe. Che cosa può dare all'Atalanta?
«Sulla carta è un giocatore molto forte, anche se finora non si è ancora espresso al meglio. È abituato a giocare largo, puntare l'uomo e cercare la conclusione. Se riuscirà a ripetere le prestazioni che abbiamo visto a Bologna, sarà un grandissimo vantaggio per l'Atalanta. Ricordo quello che ha fatto contro il Napoli lo scorso anno: ha letteralmente sconquassato la difesa avversaria. Quando parte, punta l'uomo e crea superiorità numerica: può mettere in difficoltà chiunque. Lo sto aspettando, perché secondo me può diventare davvero importante. Anche a San Siro potrebbe essere un'arma decisiva».

Raspadori ha avuto un avvio di stagione complicato, ma nelle ultime partite ha mostrato segnali di crescita, soprattutto quando ha avuto la possibilità di accentrarsi. Secondo te, qual è la posizione in cui può esprimere al meglio le proprie qualità?
«Raspadori ha sempre fatto bene sia con Spalletti che in Nazionale con Mancini, quando è stato utilizzato dietro le punte. Se lo metti largo fa più fatica, perché non ha quella grande capacità di corsa necessaria per rientrare continuamente. Da sottopunta può rendere molto meglio. Ha una buona tecnica, ma sia al Napoli sia all'Atletico Madrid, con allenatori dal carattere forte come Conte e Simeone, non è riuscito a esprimersi completamente. Forse è un giocatore che ha bisogno soprattutto della fiducia dell'allenatore, di sentirsi importante e di avere una fiducia incondizionata per riuscire a rendere al massimo».

Bellanova è una delle note più positive di quest'avvio di stagione dell'Atalanta. Ti aspettavi un rendimento così importante?
«È un giocatore che mi è sempre piaciuto molto. Forse lo scorso anno è stato un po' più discontinuo, ma ha grandi qualità. L'Atalanta è una bella squadra, con ottime potenzialità per fare bene».

Guardando complessivamente alle due rose, ritieni che il Milan sia superiore all'Atalanta oppure che i nerazzurri possano competere alla pari?
«Se prendiamo due o tre giocatori singolarmente, allora il Milan è superiore. Penso a Maignan, Rabiot e Modric. Sono tre giocatori di livello assoluto. Maignan, quando è in forma, è uno dei migliori portieri, Modric a 41 anni continua a giocare partite di altissimo livello e Rabiot è un calciatore che da diversi anni fa sentire il proprio peso. Ma se guardiamo le due rose nel complesso, sulla carta non considero l'Atalanta inferiore al Milan. Anzi».

Rispetto agli obiettivi che si erano poste a inizio stagione, quale delle due squadre ritieni più indietro, Milan o Atalanta?
«A entrambe mancano dei punti. Il Milan, come Juventus, Inter e Napoli, è una squadra che deve sempre giocare per lo scudetto. L'Atalanta negli ultimi anni è stata anche prima in classifica in alcuni momenti, ma non ha l'obbligo di vincere il campionato. Sicuramente ha perso qualche punto per strada, ma credo che possa recuperarli».

Dove può arrivare quest'Atalanta?
«I tifosi atalantini negli ultimi anni sono stati abituati molto bene, con la Champions League e piazzamenti davanti a società importanti e blasonate. Quest'anno la squadra ha perso qualche punto, ma credo che possa recuperarli. Per me l'Atalanta può tranquillamente piazzarsi tra le prime cinque o sei del campionato».

E per quanto riguarda la lotta scudetto, quali squadre vedi favorite?
«In questo momento vedo l'Inter con una marcia e mezza in più rispetto alle altre. Poi il Napoli e forse la Juventus, anche se mi sembra in confusione. Le considero più vicine al secondo posto. Dietro metto tutte le altre, senza un ordine preciso. La Roma sta facendo molto bene, ma la Champions League può togliere tante energie e non credo possa vincere lo scudetto. Stesso discorso per il Como. In questo gruppo potrebbe rientrare anche l'Atalanta, che ha le qualità per fare molto bene. Quanto alla Lazio, la vedo tra le prime sette o otto. Sono anche contento per Gattuso, dopo tutte le critiche feroci che ha ricevuto».

L'Atalanta è impegnata anche in Conference League, una competizione che potrebbe rappresentare un obiettivo importante della stagione. Ritieni che i nerazzurri possano arrivare fino in fondo?
«Per me sì, assolutamente. L'Atalanta è una delle candidate alla vittoria della Conference League. Ci sono alcune squadre forti, ma anche avversarie abbordabili. Credo che possa vincerla. Naturalmente, come in tutte le competizioni europee, devono incastrarsi tante situazioni favorevoli, ma le possibilità ci sono».

Tra le favorite viene indicato anche il Brighton. Tu che conosci bene il calcio inglese, come valuti questa squadra rispetto all'Atalanta?
«Il Brighton è un'ottima squadra, ma non lo considero superiore all'Atalanta. Anzi, se il Brighton viene indicato tra le favorite, a maggior ragione deve esserlo anche l'Atalanta. Per qualità della rosa e potenzialità, i nerazzurri possono competere tranquillamente».

L'Ajax ha sorprendentemente perso all'esordio in Conference League con l'Hajduk Spalato. Quanto rischia di complicarsi la trasferta dell'Atalanta, considerando che gli olandesi saranno chiamati a riscattarsi davanti al proprio pubblico?
«L'Ajax può essere una delle favorite della competizione, anche se negli ultimi anni ha alternato prestazioni davvero brutte ad altre molto buone. Sarà una bella partita. Guardando l'Ajax degli ultimi anni, però, credo che l'Atalanta possa farcela. Sono fiducioso e penso che andrà ad Amsterdam per cercare di fare risultato».

Nella tua carriera hai conosciuto da vicino il calore di tifoserie come quelle di Atalanta, Milan e Chelsea. Cosa pensi delle limitazioni imposte ai tifosi atalantini in occasione della trasferta di San Siro?
«Non sono assolutamente d'accordo con questi divieti. I tifosi devono poter andare in trasferta per sostenere la propria squadra. Quando giochi fuori casa è importantissimo sapere di avere una parte del tuo pubblico che ti segue e ti supporta. Se ci sono persone che non devono andare allo stadio, bisogna identificarle e impedire loro di entrare, ma senza penalizzare tutti gli altri. Non lo trovo giusto. Speravo davvero che i tifosi atalantini potessero esserci, perché la squadra ha bisogno del loro sostegno».

Avendo vissuto entrambe le realtà, conosci molto bene il calore del pubblico rossonero e di quello atalantino. Quanto può incidere il fattore campo? Secondo te pesa maggiormente giocare a San Siro o a Bergamo?
«Pesano entrambi. Il Milan a San Siro partirà sicuramente a cannone, cercando di mettere subito pressione all'Atalanta. Se però dovesse subire gol, anche l'entusiasmo del pubblico potrebbe calare. Giocare a San Siro non è semplice, ma non lo è nemmeno venire a Bergamo. Ricordo tante partite in cui l'Atalanta ha tenuto testa alla Juventus, battuto il Milan e messo in difficoltà grandi squadre come Roma e Napoli. Lo stadio dell'Atalanta è molto compatto, il pubblico si fa sentire e quando hai anche una squadra forte diventa difficile per chiunque. Lo stesso può accadere a San Siro a favore del Milan. Credo che i rossoneri proveranno a spingere soprattutto nella prima mezz'ora, anche trascinati dal pubblico. Se l'Atalanta riuscirà a superare quel momento, potrà venire fuori. Sarri e Amorim sono due grandi professionisti e sapranno come preparare la partita».

Tu che tipo di partita ti aspetti?
«Mi aspetto una gara aperta e credo che ci siano tutte le condizioni per vedere una bella partita, anche con dei gol. Sono due squadre che hanno qualità e giocatori capaci di creare occasioni. Naturalmente, quando porti tanti uomini in avanti, inevitabilmente ti esponi anche a qualche rischio».

Tu per chi farai il tifo?
«Per l'Atalanta. Ho giocato in un Milan straordinario, ma l'Atalanta resta la società in cui sono cresciuto e alla quale sono rimasto profondamente legato».

Ti piacerebbe tornare a Bergamo per vedere una partita dell'Atalanta alla New Balance Arena?
«Sicuramente. Bergamo è un posto al quale sono rimasto molto legato e ho tantissimi ricordi di quegli anni. Ci tornerò a breve».

Ma ti vedremo ancora nel mondo del calcio oppure escludi completamente un tuo ritorno?
«Non lo escludo, anche se ci sono diversi aspetti del calcio di oggi nei quali faccio fatica a riconoscermi».

Per esempio, quali?
«C'è molta ipocrisia nel calcio. Non mi considero un santo, ma io ho sempre detto quello che penso senza poi ritrattare. E poi il calcio italiano non mi piace per come viene vissuto e raccontato. Ci sono troppe pressioni, troppe polemiche. Si parla continuamente di episodi arbitrali, Var, con discussioni che spesso non hanno nulla a che vedere con il gioco. A me piace il calcio giocato. Vorrei vedere analisi tattiche, parlare dei calciatori, delle azioni e delle partite. Invece troppo spesso si finisce per parlare soltanto di polemiche».

La carriera l'ha portato lontano da Bergamo, ma Bergamo non è mai uscita dalla sua vita. Nei ricordi di Dalla Bona ci sono ancora i volti, le risate, le amicizie e gli insegnamenti di quegli anni. E c'è soprattutto un senso di appartenenza che il tempo non ha intaccato. Samuele non cerca consensi e non indossa maschere. Può essere pungente, provocatorio, persino controcorrente, ma resta fedele a se stesso. In un calcio nel quale troppo spesso si preferisce la prudenza alla sincerità, la sua voce conserva il valore delle cose autentiche. È così che il ritorno annunciato a Bergamo, per vedere finalmente la Dea alla New Balance Arena, sarà semplicemente un altro capitolo di un legame che non si è mai spezzato. Samuele Dalla Bona ha conosciuto il grande calcio internazionale, ha indossato maglie prestigiose e condiviso lo spogliatoio con campioni straordinari, ma quando si parla di Atalanta, non parla soltanto un ex calciatore. Parla un ragazzo che, in fondo, l'Atalanta l'ha vissuta davvero come famiglia.

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 18 ottobre 2026 alle 02:20
Autore: Claudia Esposito
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