C'è un pezzo di vita che raramente finisce nelle presentazioni ufficiali, e El Bilal Touré ha scelto di tirarlo fuori adesso. Il nuovo attaccante del Parma, arrivato in estate dall'Atalanta, ha ripercorso in una lunga intervista concessa al Corriere dello Sport gli anni più duri della propria formazione, tra la Costa d'Avorio e il Mali, alternando il racconto delle prime settimane in gialloblù a rivelazioni personali di rara sincerità.

L'IMPATTO CON PARMA - Sul fronte del presente, il maliano non nasconde la soddisfazione per l'accoglienza ricevuta al Tardini: «Mi hanno fatto sentire a casa fin dal primo giorno e sono molto tranquillo qui». Un dettaglio non secondario per un giocatore che negli ultimi anni ha cambiato spesso maglia e latitudine, e che a Parma cerca la continuità che altrove gli è mancata.

IL CALCIO DI NASCOSTO - Il passaggio più forte riguarda però l'inizio di tutto. In Africa il pallone non era considerato un mestiere, e la famiglia aveva altre priorità: «All'inizio giocavo a calcio di nascosto perché la mia famiglia non voleva», racconta El Bilal Touré, spiegando come la scuola venisse ritenuta l'unica strada affidabile. La sua reazione, però, era sempre la stessa: «Io però scappavo per andare a giocare perché era la mia passione». Una disobbedienza quotidiana che, col senno di poi, gli ha cambiato l'esistenza.

UN'INFANZIA DIFFICILE - Il quadro familiare che descrive è quello di chi ha conosciuto la ristrettezza vera. «È stata molto difficile. Non vivevo in una famiglia agiata e spesso mancavano le cose essenziali», ammette l'attaccante, che alla domanda sul cibo non si sottrae e conferma. Poche parole, nessuna retorica: il tipo di racconto che spiega meglio di qualsiasi analisi tecnica la fame agonistica di certi giocatori.

LA NONNA E LE GIORNATE - A crescerlo, in una casa affollata, è stata soprattutto la nonna: «Sono cresciuto con mia nonna, nella stessa casa», ricorda Touré, descrivendo un nucleo numeroso e una madre impegnata a lavorare. Le sue giornate avevano un unico centro di gravità: «Per me è sempre esistito solo e soltanto il pallone». Il resto era ordinaria sopravvivenza domestica, tra faccende di casa e il sonno necessario per ricaricare le gambe prima della partita successiva.

UNA NUOVA CHANCE IN SERIE A - Il maliano riparte da un club che gli ha offerto centralità dopo un percorso italiano tutt'altro che lineare. E lo fa in un campionato appena ripartito con la prima giornata, dove le seconde possibilità vanno conquistate in fretta.

Chi è partito da lì, del resto, sa bene quanto costi ogni pallone giocato.

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Sezione: Interviste / Data: Mer 26 agosto 2026 alle 10:29
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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