Il momento è arrivato davvero. Con una nota diffusa nella giornata di oggi, l'Atalanta ha ufficializzato la cessione a titolo definitivo di Berat Djimsiti all'Al-Diriyah Football Club, mettendo il punto finale a una pratica rimasta sospesa per giorni per ragioni burocratiche. Contestualmente al comunicato, il club ha pubblicato sui propri canali ufficiali il videomessaggio con cui il difensore albanese ha salutato il popolo nerazzurro.
IL SALUTO ALLA SOCIETÀ - Il commiato del centrale parte dall'alto, dalla proprietà che lo ha accolto e sostenuto. «È arrivato il momento di salutare tantissime persone», esordisce, prima di rivolgere il primo pensiero alla società e al sostegno ricevuto dalla famiglia Percassi. Un ringraziamento che diventa personale quando cita l'amministratore delegato: «Sicuramente quella persona che sono stato più vicino, Luca Percassi, per tutto quello che ha fatto per me in tutti questi anni». Nessuna dimenticanza per chi si è avvicendato negli uffici: «La dirigenza dell'Atalanta, da quelli dall'inizio, che sono arrivato, fino a quelli che sono arrivati adesso nuovi: ringrazio tutti».
I COMPAGNI E LE BATTAGLIE - Il capitolo più emotivo riguarda lo spogliatoio, quello in cui ha trascorso più tempo che in qualsiasi altro luogo. «La squadra, i giocatori, quelli con cui ho passato più tempo insieme che con tutte le altre persone nella mia vita», racconta, elencando poi ciò che li ha uniti: «Tutte le battaglie che abbiamo fatto insieme, le sconfitte, le vittorie, la vittoria di un trofeo». Di quei compagni conserva un ricordo differenziato ma sempre riconoscente: «Giocatori di una qualità enorme, altri giocatori di una personalità importante», con la certezza che «i ricordi mi rimarranno sempre nel cuore, di ognuno qualcosa».
GRAZIE A CHI LAVORA DIETRO LE QUINTE - Il difensore allarga poi il perimetro dei ringraziamenti a chi il campo non lo calpesta mai. «Sono sempre grato per quello che ho vissuto in questi anni con la gente che ho conosciuto», spiega, includendo esplicitamente chiunque gravita attorno al club: «Come con la società, come con i calciatori, come con i magazzinieri, con i cuochi, con tutte le parti».
«MI DICEVANO: SEI UNO DI NOI» - C'è poi il rapporto con la città, quello che ha trasformato un albanese arrivato dall'estero in un bergamasco d'adozione. «I tifosi dell'Atalanta mi hanno sostenuto dal primo giorno», ricorda, con un grazie definito «enorme, immenso» per anni in cui si è sentito accolto «come un figlio loro». Il dettaglio più bello arriva dalla vita quotidiana: «Come una persona che negli anni, sempre per strada, mi dicevano che ormai sei nostro, ormai sei uno di noi, della nostra città». Un sentimento pienamente ricambiato: «È quello che io mi sentivo anche alla fine, perché è diventata casa mia: un terzo della mia vita l'ho vissuto a Bergamo».
IL DODICESIMO UOMO - Nel suo elenco di gratitudini un posto d'onore spetta alla curva. «Voglio ringraziare tutti i tifosi per tutti questi anni bellissimi, per il sostegno, per tutte le trasferte in cui sono venuti», dice il numero 19, riconoscendo quanto quel calore abbia pesato: hanno «spinto in campo», dando «quel qualcosa in più, il dodicesimo uomo».
«PRIMA L'UOMO, POI IL CALCIATORE» - Il passaggio più significativo è quello in cui il centrale definisce l'eredità che vorrebbe lasciare. «Spero che mi ricordino più come uomo che come calciatore, perché la cosa più importante per me prima è l'uomo, poi il calciatore». E sul rendimento sportivo non si nasconde dietro le statistiche: «Può essere che in alcune partite ho giocato bene o male, però la cosa più importante è che ho dato sempre tutto in campo». Con un riferimento allo slogan del club, quello di chi «ha sempre sudato la maglia».
UN ARRIVEDERCI, NON UN ADDIO - La chiusura è una promessa più che un congedo. «Come tutto nella vita ha una fine, e questa è arrivata adesso», ammette, per poi correggere subito il tiro: «Dico un arrivederci, perché nel calcio ci si vede più volte, come nella vita». La certezza è una sola: «Sicuramente tornerò a Bergamo, perché è diventata casa mia». L'ultimo pensiero è per i suoi: la moglie e i tre figli «che sono cresciuti qua e sono nati a Bergamo», radici che hanno creato «un legame enorme con questa città». Poi il congedo: «Vi saluto tutti, vi amo e ci vediamo presto. Grazie».
I NUMERI DI UN CICLO - Il bilancio di otto stagioni e mezza recita 334 presenze in maglia nerazzurra e 10 reti, con l'apice raggiunto il 22 maggio 2024 nella finale di UEFA Europa League, disputata con la fascia di capitano al braccio. La famiglia Percassi, la famiglia Pagliuca e l'intero club hanno ringraziato il difensore per il contributo tecnico ma anche per «l'impegno, la dedizione e l'attaccamento alla maglia», augurandogli il meglio per la nuova avventura. A Zingonia, intanto, Thomas Kristensen ha già raccolto il testimone in una difesa profondamente rinnovata.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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