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Presentato dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli nella sala conferenze della New Balance Arena, Gianluca Gaetano ha affrontato il suo primo faccia a faccia con la stampa bergamasca da calciatore dell'Atalanta. Un lungo giro di domande in cui il centrocampista napoletano ha raccontato le richieste di Maurizio Sarri e il cambio di interpretazione rispetto ai mesi di Cagliari, il ritrovato rapporto con un tecnico conosciuto ai tempi delle giovanili azzurre, l'impatto con un ambiente in piena trasformazione e la responsabilità di essere l'uomo attorno al quale il nuovo centrocampo nerazzurro sta prendendo forma. Con uno sguardo già rivolto alla Conference League e, sullo sfondo, al sogno azzurro. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Sono sempre di più i trequartisti che arretrano il proprio raggio d'azione: che cosa le chiede Sarri in questo mese e mezzo scarso di lavoro e come cambia la sua interpretazione rispetto ai pochi mesi giocati davanti alla difesa a Cagliari?
«Il mister subito dall'inizio mi ha dato le indicazioni giuste. Lui è molto bravo a farti capire subito il suo metodo di lavoro. Poi mi chiede di essere molto equilibrato, di essere compatto: è una squadra molto corta e il più alta possibile. Rispetto a Cagliari, invece, era un gioco più sull'uomo».
È arrivato in un momento di grande cambiamento, con un nuovo allenatore e una nuova dirigenza: come sta vivendo tutte queste novità e come l'ha accolta lo spogliatoio?
«A parte che ringrazio la società e il direttore per questa grande opportunità di rappresentare questa maglia, i ragazzi si sono messi tutti a disposizione fin da subito, mi hanno accolto alla grande. E poi già dal primo giorno che sono arrivato qui ho visto questo centro sportivo di Bergamo, che è bellissimo e straordinario».
Rispetto al Sarri che aveva conosciuto nell'estate 2017, quando lei era nella Primavera del Napoli, quanto è cambiato lui come metodo di lavoro, richieste e rapporto con i giocatori?
«Guarda, io ci sono stato poco alla fine: sei mesi in cui la domenica andavo a giocare in Primavera e poi durante la settimana ero con lui ad allenarmi a Castel Volturno. Ma io vedo sempre un allenatore forte, a cui piace molto dare ritmo alla palla e ritmo alla squadra».
È dovuto entrare in un meccanismo di gioco nuovo e all'inizio ha faticato: sente la pressione di essere l'unico regista della rosa, scelto appositamente per accompagnare l'Atalanta in questa nuova versione del centrocampo?
«Sento una responsabilità molto importante, però io penso che devo stare molto molto tranquillo, fare le cose che comunque facevo anche prima con molta tranquillità. Ho faticato un po', sì: ragazzi nuovi, amici nuovi e allenatore nuovo, è normale. Ma adesso ci stiamo già amalgamando bene».
In un campionato con sempre meno italiani, l'Atalanta gioca a livello internazionale da dieci anni: può essere il trampolino verso la Nazionale, ora che si sta cambiando tutto?
«Sì, la Nazionale è un obiettivo, ci penso. Però l'importante è lavorare ogni giorno e fare bene con il club: poi, se arriva una chiamata, è molto bello per me».
Il terzetto di centrocampo provato da Sarri è sembrato un ottimo assortimento, in crescita anche a Gelsenkirchen: qual è il suo giudizio su Samardžić ed Éderson come compagni di reparto?
«Terzetto titolare? È un po' presto, no? Secondo me sì. Però penso che abbiamo una rosa di una qualità incredibile e per me è un onore e anche uno stimolo imparare qualcosa da loro: da Éderson, da Samardžić, da Mario Pašalić. Sono giocatori straordinari».
Nel Napoli il vertice basso è sempre stato un riferimento: essere l'ispiratore della manovra, con attorno interpreti di qualità che creano sintonie con il reparto avanzato, quanto le si addice?
«Sì, ci sono Éderson, Mario e Lazar, giocatori che si completano: Samardžić ha una qualità incredibile ed Éderson ha una corsa tale che può correre per tre o quattro partite di seguito. Lì in mezzo ci amalgamiamo bene, ma bisogna continuare a lavorare, perché la strada è lunga e ci vorranno un po' di mesi anche per stare bene insieme».
È arrivato il nome dell'avversaria in Conference League: che emozioni prova a ritrovare l'Europa, stavolta da protagonista?
«Sono due bellissime partite e due partite importanti, dove è un dentro o fuori: noi ci faremo trovare pronti. Ed è una bellissima emozione ritrovare l'Europa e giocare la Conference».
Nelle giovanili ha segnato tantissimo, e proprio all'Atalanta Primavera: quanto si porta dentro di quel suo essere fantasista ora che gioca venti o trenta metri più indietro?
«Quella è una cosa che ti rimane per sempre. La porto anche lì in mezzo, ma bisogna stare attenti, perché è una posizione molto molto delicata».
Nella sua esperienza calcistica, che differenza ha trovato tra Napoli, Cagliari e Atalanta?
«Come ho detto prima, quando sono arrivato qui ho trovato una società ambiziosa e un centro sportivo importante, anzi straordinario, che ti permette veramente di fare il calciatore a tutti gli effetti e ti fa salire di livello professionalmente».
Otto mesi fa, entrando dalla panchina con il Cagliari, segnò proprio all'Atalanta; a Gelsenkirchen ha invece mandato in gol Scamacca: quanti gol pensa di poter fare e far fare da questa posizione?
«Quella partita la ricordo, perché è stato un bel gol, un bel gol. E adesso con l'assist a Scamacca ci siamo trovati bene, spero di farne altri. Un po' mi manca fare gol, però anche in quella posizione lì ci posso arrivare, magari con un tiro da fuori».
Nessuna promessa altisonante, nessuna fuga in avanti: Gaetano si presenta con la calma di chi sa di avere addosso i riflettori del ruolo più delicato del nuovo corso e sceglie di rimandare tutto al lavoro quotidiano. Il fantasista che segnava alla Primavera nerazzurra oggi detta i tempi a venti metri più indietro, in un centrocampo che, tra Kristensen in arrivo e un'identità ancora da rifinire, ha già trovato il suo punto di partenza.
© Riproduzione Riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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