Una voce autorevole e senza peli sulla lingua, quella dell'avvocato bergamasco Cesare Di Cintio, che dal suo studio DCF Legal  di via Tasso a Bergamo ha rilasciato a TuttoAtalanta.com un'analisi lucida e appassionata sulla svolta epocale che sta ridisegnando l'Atalanta. Al centro del suo intervento, i due nomi che stanno infiammando l'estate nerazzurra: Cristiano Giuntoli, nuovo direttore sportivo, e Maurizio Sarri, prossimo allenatore della Dea, chiamati a raccogliere il testimone di Tony D'Amico e Raffaele Palladino. Un doppio avvicendamento che Di Cintio valuta con l'occhio di chi conosce il calcio nei suoi meccanismi più profondi, mescolando memoria storica, aneddoti personali e valutazioni tecniche di raro spessore.

Avvocato Di Cintio, partiamo dal binomio che sta facendo discutere tutto il mondo nerazzurro: Cristiano Giuntoli come nuovo direttore sportivo e Maurizio Sarri come nuovo allenatore dell'Atalanta. Qual è la sua valutazione complessiva?
«È un'accoppiata top, la sposo in pieno e approvo in pieno. Giuntoli è l'uomo giusto per l'Atalanta. Ha una grande esperienza e ha dimostrato sul campo quello che vale: lo ha dimostrato con il Carpi, portando il club dalla Serie B alla Serie A, e poi a Napoli, dove ha conquistato lo scudetto insieme a Spalletti. È un grande scopritore di talenti e un grande gestore. Questo è Cristiano Giuntoli: uno che si è fatto da niente e ha fatto la gavetta vera. Sarri, dal canto suo, è un grandissimo allenatore. Con lui si può pensare a un'Atalanta davvero spumeggiante: lo ha dimostrato a Napoli, lo ha dimostrato alla Juventus, lo ha dimostrato al Chelsea. È vero, alla Lazio aveva dei limiti di rosa, ma ha comunque raggiunto risultati importanti: la Champions League, la Coppa Italia. Assolutamente, approvo in pieno».

Ha qualche aneddoto personale su uno dei due protagonisti di questa rivoluzione?
«Su Maurizio Sarri posso raccontarle qualcosa di curioso. Me lo ricordo ai tempi in cui allenava in Serie C2, quando mi sono trovato ad arbitrare anch'io in quella categoria. Ricordo una partita dove si sfidavano appunto Sarri da una parte e, dall'altra c'era Allegri. Due allenatori che venivano dal basso, come si usa dire. Oggi tutti diventano allenatori subito, dopo quattro panchine e quattro vittorie si ritrovano a guidare grandi squadre; manca la gavetta, bisognerebbe tornare a quella. Sarri è uno che la gavetta l'ha fatta davvero, e si è conquistato tutto quello che ha ottenuto un centimetro dopo l'altro».

Il paragone con Raffaele Palladino è inevitabile. Come valuta il lavoro svolto dall'allenatore uscente?
«Palladino è un buon allenatore, ma non può essere messo sullo stesso piano di Sarri, perché l'esperienza non la si compra. I limiti si sono visti in Champions League, contro il Bayern: certo, il Bayern è una squadra fortissima, però non puoi prendere dieci gol in due partite con una rosa che era sostanzialmente la stessa dell'anno precedente. La differenza la fa sempre l'esperienza, e ne è la testimonianza Gian Piero Gasperini che è un bravissimo allenatore e ha dimostrato quanto l'esperienza conti, quanto le panchine in Serie A contino. Non è un discorso contro Palladino, sia chiaro: è un ottimo allenatore e un bravissimo gestore, e ha portato un risultato importante, cioè l'accesso alle competizioni europee. Non dimentichiamo che fino a vent'anni fa Bergamo era abituata a stare tra la Serie A e la Serie B, anzi era più vicina alla seconda; oggi invece la Dea è stabilmente nelle coppe europee, con l'unico dubbio se disputare la Champions, l'Europa League o la Conference. I tifosi bergamaschi devono essere contenti dell'Atalanta. Detto questo, la squadra ha bisogno di essere puntellata e sistemata, a mio avviso, su qualche sfumatura».

E Tony D'Amico? Come giudica il lavoro del direttore sportivo uscente?
«Tony D'Amico ha dimostrato di essere un ottimo direttore sportivo e un ottimo gestore. Era lui al timone quando abbiamo conquistato l'Europa League, rimarrà per sempre nella storia dell'Atalanta, esattamente come Gasperini. Penso che sia pronto per palcoscenici ulterioriormente di prima linea come lo è la piazza giallorossa e dove andrà a disputare nuovamente l'Europa League! Ovviamente, tutto questo nulla a togliere a quella che è diventata ormai la consolidata piazza di Bergamo a livello internazionale: non è comunque da sottovalutare che la Dea disputerà da testa di serie la prossima Conference League. Tony d'Amico resta ed è un ottimo direttore sportivo, un buon gestore e che ha fatto sicuramente molto bene in nerazzurro».

Nel calcio moderno i cambiamenti di panchina e di dirigenza sembrano avvenire con una velocità sempre crescente. Come legge questo fenomeno?
«Nel calcio non c'è niente di certo: non sono certi i contratti, figuriamoci se possono esserlo le valutazioni dei protagonisti, che cambiano da una stagione all'altra — anzi, da una domenica all'altra. Una domenica uno può essere un grande direttore sportivo o un grande allenatore, la domenica successiva può essere esonerato. Il calcio, soprattutto in Italia, è schizofrenico, e quindi oggi non mi stupisce più niente».

Una lettura a tutto tondo, quella di Cesare Di Cintio, che riflette la soddisfazione di chi guarda alla nuova Atalanta con fiducia e ottimismo. La coppia Giuntoli-Sarri convince il legale bergamasco, che non risparmia però una valutazione onesta sull'eredità di D'Amico e Palladino: due professionisti di valore, lasciati andare nel segno di un'ambizione che a Bergamo, evidentemente, non conosce soste.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 01 giugno 2026 alle 01:00
Autore: Claudia Esposito
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