Opinionista del Corriere dello Sport e voce tra le più lucide del giornalismo sportivo, Cristiano Gatti ha iniziato al Giornale di Bergamo e a BergamoOggi, per poi collaborare con testate nazionali come Il Giorno, Il Giornale, Corriere della Sera, L’Europeo, Gente e L’Eco di Bergamo. Autore di quattro romanzi e vincitore, tra gli altri, del Premio Gualtiero Zanetti (1993) e del Premio Gino Palumbo del GLGS (2012), Gatti non si nasconde dietro le mezze parole. Anche stavolta non fa eccezione: per lui l’Atalanta di oggi è una squadra «normalizzata», che ha smarrito quella scintilla di bellezza e coraggio che rese il “miracolo Gasperini” un modello in Italia e in Europa. «Lenta, prevedibile, che non stupisce più nessuno». Parole dure di chi conosce bene l’anima nerazzurra e sa riconoscere quando se ne perde l’identità.
Cristiano, partiamo dalla sconfitta di Udine.
«Sicuramente la peggiore partita di quest’Atalanta, ma non una novità. Sono stato criticato, ma non mi era piaciuta nemmeno col Milan, quando molti l’hanno dipinta come la miglior prestazione stagionale: non avevo visto tutta questa grande Atalanta. Udine è la logica conseguenza del percorso tracciato finora, fin dall’estate. Allora erano amichevoli e un cantiere aperto, ma siamo andati avanti così: oggi si può parlare dell’impronta di una squadra più noiosa, più lenta».
Forse con l’eccezione di un quarto d’ora nel primo tempo contro il Como.
«Sì, ma credo dipenda dal gioco dell’avversario. Lì s’è intravisto qualcosa perché siamo stati trascinati dal loro ritmo; una volta eravamo noi a tenere in mano il gioco per 90 minuti. Adesso siamo una squadra normale. Ci siamo normalizzati. Prima il mondo guardava l’Atalanta per capire cosa avesse di speciale; oggi nessuno si sogna di vedere l’Atalanta per assistere a qualcosa di unico».
Non a caso l’Atalanta è sparita anche dai dibattiti delle tv nazionali.
«Le provinciali, per far parlare di sé, devono avere qualcosa di particolare. Oggi si parla del Como: non solo perché vince, ma perché esprime un gioco e ricorda la “nuova Atalanta”. Delle big si parla sempre, anche quando vanno male. Noi facciamo fatica a stupire, a richiamare l’attenzione».
Quello che si è visto finora, dunque, non le è piaciuto.
«Ognuno ha la sua idea di estetica. Nel passato recente abbiamo visto cose grandiose e mi stupisce che non si colga la differenza. Allora, forse, lo spettacolo di questi 9 anni non ce lo meritavamo. Difficoltà ce ne sono state, ma erano anni di bellezza, al di là del risultato. Gasperini portò a Bergamo qualcosa d’incredibile, mai visto, e non so quanto rivedremo. Il pensiero societario è stato: “via Gasperini, ce ne faremo una ragione”. Si è data troppa importanza all’idea che il miracolo fosse indipendente dall’allenatore: bastava prenderne uno simile, un suo allievo, per ripetere le stesse cose. Non mi pare stia andando così. Io ho sempre pensato che l’incantesimo sarebbe durato finché c’era Gasperini: era legato al suo gioco. La società era convinta di essere lei il motore. Spero si possano ripetere i risultati, ma da quanto visto mi pare difficile».
Roma e Milan hanno mostrato un’intensità “altra” rispetto alla Dea.
«Gasperini è così. Magari perde, magari sbaglia, non è infallibile: ma le sue squadre cercano il gol sempre. Le parole “pareggio” e “difesa” esistono solo in funzione del gol: sullo 0-0 come sul 3-0. Che piacere vedere quel furore, quel ritmo forsennato, la difesa nella metà campo avversaria. È la sua impronta: aveva funzionato anche a Genova».
Quest’Atalanta, invece, diventa “di una noia mortale”.
«L’unica cosa che abbiamo rivisto un po’ è qualche contropiede decente: un’arma che prima non usavamo mai. Ma, al di là di questo, vedo un gioco stanco, lento, prevedibile. Vogliamo dire che manca solo il gol? Va bene, ma bisogna tirare in porta. In alcune occasioni siamo stati sfortunati e c’è anche il portiere avversario, d’accordo: però le occasioni si contano sulle dita di una mano. Non c’è un’idea di gioco precisa: si va avanti per inerzia e sulla trequarti il pallone finisce sempre largo».
La colpa è solo dell’allenatore?
«L’allenatore è quello che conoscevamo: nulla di più, nulla di meno. Non stupiamoci. La responsabilità è di chi l’ha scelto. Il ragionamento è stato: “Gasp se ne va? Prendiamo un altro come lui e andiamo avanti: noi siamo la società modello, i miracoli li facciamo noi, non l’allenatore”. Si è puntato su un mister che garantisse continuità, sperando nello stesso spettacolo. Ma non è lo stesso: a oggi mi pare che la società stia perdendo la scommessa».
L’Inter ha rotto col passato e ha costruito un legame forte con il nuovo tecnico. Juric ha in mano la squadra?
«Onestamente, Udine ha fatto venire qualche preoccupazione: è sembrata la classica partita in cui la squadra gioca non dico contro l’allenatore, ma scollata dall’allenatore. È una sensazione, per ora. Avremo un test immediato: due partite in una settimana. Se vedremo reazione e giocatori disposti a fare i chilometri, allora diremo che è stato un nostro cattivo pensiero. Se con Marsiglia e Sassuolo vedremo ancora una squadra moscia e apatica, sarà lecito pensare che ci sia qualcos’altro. Niente pettegolezzi: sarà il campo a dirci la verità».
C’è la sensazione di una perenne “attesa della svolta”. La società dovrebbe esporsi, almeno comunicativamente?
«La società è coinvolta in prima persona e farà di tutto per non cambiare allenatore: credo ne faccia una questione di orgoglio. Ammettere l’errore sarebbe difficile. Si è voluta imporre nella scelta, giustamente. Ora la decisione si sta rivelando sbagliata e non è semplice correre ai ripari. Resteranno con l’allenatore finché non sarà indifendibile. Saranno tra gli ultimi a pensare all’esonero».
C’è qualcosa da salvare?
«Carnesecchi: da Nazionale. Per il resto, la rosa è buona. Al di là di Krstovic, meno incisivo del previsto, non credo che Juric possa lamentarsi dei giocatori. Gli infortuni? Li hanno tutti. E comunque, se hai un’idea di gioco, hai sempre un’alternativa coerente, senza stravolgere nulla. Oggi, chiunque entri, l’impronta resta quella di una squadra lenta, prudente, senza aggressività. Una squadra che viaggia a metà».
“Normalizzata”: significa ridimensionare anche gli obiettivi?
«Intanto rischi di ridimensionare il bilancio: niente Champions significa meno ricavi e minusvalorizzazione dei giocatori. Con 100 investi in un modo, con 50 in un altro. In classifica il tempo c’è: il problema non è il tempo, ma la sostanza. Spesso la reazione arriva, ma tardi. Non è questo il caso: siamo all’inizio. La paura è che manca la macchina per correre».
Marsiglia, Sassuolo e poi sosta: può essere il momento dello scossone?
«Di solito la sosta è l’occasione giusta per un cambio, ma non correrei. Sono curioso di vedere come scenderà in campo la squadra nelle prossime due: da lì capiremo tanto, soprattutto se sta con l’allenatore».
Sono due partite abbordabili?
«Dipende da quale Atalanta parliamo. Visti i precedenti, direi di sì. A Sassuolo abbiamo costruito la tradizione dei sei gol. Il Marsiglia è squadra forte, di ritmo e aggressività: non è il PSG, ma se entri addormentato, ti travolge. Per una certa Atalanta erano due gare abbordabili; per questa che abbiamo visto, nessuna lo è più. Sono tutte impegnative».
Con lucidità e un filo d’amarezza, Cristiano Gatti fotografa un’Atalanta che ha perso la magia dei tempi migliori, senza escludere che possa ritrovarla. Perché ogni incantesimo può spezzarsi, ma anche rinascere: servono coraggio, idee e la volontà di credere ancora in quel gioco che aveva reso Bergamo una favola del calcio moderno.
© Riproduzione riservata
Altre notizie - Esclusive TA
Altre notizie
- 21:15 Esclusiva TAIdrocolonterapia e «Detox Profondo»: The Longevity Suite Bergamo e Dephura insieme per una nuova frontiera del benessere
- 19:35 Bologna, battuto l'Iraklis di Mazzarri in amichevole: riscatto Rowe
- 19:15 Fiorentina ko col QPR: segnano Atta e Piccoli, in campo pure Kean
- 19:00 Dalla Padella alla Brace Treviolo, ogni giorno a pranzo e cena ti vizia a dovere
- 18:52 Lampi di Camarda per il Milan: doppietta al Celtic, ma si ferma Gila
- 17:15 Trapani, Antonini aggredito in centro: presidente ricoverato, il club parla di "agguato"
- 16:15 Openda torna in Ligue 1: l'attaccante della Juventus va al Lione
- 15:30 Esclusiva TABoom di pubblico a Calusco: la Contrada Centro chiude stasera con il party clou
- 15:15 Leao al Fenerbahce, il club turco smentisce: "Nessuna offerta da 100 milioni"
- 15:15 Esclusiva TALevate accende la sua notte: stasera la quarta edizione sotto le stelle
- 15:00 Vicario si ferma: niente tournée col Tottenham, e la Juventus osserva
- 14:45 Calciomercato DeaRomagnoli, l'Atalanta preme: Sarri lo rivuole, il Qatar è quasi sfumato
- 14:35 UfficialeParmiggiani lascia l'Atalanta: prestito all'Ospitaletto Franciacorta
- 14:28 Stipendi allenatori, Gasperini il più pagato con Spalletti! Sarri tra i big, Fabregas prende la metà di Juric
- 14:15 Baselli senza filtri: Cairo, gli allenamenti folli di Juric e il prodigio Fabregas
- 14:00 Vergara blindato dal Napoli: rinnovo ufficiale fino al 2031
- 13:15 Pirlo verso la Nazionale, spunta il caso Fonbet: dubbi tra sponsor e politica
- 13:00 Roma e Bologna si scambiano gli attaccanti? L'idea di mercato
- 12:45 Esclusiva TANew Genesis sbarca a Bergamo nella splendida sede di Pedrengo, la nuova frontiera della Medicina Estetica è qui!
- 12:30 Niente Europa per Vozinha: il portiere superstar vola in Sudamerica
- 12:15 Italia, anche Buffon dice no: sfuma il ritorno in azzurro da dirigente
- 12:06 Kolasinac a Zingonia: programma personalizzato per il bosniaco
- 12:00 Dusan Vlahovic si allontana dall'Italia: offerta mostruosa del Besiktas
- 11:45 Udinese, primo ko del ritiro: lo Swansea passa nel test di Mittersill
- 11:30 UfficialeRoma, non c'è più nulla da fare: Summerville è dell'Al Hilal, è ufficiale
- 11:15 Italia-Francia a San Siro il 12 novembre: Pirlo ritrova il Meazza in Nations League
- 10:45 Il Como anticipa tutti: niente colpi di testa per i giovani dell'Academy
- 10:30 Baselli: "Un rimpianto quando ero all'Atalanta. Juric? Allenamenti folli"
- 10:15 Monza, buona la prima con Juric: batte il Galatasaray nell'amichevole di Linz
- 10:00 UfficialeAtalanta, due test su DAZN: Feyenoord e Schalke 04 in diretta
- 09:45 La Nazionale CP si raduna a Bergamo per preparare al meglio il World Championship di metà agosto
- 09:22 Da Zingonia a Trigoria: la Roma affida l'Under 15 a Stefano Lorenzi
- 09:00 Volpato, test positivo a Sydney: il giocatore respinge ogni accusa
- 08:45 Esclusiva TA"Anche d'estate", la voce della Curva Nord! Niente Rotterdam né Gelsenkirchen, la rabbia dei tifosi finisce sotto lo stadio
- 08:44 ZingoniaRinnovo e fame di rivalsa: la conferma di Ederson vale come un colpo di mercato
- 08:15 L'Inter investe 100 milioni: rivoluzione ad Appiano Gentile e Interello
- 08:00 Il no dello United vale un colpo di mercato: l'Atalanta riabbraccia Ederson
- 07:30 ZingoniaEderson anticipa il rientro a Zingonia: Sarri ritrova il suo pilastro
- 06:45 PRIMA PAGINA – La Gazzetta dello Sport: "L'Italia a Pirlo"
- 06:45 PRIMA PAGINA – L'Eco di Bergamo: "Ederson va di corsa. Torna dalle vacanze cinque giorni prima"
- 06:45 PRIMA PAGINA – Tuttosport: "Juve-Kolo La volta buona"
- 06:45 PRIMA PAGINA – Corriere dello Sport – Stadio: "Luciano su Suzuki"
- 06:30 TANEWS24 - Bergamo, torna il grande caldo: verso i 40 gradi a inizio agosto
- 06:30 Savoldi in panchina alla Real Calepina: un cognome che sa d'Atalanta
- 06:15 L'Italia di Pirlo, difesa a quattro come dogma: e c'è il fattore Palestra
- 06:00 Il calcio in TV oggi (e non solo): tutti gli eventi e gli orari
- 05:30 Esclusiva TAArredare con il cuore nerazzurro: lo showroom Mobilmondo a Osio Sotto. Quando essere di fede atalantina conviene
- 04:00 Il Chelsea affonda per Alajbegović: prima offerta presentata
- 03:00 Esclusiva TAESCLUSIVA TA - Bakker, Sulemana e Touré: Giuntoli apre il capitolo uscite
