L’Hellas Verona si presenta alla sfida con l’Atalanta in una stagione segnata da difficoltà e risultati negativi, con una classifica che lascia poche speranze e un futuro sempre più in salita. A raccontare il momento dei gialloblù è Matteo Fontana, giornalista del Corriere di Verona e firma della Gazzetta dello Sport, che analizza il doppio confronto con la squadra di Palladino, partendo da un precedente sorprendente: all’andata fu proprio il Verona a imporsi, trovando l’unica vittoria casalinga della stagione e uno dei rari successi degli ultimi due campionati.
LA CRISI GIALLOBLÙ E IL RICORDO DELL'ANDATA
Matteo, come arriva l’Hellas alla partita con l’Atalanta?
«Arriva con evidenti e grosse difficoltà – riferisce in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –, che ha mostrato nel corso di tutto il campionato e che nelle ultime settimane si sono ulteriormente acuite, al punto da ritenere la squadra virtualmente retrocessa, anche se la matematica ancora non la condanna. L’Hellas ha scontato tanti fattori negativi, alcuni esterni. Numerosi infortuni hanno condizionato e limitato la rosa e diverse scelte, evidentemente, non hanno dato i risultati auspicati, non solo e non tanto nell’allestimento della squadra, quanto nella gestione complessiva del gruppo. Non si è mai creata un’autentica compattezza e questa è una traccia evidente che si riflette nella classifica. Il morale non è al massimo. C’era stata una risalita con la vittoria contro il Bologna, almeno per accendere una luce di speranza, ma con il Genoa è arrivata l’ennesima sconfitta interna. Da qui in avanti il Verona deve cercare di mantenere e salvare quella dignità che rimane: tutto è perduto fuorché l’onore e sarà con questo spirito che si presenterà anche a Bergamo».
In questa stagione i gialloblù hanno ottenuto solo una vittoria casalinga, proprio quella dell'andata al Bentegodi.
«Sì, è davvero un unicum. Non solo è l’unica partita vinta al Bentegodi in questa stagione, ma è anche una delle pochissime vittorie negli ultimi quasi due campionati. Tra l’altro aveva avuto anche una valenza importante perché in quel momento la posizione in panchina di Paolo Zanetti era in bilico e quel successo contribuì a consolidarla. Poi, nel corso della stagione, non ci sono state evoluzioni positive. Il mister è stato esonerato e la guida tecnica è passata a Paolo Sammarco, promosso dalla Primavera, che sta cercando di aggiustare quello che può. È sicuramente un tecnico con delle idee, ma è arrivato in una situazione già ampiamente compromessa. E, infatti, dal suo arrivo le cose non sono migliorate».
Che partita fu quella dell’andata?
«Fu una partita particolare. Probabilmente l’Atalanta era concentrata sull’importante partita con il Chelsea in Champions, che avrebbe dovuto giocare pochi giorni dopo, e il Verona era in uno dei suoi persistenti momenti di difficoltà. Non si può parlare di presunzione, ma sicuramente non ci fu l’approccio giusto da parte dei nerazzurri. I gialloblù furono bravi a colpire nelle incertezze: arrivarono subito il primo e il secondo gol e poi anche il terzo. La partita prese la piega migliore per loro, con meriti del Verona, ma anche con più di qualche demerito dell’Atalanta».
IL CONFRONTO DI RITORNO E LA TATTICA
Ti aspetti un’Atalanta diversa?
«Rispetto a quella dell’andata, sì. Oggi il contesto è completamente diverso. Il Verona è ancora più in sofferenza rispetto ad allora e bisogna capire cosa possa ancora dare. L’Atalanta, invece, insegue un piazzamento europeo il più alto possibile. Anche nella partita con l’Inter si è visto che la squadra non è né remissiva, né titubante. Ha ancora molto da raggiungere, senza dimenticare la Coppa Italia. Mi aspetto di trovare una squadra molto motivata, intenzionata a risolvere la pratica Verona in poco tempo. Ma per farlo dovrà avere un atteggiamento molto diverso rispetto a quello dell’andata».
In questo momento, il Verona è più vicino alla versione che ha battuto l’Atalanta o a quella vista contro il Genoa?
«Lo dirà il campo. Io penso che il Verona proverà a riproporre la sua versione migliore, quella vista con il Bologna. Che poi ci riesca è tutto da vedere. È evidente, però, che la sconfitta con il Genoa ha tolto ulteriore brio a una squadra che già ne aveva poco, fermando anche quella piccola crescita che si era vista in termini di attenzione, applicazione e motivazione. In questi momenti si arriva con la testa molto sgombra. Mancano ancora nove partite alla fine del campionato e la strada è ancora lunga: non tanto in ottica rimonta, perché si entra nel campo del miracolistico, ma bisogna cercare di non mollare del tutto, di esprimersi con dignità e provare a dare fastidio a una grande squadra».
Per provare a ripetersi, che tipo di partita dovrebbe fare il Verona?
«Quella disputata contro il Bologna: grande attenzione difensiva e capacità immediata di riproporsi in contropiede. Quella con i rossoblù è stata probabilmente la miglior prestazione degli ultimi mesi, insieme al pareggio di Napoli. L’Atalanta, però, non è sprovveduta, anche perché all’andata aveva già subito il primo gol proprio in ripartenza. Il Verona tenterà di proporre la miglior versione possibile di sé in questo momento, anche se riuscirci è un altro discorso».
L’Atalanta è molto pericolosa su palle alte e il Verona è tra le squadre che subiscono più gol di testa. I nerazzurri possono sfruttare questa difficoltà?
«Il Verona ha mostrato una carenza evidente sulle palle inattive e sulle palle alte. Si tratta di una mancanza chiara, legata a una questione di struttura e centimetri, oltre che a diverse sbavature. I calci piazzati sono stati spesso un problema e questa è senza dubbio una delle leve che l’Atalanta cercherà di utilizzare per andare a prendersi il risultato pieno».
I SINGOLI E LE PROSPETTIVE
C’è qualcosa o qualcuno che l’Atalanta deve temere maggiormente del Verona?
«Pur nella sua discontinuità e nel suo essere non sempre inquadrabile tatticamente, c’è un attaccante che ha segnato diversi gol in una squadra con scarsa prolificità. Gift Orban ha dimostrato di poter essere spesso pericoloso e di poter incidere. Sa fare gol e l’attaccante deve fare quello: attaccare e segnare. Poi si può discutere del resto, del contributo alla squadra, ma la natura resta quella e Orban sa attaccare».
Dell’Atalanta c’è qualcuno che ti preoccupa di più?
«Si potrebbe fare una lista lunga, ma sicuramente Scamacca, per caratteristiche, per qualità e perché è forte nel gioco aereo e acrobatico, oltre che per la capacità d’incidere in tanti aspetti del gioco. È tra i giocatori di maggiore impatto della squadra di Palladino. Anche Samardzic abbonda per qualità e, ovviamente, De Ketelaere è sempre meglio non averlo contro. Aggiungerei anche Zappacosta, perché è un giocatore che ha creato grossi grattacapi anche a versioni molto migliori di questo Verona. Ha corsa, qualità, tecnica, esperienza e una continuità incredibile».
Tra un’Atalanta che deve fare punti per l’Europa e un Verona che cerca la salvezza, chi ha più da perdere?
«Senza dubbio l’Atalanta, che ha ancora un importante traguardo da inseguire. Il Verona, a questo punto della stagione, non ha nulla da perdere. Si presenta a Bergamo con la testa il più possibile sgombra, anche se mancano ancora diverse partite alla fine del campionato e tutto è perduto fuorché l’onore».
Una retrocessione non matematica, ma che sembra sempre più reale...
«Bene o male i gialloblù dovrebbero recuperare 9 punti in 9 partite. Certo, se il Verona compiesse un’impresa a Bergamo, non si potrebbe mai dire. Il calcio è fatto di momenti, ma il calendario non aiuta: dopo questa gara ci saranno partite complicatissime contro avversari come Juventus, Milan, Inter e Como. Questo non significa che il Verona mollerà o farà da comparsa. La squadra proverà comunque a giocarsela, perché ha una dignità. Immagino che a Bergamo ve ne sarete già accorti: la Dea è una big stabile del campionato italiano e proprio per questo ha più da perdere. I gialloblù inseguono miracoli, mentre per l’Atalanta è fondamentale ottenere un piazzamento europeo. Stare in Europa vorrebbe dire confermarsi come una grande della Serie A, tra quelle che ormai siedono stabilmente al tavolo delle nobili».
Quindi che partita ti aspetti?
«Mi aspetto un’Atalanta che partirà forte, con un atteggiamento aggressivo per cercare d’indirizzare subito la gara. Il Verona cercherà di opporsi con tenacia e grinta, ma dovrà essere bravo a non crollare nei momenti di difficoltà, come spesso invece è già accaduto, perché questa è una squadra davvero molto fragile. Se l’Atalanta, come presumo, avrà un atteggiamento d’immediata aggressività, potrebbe sbloccare presto la partita e mettere subito la gara in discesa. Altrimenti qualche complicazione in più potrebbe averla, perché il Verona riesce anche a costruire qualcosa di buono. Il pronostico è abbastanza chiaro e va ampiamente in una direzione sola, ma il calcio è strano e può anche sorprendere».
Il quadro che emerge è quello di un Verona in grande difficoltà, chiamato soprattutto a difendere l’orgoglio più che a inseguire una salvezza ormai vicina al miracoloso, e di un’Atalanta che, invece, ha ancora obiettivi concreti e ambiziosi. Proprio per questo il peso della partita sembra pendere tutto dalla parte dei nerazzurri, chiamati a non sbagliare. Il ricordo dell’andata resta lì, come un episodio quasi isolato in una stagione complicata per i gialloblù, ma anche come un campanello d’allarme. Perché se è vero che il pronostico appare segnato, è altrettanto vero che il Verona, con poco da perdere, proverà comunque a giocarsi le sue carte fino in fondo, aggrappandosi a quell’orgoglio che sembra essere l’ultimo vero obiettivo.
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