Josip Ilicic ha aperto il cassetto dei ricordi, regalando parole intrise di gratitudine e affetto per l'Atalanta e per tutto l'ambiente orobico. Intervistato ai microfoni di Prime Video prima della sfida di Champions League sul campo del Bayern Monaco, il fantasista sloveno, oggi in forza al Koper, ha raccontato le forti emozioni vissute durante la sua indimenticabile parentesi italiana, tra trionfi calcistici e momenti personali estremamente delicati, senza nascondere una confessione sincera sul più grande rimpianto sportivo della sua carriera.

LA RIVOLUZIONE DI GASPERINI E LA FORZA DEL GRUPPO - Il classe 1988 ha speso parole di profonda ammirazione per il suo ex allenatore, riconoscendogli meriti straordinari nella sua evoluzione tecnica e mentale. «Mi ha fatto capire cose diverse del calcio, già dieci anni fa faceva delle cose che sarebbero arrivate dopo», ha spiegato il trequartista, sottolineando come l'intensità pretesa in allenamento gli abbia fatto superare i propri limiti. Una superiorità tattica evidente persino agli addetti ai lavori avversari, come confermato da un aneddoto legato a Fabio Paratici, il quale ammise che la squadra bergamasca in quel periodo era più avanzata rispetto alla Juventus. «Ogni allenamento, ogni partita veniva tutto facile. Non avevamo paura di nessuno», ha aggiunto lo sloveno, esaltando la qualità di un reparto offensivo capace di intendersi a meraviglia e giocare letteralmente a memoria.

LE LACRIME DI PERCASSI E LA SOLIDARIETÀ DELLA SOCIETÀ - Il fattore umano ha rappresentato la vera chiave di volta dell'esperienza a Bergamo. Ilicic ha ricordato con grande tenerezza l'attaccamento viscerale del presidente Antonio Percassi: «L'ho visto piangere tante volte, il presidente prima di tutto è un tifoso». Momenti di pura esaltazione sportiva, come la rete segnata sotto il settore ospiti a Dortmund, hanno cementato un legame unico con la proprietà. Tuttavia, la vera grandezza del club si è palesata nei momenti di massima fragilità emotiva, in particolare durante il traumatico periodo della pandemia. «L'Atalanta mi ha fatto crescere come uomo, la società è stata con me anche nei momenti difficili», ha confidato il giocatore. «Da solo fai fatica: la forza che senti dalle persone intorno a te ti dà la carica per rendere tutto più facile».

IL SOGNO INFRANTO CONTRO IL PSG - L'apice assoluto di quell'epopea continentale resta l'incredibile notte di Valencia, teatro di un poker da antologia. Eppure, quel trionfo porta in dote il peso di un'occasione irripetibile sfumata proprio sul più bello. L'assenza forzata nel successivo quarto di finale contro il Paris Saint-Germain brucia ancora vivamente nella mente del giocatore. «Ricordo il rammarico di non aver potuto giocare contro il PSG», ha ammesso con un velo di malinconia, lasciandosi andare a una dichiarazione che profuma di consapevolezza e smisurato orgoglio: «Per la squadra che eravamo, potevamo alzare la coppa. Secondo me sì».

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 19 marzo 2026 alle 19:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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