L'Atalanta sbarca in Belgio con un orecchio alla classifica e gli occhi fissi sull'obiettivo: vincere per tenere vivo il sogno di un posto tra le prime otto d'Europa. La vigilia della sfida contro l'Union Saint-Gilloise, ultimo atto della League Phase di Champions, è carica di significati per Raffaele Palladino. Il tecnico nerazzurro, intervenuto in conferenza stampa, non si nasconde dietro a tatticismi verbali: niente calcoli, serve una vittoria "sporca e cattiva" se necessario, ma soprattutto serve evitare quei cali di tensione che sono costati cari in passato. Tra l'analisi lucida dei blackout mentali, la gestione esemplare di un gruppo profondo (con l'elogio a Krstovic) e la "sfida" lanciata a De Ketelaere per diventare un goleador implacabile, Palladino traccia la rotta per una notte che potrebbe proiettarlo nell'élite del calcio continentale a soli 41 anni. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, che tipo di gara dobbiamo aspettarci? C'è l'obbligo di vincere, ma inevitabilmente ci sarà anche da fare qualche calcolo guardando agli altri campi?
«Sgombriamo subito il campo: non bisogna fare calcoli. Assolutamente no. Dobbiamo scendere in campo con la mentalità e l'atteggiamento giusti, curando ogni singolo dettaglio, perché ci aspetta una partita difficile. Il nostro unico obiettivo è provare a vincere senza guardare cosa fanno le altre squadre. In Champions League la lezione è chiara: appena abbassi l'attenzione la paghi cara. Dobbiamo restare concentrati esclusivamente su noi stessi e sulla nostra prestazione».
Lei ha parlato spesso di notti insonni per capire le cause di certi blackout improvvisi, come a Verona, Pisa o contro il Bilbao. A mente fredda, è riuscito a darsi una spiegazione su queste alternanze di rendimento?
«Ho cercato di capire e captare i segnali di questi cali. Tante volte possono esserci coincidenze, ma la verità è che non possiamo mai prescindere dallo spirito e dall'atteggiamento. Probabilmente, appena sentiamo che le cose sembrano fatte o facili, abbassiamo involontariamente la guardia e diventiamo vulnerabili. È su questo aspetto mentale che dobbiamo lavorare e concentrarci. Ho chiesto ai ragazzi di non dare mai nulla per scontato. Domani è una prova di maturità contro un avversario che si gioca ancora la qualificazione. Noi abbiamo questo sogno di entrare nelle prime otto: c'è una piccola possibilità e vogliamo tenerla viva fino alla fine. E se non dovesse succedere, l'importante sarà aver fatto la prestazione che ho chiesto».
Come gestisce un allenatore una situazione delicata come quella di Krstovic, che per diverse settimane è rimasto un po' indietro nelle gerarchie pur essendo importante per il progetto? Come si tiene vivo un giocatore che rischia di sentirsi un alunno "rimandato"?
«Potrei anche non rispondere, perché la risposta l'ha data lui stesso sul campo ed è stata perfetta. Non importa chi gioca dall'inizio, ciò che conta è lo spirito e come si arriva alla partita. Se gioca un compagno, lui è pronto a subentrare e a dare tutto. Credetemi, la gestione di questi ragazzi non è difficile perché sono straordinari. Krstovic è un trascinatore: quando entra, trascina la squadra con il suo atteggiamento, ha il fuoco dentro. È l'esempio di quello che dovrebbero fare tutti e ci stiamo arrivando. La gestione, ripeto, non è affatto complicata».
Il sogno della Top 8 da una parte, la certezza dei playoff già in cassaforte dall'altra. Questa situazione potrebbe portare un po' di leggerezza mentale, magari positiva, nel giocare la partita?
«Il sogno c'è ed è bello coltivarlo, anche se non era l'obiettivo iniziale. Vogliamo giocarcela fino in fondo. Per quanto riguarda la leggerezza, dico sì, ma attenzione a non confonderla con la superficialità. La linea è sottile: se diventi superficiale abbassi la guardia e in Champions rischi grosso. Domani non ce lo possiamo permettere. Quindi mi aspetto leggerezza intesa come serenità di gioco, ma abbinata a una determinazione feroce».
Come sta Lookman dopo il rientro dalla Coppa d'Africa? Domani potrebbe partire titolare?
«Lookman è rientrato bene, con lo spirito giusto. Ovviamente, quando torni dopo 40 giorni passati in un altro contesto e con un'altra competizione, hai bisogno di un attimo per riprendere i ritmi e i meccanismi lasciati settimane prima. Ma il ragazzo ha la mentalità giusta per mettersi subito a disposizione. Titolare? Vediamo. Forse sì, forse no. Come lui, sono tutti a disposizione».
Dopo la vittoria col Parma ha scritto sui social tre parole chiave: atteggiamento, mentalità e spirito di squadra. Se dovesse sceglierne una sola imprescindibile per domani, quale sarebbe?
«Sono tre concetti che rispecchiano la mia idea di calcio. Se devo sceglierne una per domani, dico "spirito". Perché è proprio lì che a volte manchiamo, quando ci sentiamo più bravi di quello che siamo. Lo spirito deve essere sempre quello di andare forte, pressare, difendere e attaccare tutti insieme. Appena manchiamo in questo, caliamo. E in un momento cruciale della stagione come questo, con punti pesanti in palio su tre fronti, dobbiamo stare con le antenne dritte».
Che avversario si aspetta domani? L'Union Saint-Gilloise è una società che valorizza giocatori sconosciuti rendendoli da Champions. Quali insidie nasconde?
«L'abbiamo studiata tanto. Hanno delle assenze, è vero, ma hanno ottimi giocatori e individualità importanti. È una squadra di gamba, molto fisica, che sa attaccare la profondità e giocare in verticale. Hanno le caratteristiche per metterci in difficoltà e, dovendo vincere per passare il turno, faranno una partita di grande spirito. Le insidie sono tante, ma dipenderà molto da noi: da come entreremo in campo e dalla voglia che ci metteremo».
Tra la gara col Bilbao e quella col Parma ha cambiato assetto difensivo. Domani servirà più freschezza o più esperienza, considerando le caratteristiche dell'avversario?
«Serviranno entrambe le cose. Probabilmente mi serve freschezza, dinamismo e velocità, perché loro sono molto verticali e attaccano la profondità, quindi dobbiamo essere pronti a scappare indietro. Ho scelto le caratteristiche giuste per questa partita. Ho la fortuna di avere sei difensori tutti forti che si completano alla perfezione: ho esperienza, gioventù, velocità e qualità nel palleggio. Cercherò il mix giusto».
Proviamo ad allargare l'orizzonte: ha eguagliato le partite del suo predecessore e i risultati sono diversi. Conoscendo ormai bene la rosa, quanti margini di crescita ha ancora questa squadra?
«Non è facile rispondere in modo sintetico. Quando hai giocatori così forti tecnicamente, fisicamente e caratterialmente, è difficile quantificare il margine perché li vedo migliorare ogni giorno. Probabilmente la crescita maggiore che possiamo ancora fare è quella tecnica e di squadra, ma il mio focus principale è sulla testa. Se facciamo quello step mentale in più che sto chiedendo in determinati momenti delle partite, possiamo fare un salto di qualità davvero importante».
Siamo in Belgio, è inevitabile chiederle di Charles De Ketelaere. Ha giocato sempre nella sua gestione: qual è la sua opinione sul suo ruolo e sulla sua crescita?
«Charles per noi è un calciatore importantissimo, si sta esprimendo a livelli incredibili. È un giocatore completo: fa una fase di possesso e non possesso fantastica, ha talento, tecnica e fisico. Cosa gli manca per lo step finale? Il gol. Può e deve dare di più sotto il profilo realizzativo, riempiendo meglio l'area e ragionando ancora di più da attaccante puro. Ma al di là di questo, è un giocatore fantastico».
Una domanda extra-campo sul tempo: a 41 anni rischia di essere tra i 16 migliori allenatori d'Europa qualificati agli ottavi, un traguardo raggiunto precocemente da pochissimi come Mancini. A 31 anni pensava di essere qui? E a 51 dove si vede?
«Io vivo molto il presente. È una bella domanda, ma se guardo indietro, a 29 anni, ben cinque prima di smettere, avevo già iniziato a studiare, a segnarmi gli allenamenti, a leggere libri. Quindi ho iniziato presto a costruire questo percorso. Essere qui a 41 anni a rappresentare l'Atalanta in una competizione così prestigiosa è un motivo di orgoglio, ma sinceramente non penso a entrare nelle classifiche dei grandi allenatori. Non mi interessano le glorie personali, mi interessa solo la squadra. Tra dieci anni non so dove sarò. Pensiamo a domani».
Ambizione, realismo e fame di crescita. Palladino chiude la conferenza con la serenità di chi sa di aver preparato la partita nei minimi dettagli, ma con la consapevolezza che in Europa è la testa a fare la differenza.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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