Il mercato dell'Atalanta si è chiuso consegnando a Maurizio Sarri una squadra ritagliata molto più addosso alle sue idee: sei uomini diversi rispetto al gruppo che aveva chiuso la scorsa stagione, un reparto offensivo allargato dall'ultimo arrivo e un solo desiderio rimasto nel cassetto, quel centrale in più che avrebbe messo la firma definitiva sulla campagna acquisti. Non una rivoluzione integrale, ma una revisione degli ingranaggi che contano.

MERCATO ATALANTA, IL BILANCIO DEI SEI CAMBI - Sul piano puramente numerico l'estate precedente aveva prodotto più movimenti: stavolta il saldo si ferma a sei entrate e sei uscite, staffetta del terzo portiere compresa. Arrivano Thomas Kristensen, Gianluca Gaetano, Franck Kessié, Eljif Elmas, Jonathan Rowe e Pompei; salutano Berat Djimsiti, Honest Ahanor, Marten de Roon, Yunus Musah, Mitchel Bakker e Rossi. Il conto dei ruoli racconta il resto: un difensore in meno, conseguenza logica del passaggio dalla linea a tre a quella a quattro, un attaccante in più e un centrocampista come il macedone, che sposta l'asticella verso l'area rispetto a chi ha lasciato. Il roster della prima squadra si assesta su venticinque elementi, più gli aggregabili, con Obric salito stabilmente tra i grandi.

CENTROCAMPO, GAETANO REGISTA E KESSIÉ JOLLY - È qui che il cantiere sarriano chiedeva gli interventi più profondi, e qui infatti si è lavorato di più: dentro il regista ex Cagliari, l'ivoriano e il macedone, fuori l'olandese e lo statunitense. Si passa da due a tre uomini in mediana, serve manodopera e serve soprattutto qualità nel palleggio: l'ex capitano non aveva più i galloni del titolare e ha scelto altre strade. La sorpresa vera è la permanenza di Ederson, arrivato a un passo dai saluti, che insieme al superstite Mario Pašalić garantisce continuità; a loro si somma Lazar Samardžić, arretrato dalla trequarti perché possiede il profilo della mezzala tecnica che il tecnico predilige. Davanti alla difesa comanda Gaetano, uno degli ultimi specialisti puri del ruolo, ma il vero snodo è Kessié: senza un play di riserva dichiarato, sarà lui a rilevare il napoletano in cabina di regia, pur con doti differenti, oltre a poter agire da interno. Il trio teorico di partenza è Gaetano-Kessié-Ederson; se l'ivoriano scala al centro, si libera una casella per un interno più offensivo tra Samardžić, Elmas e Pašalić.

DIFESA A QUATTRO, DA SEI A QUATTRO CENTRALI - Tra i pali nulla si muove ai piani alti, con Marco Carnesecchi e il vice Marco Sportiello: cambia solo il terzo, e la questione riguarda al massimo la compilazione delle liste, perché il nuovo arrivato non porta in dote lo status di cresciuto in casa, capitolo su cui però i nerazzurri non hanno grattacapi. Il conto dei centrali si accorcia da sé: prima ne servivano sei per tre maglie, adesso ne bastano quattro per due. Entra il danese, escono in tre — i due ceduti e Sead Kolašinac, che resta ma cambia mansione, spostandosi sulla corsia mancina. Giorgio Scalvini è il punto fermo, pur con l'adattamento al nuovo modulo ancora da completare; Kristensen e Odilon Kossounou si contendono l'altra maglia; Isak Hien rientrerà a ottobre e dovrà prendere confidenza con una linea che non ha mai frequentato. C'è poi la quinta opzione, lo sloveno che tra i grandi non ha ancora debuttato ma che a Zingonia gode di credito altissimo: è anche per la fiducia riposta in lui, unico mancino del gruppo, che il centrale in più non è mai arrivato a Bergamo, quello inseguito nei profili di Romagnoli e Cabal.

ESTERNI, IL NODO DELLA FASCIA SINISTRA - Sulle corsie il numero degli interpreti in campo non cambia, ma con due soli centrali alle spalle i compiti si fanno molto più difensivi. Raoul Bellanova, dato a lungo in uscita, si è ripreso la scena e duella con Davide Zappacosta per la fascia destra; percorso analogo per il bosniaco, confermato in extremis e ora alternativa di Bernasconi a sinistra. Proprio lì – come evidenzia L'Eco di Bergamo – si annida la fragilità maggiore dell'organico, tra un giovane da far maturare e un veterano con la carta d'identità che pesa: la polizza è Zappacosta, capace di traslocare da un lato all'altro. Nessun innesto, dunque, sulle fasce: restano i tre dell'anno passato, con Kolašinac che rileva Nicola Zalewski, difficilmente impiegabile da terzino in una difesa a quattro. Non saranno i laterali ideali per il credo sarriano, ma sono profili abituati a mettersi al servizio.

ATTACCO, ROWE E LA DUTTILITÀ - Davanti l'abbondanza è reale: ogni casella ha almeno due candidati. Il piano di partenza prevede Charles De Ketelaere e Kamaldeen Sulemana a destra, Gianluca Scamacca e Nikola Krstović nel mezzo, Rowe e Giacomo Raspadori a sinistra. Aggiungete Zalewski, che nel 4-3-3 può soltanto salire in prima linea, ed Elmas, destinato a oscillare tra mediana e attacco. Il conto lo paga soprattutto Raspadori, che perde di fatto la titolarità e dovrà cercare minuti anche facendo il vice dei due centravanti. L'intercambiabilità, del resto, è la vera arma del reparto: il macedone e il polacco sanno agire su entrambe le corsie, e anche l'inglese e il ghanese possono invertirsi a gara in corso.

ATALANTA A E ATALANTA B - La rosa è lunga e le gerarchie tutt'altro che scolpite. Tolti Carnesecchi, Scalvini, Ederson e — se ritroverà la condizione migliore — Kessié, quasi ogni casella resta aperta: Bellanova o Zappacosta, Kristensen o Kossounou, Bernasconi o Kolašinac, Samardžić o Elmas, Scamacca o Krstović. Il risultato è una seconda squadra che non scivola troppo sotto il livello della prima.

Sarri non è mai stato un amante delle rotazioni, ma avere ricambi così vicini ai titolari può tornare utile, a partire dalle notti di Conference League dal coefficiente di difficoltà più basso.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 03 settembre 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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