Nessun alibi e una buona dose di realismo: Giorgio Scalvini ha analizzato ai microfoni di Sky Sport la sconfitta dell'Atalanta sul campo della Roma riconoscendo la superiorità degli avversari, ma rivendicando anche i venticinque minuti di reazione nella ripresa e i progressi personali nell'adattamento alla nuova linea difensiva.

IL PRIMO TEMPO DA DIMENTICARE - Il difensore parte dalla frazione iniziale, quella in cui i nerazzurri hanno faticato di più: «Nel primo tempo siamo andati in difficoltà». Il merito, però, va soprattutto a chi stava dall'altra parte, e il centrale non si nasconde nel riconoscerlo: «Sono la squadra migliore per come hanno iniziato il campionato». Una valutazione che collima con quella espressa poco prima dal proprio allenatore.

LA RIPRESA E L'OCCASIONE MANCATA - Diverso il discorso dopo l'intervallo, quando l'Atalanta è tornata in campo con un piglio differente e ha persino avuto la palla per allungare: «Nella ripresa siamo ripartiti meglio per venticinque minuti avendo anche l'occasione del raddoppio». Il bilancio complessivo, però, resta severo: «C'è tanto da lavorare». Un verdetto che pesa dopo la serata indicata da tutti come il primo esame vero della stagione.

IL CAMBIO DI SISTEMA - Capitolo delicato quello della trasformazione tattica, con il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro. Il centrale ammette di sentirsi in crescita: «Mi sento sempre meglio», pur senza sottovalutare la difficoltà dell'operazione, «seppur non sia facile passare da un modo al suo opposto». Il limite emerso nel finale è chiaro anche a lui: «Nel finale facevamo fatica a salire di squadra». La ricetta, però, non prevede scorciatoie: «miglioreremo ma dipende tutto da come lavoreremo». È il percorso che Sarri aveva descritto come lungo fin dal primo giorno.

IL PESO DEI PARTENTI - Infine il tema della leadership, in un reparto svuotato di riferimenti storici dopo le partenze dell'estate. Il difensore preferisce ricordare il valore umano di chi ha salutato, a partire da de Roon: «Sono andati via persone oltre che calciatori che hanno dato tanto all'Atalanta». Nessuna investitura autoproclamata, piuttosto la disponibilità a farsi carico di quel ruolo se servirà: «Cerco sempre di dare il massimo e fare quello che il mister ci chiede».

Un'analisi lucida, dunque, che accetta il divario attuale senza rassegnarsi. Il lavoro, a Zingonia, riparte da qui.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 05 settembre 2026 alle 23:22
Autore: Daniele Luongo
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