Quando i numeri coincidono così perfettamente con la realtà, è difficile non ascoltarli. La stagione dell'Atalanta si chiude — salvo colpi di scena nell'ultimo turno — con un settimo posto che non è il frutto del caso, ma la fotografia fedele di un'annata spezzata in tre tronconi: un avvio claudicante sotto Ivan Juric, una rimonta straordinaria targata Raffaele Palladino, e infine un'involuzione primaverile che ha quasi vanificato tutto ciò che era stato costruito.
LA MATEMATICA IMPIETOSA - Il dato che colpisce più di ogni altro è quello della simmetria: nelle ultime undici partite Palladino ha raccolto esattamente gli stessi punti di Juric nelle prime undici, tredici. Una coincidenza che suona come un verdetto. E non è tutto: qualunque angolazione si scelga per guardare questa stagione, il settimo posto emerge con una coerenza sconcertante. È il piazzamento attuale, è quello che si otterrebbe applicando la media-punti dell'allenatore campano (1,73 a partita) sull'intera annata, è la posizione occupata per ben ventuno turni su trenta, gli ultimi venti in modo consecutivo. Una sentenza scritta in anticipo dalla classifica stessa.
TRE ATTI, UN SOLO FINALE - La stagione si legge come un romanzo in tre parti. Il primo capitolo, con Juric in panchina, è quello di una squadra disorientata, incapace di trovare un'identità: il tecnico croato viene esonerato — decisione condivisa pressoché da tutti — con un rendimento da tredicesima forza del campionato. Il secondo è l'epopea di Palladino: una rimonta portentosa, un gioco ritrovato, l'impresa europea contro il Borussia Dortmund a tenere il club sotto i riflettori continentali. Il terzo atto, quello primaverile, racconta invece di un crollo: sole tre vittorie in undici gare, tredici punti che nel medesimo arco temporale valgono il quattordicesimo posto. Più o meno dove era finito Juric prima di essere rimosso.
IL NODO RINNOVO - È però fuori dal campo che la storia si fa più intricata, e più rivelatrice – come ricostruisce Pietro Serina sul Corriere di Bergamo – con un retroscena che ha lasciato il segno nei corridoi di Zingonia. I Percassi avevano offerto a Palladino un rinnovo pluriennale, tre o quattro anni, segno di fiducia piena e progettualità a lungo termine. La risposta dell'allenatore li ha colti di sorpresa: anzichè abbracciare l'offerta, Palladino ha chiesto l'inserimento di clausole liberatorie oppure, in alternativa, un prolungamento anno per anno. Una posizione che, nell'ambiente nerazzurro, ha bruciato come uno schiaffo. Sentirsi un punto di passaggio, non una destinazione, non è mai piacevole per un club che ha costruito la sua identità su continuità e lealtà.
L'AMBIZIONE CHE DIVIDE - Chi conosce Palladino da vicino non si è stupito. Il tratto che lo caratterizza è un'ambizione fuori dal comune, motore di grandi imprese ma anche elemento di rischio quando sfiora la presunzione. Quella stessa ambizione che, nelle settimane successive, lo ha portato a rivedere parzialmente le sue posizioni, come si è capito dal cambio di tono nelle dichiarazioni pubbliche. Ma nel frattempo qualcosa si era già incrinato, e la società — anche alla luce dei risultati in picchiata — ha quasi certamente cominciato a muoversi di conseguenza, esplorando con discrezione altre strade per la panchina.
L'ERRORE CHE PESA - C'è poi un episodio che ha accelerato il raffreddamento dei rapporti: la finale di Coppa Italia Primavera. Percassi e il club erano presenti. Palladino no. Lui che vive a Milano non era in tribuna alla New Balance Arena per seguire i giovani nerazzurri. A farsi vedere, invece, c'era Luciano Spalletti, arrivato appositamente da Torino per seguire la Juventus. Un'assenza che, nel codice non scritto del calcio, equivale a una dichiarazione. Il segnale è stato recepito, e ha contribuito ad abbassare ulteriormente la temperatura di un rapporto già in fase di raffreddamento che tiene in sospeso l'intera Zingonia.
Il settimo posto è lì, quasi certo. I numeri lo avevano annunciato da mesi. Quello che ancora nessuno sa è cosa ci sarà dietro quella porta, a estate inoltrata. E se il nome di Palladino sarà ancora scritto sulla lavagna del futuro nerazzurro.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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