Il Mondiale si tinge di giallo — e di politica. La sospensione della squalifica di Folarin Balogun, che nonostante il rosso rimediato in Stati Uniti-Bosnia sarà regolarmente in campo nei quarti contro il Belgio grazie all'articolo 27 del codice disciplinare, ha scatenato un putiferio. A infiammarlo, l'intervento diretto del presidente statunitense Donald Trump.

IL CASO BALOGUN - Tutto nasce dall'espulsione dell'attaccante statunitense nella sfida con la Bosnia. Un provvedimento congelato dall'applicazione dell'articolo 27, che di fatto restituisce il giocatore agli Stati Uniti proprio in vista del quarto di finale contro il Belgio, la nazionale di Charles De Ketelaere. Una decisione senza precedenti, che ha immediatamente diviso il mondo del calcio.

L'INTERVENTO DI TRUMP - Il tycoon non si è nascosto. «Sì, ho chiamato Gianni Infantino», ha ammesso dallo Studio Ovale, elogiando l'organizzazione della rassegna: «ogni partita è come il Super Bowl». Sul merito della vicenda, nessun dubbio da parte sua: «quello di Balogun non era un fallo, non c'era nessuna infrazione», ha spiegato, riducendo l'episodio a un contatto fortuito tra «due ragazzi che correvano alla massima velocità». Da qui la richiesta di riesame avanzata alla Fifa.

NEL MIRINO L'ARBITRO - Non è mancata la stoccata al direttore di gara, il brasiliano Raphael Claus, definito da Trump «molto sospetto» per via di un passato su cui il presidente ha promesso di fornire «informazioni». La difesa del proprio miglior giocatore si è poi caricata di un paragone politico: se Balogun fosse rimasto fuori, ha sostenuto, l'incontro sarebbe stato «truccato come il voto nel 2020», quello delle elezioni vinte da Joe Biden. Un'uscita destinata, prevedibilmente, a moltiplicare le polemiche.

LE REAZIONI - Il fronte critico è ampio e trasversale. Il ct dell'Inghilterra Thomas Tuchel ha posto una questione di principio: «dove vada tracciata la linea, non ho una risposta», domandandosi provocatoriamente se ora si potrà «presentare ricorso se un cartellino giallo non era un cartellino giallo». Netta anche la Uefa, secondo cui si è «oltrepassato un limite invalicabile», mentre Giovanni Malagò ha liquidato il caso come «una assurdità». Affilato, infine, il ct del Belgio Rudi Garcia: «non sapevo che il 5 luglio per la Fifa corrispondesse al Primo aprile», salvo assicurare che la vicenda «non cambia di certo il nostro approccio alla gara».

Resta così una vigilia rovente, con una decisione che ha messo la Fifa nel mirino e trasformato un quarto di finale in un caso internazionale. In campo, intanto, la sfida tra Stati Uniti e Belgio promette scintille ben oltre il rettangolo di gioco.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Mondiali 2026 / Data: Lun 06 luglio 2026 alle 18:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture