Nessun alibi, ma nemmeno resa. Carlo Ancelotti commenta con lucidità l'eliminazione del suo Brasile, battuto 2-1 dalla Norvegia e costretto a salutare il Mondiale. Il commissario tecnico non nasconde la delusione, eppure rilancia: quella appena vissuta, ai suoi occhi, non è un punto d'arrivo bensì il primo mattone di un ciclo nuovo.

LA LETTURA DELLA PARTITA - Il tecnico rivendica un primo tempo di qualità, in cui la sua squadra ha costruito con continuità. «Nel primo tempo abbiamo avuto tante occasioni, stavamo giocando molto bene», ha spiegato, ricordando come i verdeoro abbiano prodotto gioco anche nella ripresa, sullo 0-0. Poi lo snodo: «È cambiata l'inerzia della partita». Da lì il tentativo di affondare per pareggiare, mai concretizzato. Un copione che, in l'ottavo di finale contro gli scandinavi, si è ribaltato nel finale.

IL BILANCIO DEL MONDIALE - Sul torneo, Ancelotti non si arrampica sugli specchi. «Siamo tutti molto delusi», ha ammesso, giudicando la spedizione «discreta» più che spettacolare. Resta però la convinzione di aver meritato altro: «Avremmo meritato di vincere la partita», ha ribadito, aggiungendo di non credere che il Brasile abbia meritato la sconfitta. Un'analisi lucida su un Mondiale che ha riservato più di una sorpresa, ma che va accettato per quello che ha detto il campo.

L'INIZIO DEL NUOVO CICLO - È qui che il ct guarda avanti. «Non credo sia la fine, ma l'inizio del nuovo ciclo», ha scandito, promettendo lavoro, idee e soluzioni inedite per la Nazionale. Un messaggio rivolto anche ai tifosi, invitati a incassare il colpo nel modo giusto: «Questo gruppo è solido», ha assicurato, consapevole che «bisogna gestire tristezza e delusione» e trasformarle in esperienza. La parola d'ordine è reagire, «nella maniera corretta».

IL FATTORE HAALAND - Infine, il capitolo tattico. Ancelotti ha spiegato di aver rinunciato al pressing alto per una precisa scelta di prudenza, vista la disposizione degli avversari: «Sarebbe stato troppo pericoloso pressarli alti». Per larghi tratti la strategia ha pagato, salvo poi cedere davanti al singolo. «La partita è stata sotto controllo per 70 minuti», ha ammesso, prima della frase che fotografa la serata: poi è salito in cattedra Erling Haaland.

Un'uscita di scena che brucia, ma che il tecnico prova già a trasformare in ripartenza. Perché per il suo Brasile, giura, il futuro è appena cominciato.

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Sezione: Mondiali 2026 / Data: Lun 06 luglio 2026 alle 01:21
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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