Alla vigilia del raduno, è Marten de Roon a fare gli onori di casa. Il capitano dell'Atalanta accoglie il nuovo corso nerazzurro, quello firmato dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli e dall'allenatore Maurizio Sarri, con la curiosità di chi non vede l'ora di ripartire. Tre giorni di esami medici e test fisici apriranno la stagione, ma i riflettori sono già tutti puntati sui due volti nuovi.
IL BENVENUTO AI NUOVI - Cosa troveranno il ds e il tecnico una volta varcati i cancelli? Per il capitano, «una squadra con la cultura del lavoro» e un'identità ormai riconoscibile. De Roon legge gli innesti voluti da Antonio Percassi, Luca Percassi e Stephen Pagliuca come la firma di un'ambizione crescente, e coglie un parallelo tra le carriere dei nuovi arrivati e la parabola della Dea: professionisti «partiti dal basso» e saliti in vetta con il lavoro quotidiano, esattamente come il club orobico nell'ultimo decennio. Con Giuntoli ha già parlato al telefono, con il tecnico l'incontro sarà di persona: il nuovo corso targato Giuntoli e Sarri nasce all'insegna della fiducia. «Sarri è un maestro», la sintesi del capitano.
IL NUOVO 4-3-3 - La svolta più profonda è però tattica: dopo circa dieci anni di difesa a tre, l'Atalanta abbraccerà il 4-3-3 di Sarri. Un sistema che l'olandese conosce bene: «In Olanda cresciamo giocando a tre in mezzo», ricorda, rievocando l'esperienza in nazionale al fianco di Frenkie de Jong e Georginio Wijnaldum, oltre al primo anno a Bergamo da mediano basso con Edy Reja. Nessun timore, dunque, ma la disponibilità di sempre: «Sono sempre pronto a imparare cose nuove e ad adattarmi».
LE AMBIZIONI DELLA DEA - Archiviato un settimo posto in campionato, il capitano non nasconde dove guarda la società: «La società ambisce a puntare in alto», senza però smarrire le proprie radici. Un entusiasmo palpabile, che de Roon traduce – nell'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport – in una certezza: tra le ambizioni della proprietà e le qualità di Giuntoli, Sarri e squadra, «potremo fare grandi cose». Resta, semmai, il rammarico per l'ultima annata: «Delusione e rammarico per l'inizio e per la fine», con la qualità mancata nell'attimo decisivo.
CONFERENCE E COPPA ITALIA - Nel mirino c'è anche l'esordio in Conference League, torneo che il capitano affronterà per la prima volta: «Sono molto curioso», ammette, consapevole che serviranno preparazione e lucidità contro avversari poco conosciuti e trasferte lunghe. Il primo passo è il playoff di fine agosto, con una rosa già ampia e destinata a crescere sul mercato. Poi il capitolo Coppa Italia, ferita ancora aperta: «È stata davvero una grande delusione uscire in semifinale contro la Lazio». Dopo tre finali perse, il pensiero resta fisso, perché quella «è la strada più breve per raggiungere un trofeo».
IL RECORD E IL MONDIALE - A quota 445 presenze complessive, primato assoluto nella storia del club, de Roon non pensa minimamente a rallentare: «Mi sento ancora bene», assicura, pur riconoscendo tempi di recupero più lunghi. La ricetta è nota, tra cura maniacale del corpo e testa leggera, senza rinunciare a qualche piccolo piacere: «Un bicchiere di vino a tavola ogni tanto ci sta». Spazio, infine, al Mondiale vissuto con amarezza: l'eliminazione contro il Marocco e la sensazione di poter fare di più con l'Olanda, ma anche la gratitudine per una chiamata inattesa. «La mia convocazione è stata inaspettata e ringrazio Ronald Koeman».
E con l'ironia di chi conosce il valore del tempo, il capitano si concede un sorriso sul domani: magari, prima o poi, al suo fianco arriverà qualcuno che lo aiuti a correre un po' meno. «Chissà, forse un bergamasco».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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