La pioggia sottile, le montagne innevate all'orizzonte e un'attesa febbrile che si taglia letteralmente con il coltello. L'Italia si appresta a vivere la sua notte più lunga e decisiva nell'intimo e insidioso catino di Zenica, dove la nazionale padrona di casa, la Bosnia ed Erzegovina, è pronta a gettare il cuore oltre l'ostacolo per strappare agli Azzurri il pass verso i prossimi Mondiali.

LA TANA TRA I PALAZZI E L'ERBA INGANNEVOLE - L'impianto che ospiterà la battaglia finale è incastonato in un paesaggio urbano crudo e affascinante. Soprannominato localmente "Campo bianco", lo stadio è letteralmente circondato da condomini le cui luci si riflettono sul manto erboso, regalando l'impressione che il tifo possa piovere direttamente dai balconi delle abitazioni adiacenti. Nonostante l'erba presenti sfumature cromatiche disomogenee e la temperatura sfiori lo zero termico, il terreno di gioco nasconde un'insospettabile regolarità.

NIENTE SCUSE E IL DIKTAT DEL CONDOTTIERO - Le condizioni ambientali e meteorologiche non scalfiscono minimamente le certezze del commissario tecnico tricolore. Gennaro Gattuso ha tracciato la rotta con la consueta schiettezza, allontanando qualsiasi forma di giustificazione preventiva per preparare la squadra alla battaglia. «Di campi peggiori ne ho visti anche qui e per qui intendo i Balcani dove ho allenato per una stagione: quindi niente scuse, niente alibi, si va e si gioca facendo quello che dobbiamo...», ha sentenziato l'allenatore, pretendendo dai suoi ragazzi un approccio feroce e lucido fin dalle prime battute.

L'ELETTRICITÀ BALCANICA E IL TIMORE SMARRITO - – come racconta La Gazzetta dello Sport – in città si respira un'aria di inebriante euforia sportiva. Il ritiro azzurro, situato nei pressi di un grande centro commerciale, dista così poco dallo stadio che i giocatori potrebbero raggiungerlo agevolmente a piedi, se non fosse per le stringenti e necessarie misure di sicurezza. All'esterno dell'albergo, un gruppo di ragazzini con il pallone tra i piedi ha lanciato il suo grido di battaglia rivolto al pullman tricolore: «Tocca a noi, stavolta andiamo in America...». Da queste parti, l'avversario odierno non incute più il timore reverenziale del passato: la Nazionale è considerata ampiamente alla portata, alimentando a dismisura le speranze di un Paese che non assapora la gioia iridata dalla lontana e unica esperienza del 2014.

SORRISI, CONCENTRAZIONE E SPALTI DIMEZZATI - Sbarcata ieri pomeriggio nella stessa città che vide un trionfo azzurro nelle qualificazioni europee del novembre 2019, la comitiva italiana ha rinunciato all'allenamento di rifinitura, limitandosi a una ricognizione sul prato per prendere confidenza con gli spazi. Tanti sorrisi, pacche di incoraggiamento e smartphone alla mano per immortalare le tribune che questa sera, pur decurtate del venti per cento a causa delle recenti sanzioni della Fifa per i cori discriminatori dei tifosi locali, ospiteranno ottomila e ottocento anime pronte a infuocare l'atmosfera.

Ora le chiacchiere stanno a zero e il cronometro scorre veloce. I palazzi di Zenica si preparano a fare da cornice a un duello rusticano e senza appello, novanta interminabili minuti che scriveranno inesorabilmente il destino Mondiale di due popoli calcistici.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mar 31 marzo 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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