C’è un momento, nelle partite dei campionati giovanili, in cui capisci se sei davanti a un prospetto o a qualcosa di più. Non è un gol, non è un assist, ma piuttosto un controllo orientato, magari spalle alla porta, mentre il pressing avversario ti arriva addosso come un’onda. È lì che si misura il tempo. E i tempi, nel calcio, sono tutto.
Francesco Gasparello quei tempi sembra averli già compresi. Se dovessimo raccontarlo a chi ancora non lo conosce, diremmo che Francesco è uno di quei centrocampisti che non fanno rumore, ma fanno girare il mondo. Perché il suo stile di gioco è fatto di silenziose geometrie e di giuste scelte prese mezzo secondo prima degli altri.
Centrocampista classe 2009, nato a Monselice, in provincia di Padova, il 2 gennaio, Francesco racconta così i primi passi nel calcio: “A cinque anni ho iniziato a giocare nella società vicino a casa mia, il Canossa Conselve, dove sono rimasto per tre anni. Poi mi sono trasferito al Padova, dove ho giocato per sette anni. Dall’Under 15 sono all’Atalanta”. Una crescita lineare ma intensa, che unisce passione e radici familiari: “Mi sono appassionato al calcio andando a vedere papà (Guerrino, ndr) giocare e grazie a mio nonno materno, che mi è sempre stato vicino e con cui condivido questa passione. Mio padre ha giocato parecchi anni in Serie C e pochissimo in B, mentre mio zio (Massimiliano Ossari, ndr), scomparso per un incidente stradale, ha giocato anche in Serie A (Padova 1995/1996, ndr)”.
Non tanto per ciò che mostra – che già basterebbe – ma per ciò che lascia intravedere. Gioca semplice, ma non banale. Verticale, ma mai frenetico. È uno di quei centrocampisti che sembrano avere sempre una linea di passaggio in più, anche dove apparentemente non c’è.
La sua storia recente, a livello giovanile, è già costellata di trofei. A Coverciano, con la maglia del Padova, vince il Torneo Under 14 Pro 2022/2024. Non è solamente una vittoria: è il primo contatto con un contesto in cui la qualità diventa responsabilità. Poi il salto all’Atalanta, che sui giovani costruisce identità prima ancora che squadre. E lì Francesco brucia le tappe. Nella stagione 2023/2024 conquista, sotto età, il Campionato Nazionale Under 16 Serie A e B a San Benedetto del Tronto battendo il Milan per 3-2 in finale. Sotto età: due parole che nel calcio giovanile pesano come macigni. Perché significano adattarsi a ritmi più alti, a corpi più strutturati e pensieri più veloci. E lui non si adatta soltanto: incide.
Quest’anno è il banco di prova. E i numeri, come direbbe qualcuno, non mentono mai: 30 presenze complessive. 27 in Under 20: 20 e un gol in campionato, 3 in Coppa Italia e 4 e 2 reti in Youth League. A cui vanno aggiunte 3 apparizioni e 2 gol con l’Under 18. Numeri che raccontano una cosa precisa: continuità. E nel calcio dei giovani, la continuità è il primo vero passo verso il professionismo. La Youth League, poi, è un palcoscenico che non perdona. Ritmi europei, intensità diversa e margini di errore ridotti. E Francesco risponde presente, con personalità e qualche gol.
Le idee, del resto, sono già chiarissime. Francesco confessa: “I miei obiettivi personali sono giocare ai massimi livelli per molto tempo, vincere la Champions League e vestire la maglia della Nazionale maggiore, con cui sogno di vincere il Mondiale”.
Ora, però, c’è la Nazionale Under 17, guidata dal tecnico Daniele Franceschini, che martedì 31 marzo (ore 18, diretta su Vivo Azzurro TV), allo stadio ‘Pietro Barbetti’ di Gubbio, si giocherà la qualificazione sia alla fase finale dell’Europeo sia a quella del Mondiale contro la Romania. In questo contesto Francesco diventa un equilibratore. “Indossare la maglia azzurra per me è un riconoscimento davvero importante, simbolo del duro lavoro che svolgo ogni giorno nel club, ma soprattutto un onore immenso: rappresentare il mio Paese è una fortuna rara, e quindi speciale”, racconta. Sulla sfida decisiva aggiunge: “Quella contro la Romania è una partita che si commenta da sola. Sappiamo che è un avversario tosto e insidioso. Noi, con il mister e i compagni, ci concentriamo soprattutto su noi stessi e pensiamo solo a ottenere la doppia qualificazione”.
Anche nei riferimenti si intravede la sua idea di calcio: “Il mio idolo storico è Johan Cruijff. All’Atalanta mi piace molto Ederson, mentre in Nazionale il centrocampista che apprezzo di più nel mio ruolo è Sandro Tonali”.
Raccontare oggi Francesco significa raccontare un’ipotesi di talento forte. Non è ancora una certezza, ma qualcosa che ci si avvicina molto. Perché il suo talento è limpido. Il calcio moderno ricerca centrocampisti completi, intelligenti e capaci di leggere il gioco prima degli altri. E Francesco procede esattamente in questa direzione, partita dopo partita, allenamento dopo allenamento.
E allora, forse, la domanda giusta non è cosa diventerà, ma quanto tempo ci metterà a diventarlo. Perché certe traiettorie, come quella di Francesco Gasparello, quando procedono così, difficilmente tornano indietro.
STORIA. Francesco Gasparello è nato il 2 gennaio 2009 a Monselice, in provincia di Padova, da papà Guerrino – ex calciatore di Serie C e D – e mamma Elena. Ha iniziato a giocare a calcio all’età di 5 anni nella Canossa Conselve, società dilettantistica veneta, dove è rimasto per tre stagioni, prima di entrare a far parte del vivaio del Padova. Con la maglia biancoscudata ha vinto il Torneo Under 14 Pro nella stagione 2022/2023, per poi trasferirsi all’Atalanta, con cui ha conquistato il Campionato Nazionale Under 16 Serie A e B nella stagione successiva, battendo il Milan per 3-2 in finale il 23 giugno 2024.
Nella stagione attuale ha collezionato 27 presenze e 1 rete con l’Under 20 bergamasca, per un totale di 1.449 minuti giocati, e 3 apparizioni con 2 gol con l’Under 18.
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