Chi si aspettava un Maurizio Sarri integralista, incatenato a un unico sistema di gioco senza possibilità di variazione, dovrà ricredersi. Il futuro allenatore dell'Atalanta — il cui annuncio ufficiale è atteso a breve — ha già elaborato una visione tattica che va oltre il 4-3-3 da sempre associato al suo nome. La difesa a quattro resta il presupposto irrinunciabile, il cardine attorno al quale costruire tutto. Ma dentro quel perimetro, la testa del Comandante lavora già su altre due soluzioni – come riporta La Gazzetta dello Sport –: il 4-2-3-1 e il 4-3-1-2. Un atlante di possibilità, non una gabbia.
UN ATTESTATO DI FIDUCIA ALLA ROSA - Che Sarri valuti più di un sistema prima ancora di aver incontrato i propri giocatori è di per sé una dichiarazione d'intenti. Significa che il tecnico toscano ha studiato il materiale umano a disposizione e ha concluso che quella rosa è abbastanza ricca, tecnicamente e mentalmente, da potersi adattare a contesti diversi. Non un giudizio di comodo, ma una valutazione concreta che prelude a un lavoro di squadra ambizioso. Per capire la profondità di questo pensiero tattico, la Gazzetta prende Charles De Ketelaere come caso emblematico — un punto di partenza per ragionare, non un'eccezione.
NEL 4-3-3, L'ALA CHE RAGIONA - Nel modulo di partenza il belga opererebbe da ala destra, ma non nel senso tradizionale del termine. Non un'ala da dribbling in solitaria, bensì un elemento di ragionamento, capace di prendere decisioni nell'ultimo terzo di campo con lucidità. Il punto di partenza vicino all'area avversaria riduce la distanza da percorrere e aumenta la qualità delle scelte nell'ultimo passaggio. Alle sue spalle la copertura dei tre centrocampisti e del terzino destro gli consentirebbe di concentrarsi su ciò che accade davanti a sé, come ha già dimostrato di saper fare nella sua storia atalantina — analizzata in dettaglio nella pagina dedicata ai pupilli di Sarri e alla nuova Atalanta del Comandante.
NEL 4-2-3-1, IL PESO DELLA FASE DIFENSIVA - La seconda soluzione comporterebbe qualcosa di diverso. Con un centrocampista in meno rispetto al 4-3-3, a De Ketelaere si chiederebbe una maggiore partecipazione anche nella fase di non possesso. Un compito aggiuntivo che trasforma il suo ruolo da attaccante puro a elemento bilanciato tra le due fasi. Questo sistema troverebbe spazio soprattutto in corso d'opera: quando la partita richiede di forzare l'equilibrio, recuperare uno svantaggio o aprire spazi in una difesa ben organizzata. Una soluzione da avere pronta, non da imporre come default.
NEL 4-3-1-2, IL TREQUARTISTA-FANTASMA - Il terzo scenario è il più interessante sul piano concettuale. Nel 4-3-1-2 il belga si sposterebbe nella casella del trequartista, ma con una lettura moderna del ruolo: non il classico regista avanzato, bensì una specie di falso nove che parte indietro per poi infilarsi nel cuore della difesa avversaria senza essere visto. Lo ha già fatto con il Belgio, partendo da quella posizione. A Bergamo riprenderebbe un copione già noto, quello di Mario Pašalić nelle sue stagioni migliori: inserimento a fari spenti, togliere i riferimenti agli avversari, colpire nell'area quando nessuno se lo aspetta.
LA DUTTILITÀ COME PATRIMONIO DI SQUADRA - De Ketelaere è l'esempio, non l'eccezione. Perché quella capacità di adattarsi a contesti diversi si ritrova distribuita in tutta la rosa. Lazar Samardžić e Mario Pašalić possono operare sia come mezzala che come trequartista, Giacomo Raspadori ha le caratteristiche per fare sia l'ala che il centravanti, Marco Palestra può coprire sia la corsia di destra che la fascia offensiva, Honest Ahanor è utilizzabile sia come difensore centrale che come terzino sinistro. Una polivalenza diffusa che spiega perché la società attenda le valutazioni del nuovo allenatore prima di muoversi sul mercato — come già argomentato nell'analisi di chi sale, chi scende e chi saluta nella Dea di Sarri.
LA QUALITÀ C'È GIÀ - La conclusione di questo ragionamento è una presa di posizione netta: prima di capire cosa serve comprare, bisogna capire cosa si ha già. E quello che si ha, secondo la lettura del prossimo allenatore, è già molto. Un gruppo con caratteristiche tecniche e flessibilità mentale sufficienti a sostenere più sistemi di gioco, a seconda del momento e dell'avversario. Il mercato servirà a completare, non a ricominciare da zero — un'impostazione che coincide con la filosofia nerazzurra degli ultimi anni, come ricordato nell'approfondimento sul modulo nuovo e il centrocampo da ricostruire nella nuova era atalantina.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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