Non usa mezzi termini Roberto Samaden. Il responsabile del settore giovanile dell'Atalanta ha scelto i microfoni di Sky per mettere nero su bianco una diagnosi impietosa sul calcio giovanile italiano, indicando la strada che il sistema deve percorrere se vuole davvero uscire dall'impasse. Parole nette, autorevoli, frutto di decenni trascorsi nei vivai ai massimi livelli. Il messaggio è chiaro: l'epoca delle intenzioni dichiarate è finita, serve passare ai fatti.
UNA RIVOLUZIONE CHE NON SI ASPETTA - Il punto di partenza è quasi brutale nella sua lucidità: «C'è quasi tutto da cambiare. Quando qualcosa non funziona da anni bisogna intervenire, e questo avviene in qualsiasi ambito». Samaden individua nel contesto in cui crescono i giovani il nodo principale: un ambiente spesso dominato dall'ossessione del risultato, che comprime la formazione della persona prima ancora del calciatore. «Esistono delle isole felici, come l'Atalanta, ma in realtà tutte dovrebbero esserlo, sostenute da proprietà che credano davvero nel settore giovanile e investano su di esso». Poi arriva il j'accuse: «In Italia continuiamo a parlare, ma non ci siamo mai mossi davvero. Avremmo potuto iniziare a cambiare qualcosa già dodici anni fa. Ora la pazienza è finita: bisogna fare concretamente qualcosa».
LO SGUARDO OLTRE CONFINE - Dove guardare per trovare un modello? La risposta di Samaden è perentoria: fuori dai confini nazionali. «Siccome ci sono passati davanti tutti, magari cominciare a guardare fuori. Tutti gli altri Paesi hanno fatto qualcosa, tutti. La Spagna, il Portogallo, la Germania, l'Inghilterra, la Norvegia. Hanno messo la freccia. Non per copiare, ma bisogna guardare fuori». Il punto non è imitare un modello straniero, ma prendere atto che il mondo è andato avanti mentre l'Italia discuteva. La mancata qualificazione al Mondiale — per la terza volta consecutiva — è il simbolo di qualcosa che non funziona strutturalmente, non un incidente di percorso: «Se ci fossimo qualificati per un rigore andato dentro sarebbe stato tutto perfetto? Invece la situazione rimane drammatica».
IL NODO DEI TALENTI - Samaden riconosce il valore del lavoro svolto da Maurizio Viscidi sul fronte federale, ma la questione è più profonda: non riguarda la gestione dei talenti esistenti, bensì la capacità di generarne in numero sufficiente. «Siamo sicuri di avere i giocatori? Quando abbiamo vinto l'Europeo con i classe 2007, avevamo tutti i giovani nelle giovanili. Intanto però la Spagna vinceva l'Europeo dei grandi con i 2007 in campo». Il confronto è impietoso. E guarda già al futuro: «La Francia per esempio non vincerà l'Europeo di categoria, ma vi assicuro che hanno dei classe 2009 che saranno fortissimi». La priorità, dunque, deve tornare alla base: «Dobbiamo preoccuparci di avere di nuovo 150 giocatori fra cui scegliere la rosa della Nazionale. Quanti trovano davvero spazio nella prima squadra?».
L'AMBIENTE CHE NON FUNZIONA - C'è una parola che ritorna con insistenza nel ragionamento di Samaden: ambiente. «I nostri ragazzi crescono in un ambiente bruttissimo. Che sia per un motivo o per l'altro non lo so, ma è tutto il sistema che non funziona». Anche il richiamo di Beppe Marotta sulla cultura del risultato viene registrato con rispetto, ma subito ridimensionato nel contesto generale: «Bisogna dirlo: l'ambiente dove crescono i giovani è un disastro. Arrivati al disastro in cui siamo tutti, è inutile parlare del fatto che non ci sono più gli oratori e che bisogna lavorare sulla tecnica». Non basta indicare i singoli problemi: va riformato il perimetro in cui quei problemi si producono.
GIUNTOLI E LA CONTINUITÀ NERAZZURRA - Sul fronte interno, Samaden accoglie con serenità l'arrivo di Cristiano Giuntoli all'Atalanta: «Lo conosco dai tempi del Carpi e ho seguito tutto il suo percorso. Noi continueremo a rispondere alle richieste della società, che ci chiede di creare le migliori condizioni possibili per la crescita dei ragazzi, prima come persone e poi come calciatori. Sono convinto che continueremo a fare un grande lavoro, anche perché abbiamo una proprietà che ci mette nelle condizioni ideali per operare al meglio». Su Marco Palestra, il prodotto del vivaio più chiacchierato del momento: «Fa il suo percorso in tutta tranquillità, ha trovato l'ambiente giusto dove divertirsi e crescere. Lo deve a chi ha creduto in lui e a sé stesso».
I COMPLIMENTI E LA CHIUSURA - Prima di tornare sull'urgenza del cambiamento, Samaden trova spazio per un riconoscimento generoso al di fuori delle mura bergamasche: «Faccio i complimenti alla Fiorentina e anche all'Inter per le loro vittorie di campionato e Supercoppa. Ma li faccio anche al Parma. Questo risultato della Fiorentina non deve togliere valore a chi è arrivato in finale. Il Parma ha fatto un lavoro straordinario anche se il campionato lo ha vinto la Fiorentina». La chiusura, però, appartiene interamente al sistema: «Ho avuto il piacere di conoscere Angelo Binaghi, che ha detto: il calcio ha bisogno di una rivoluzione, ma difficilmente ci saranno le condizioni per farla». Samaden ci crede ancora. Ma sa che il tempo delle buone intenzioni è scaduto da un pezzo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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