Stasera a Creta la partita conta fino a un certo punto. Silvio Baldini lo sa bene, e lo dice con la chiarezza di chi non ha nulla da perdere né da dimostrare. La Grecia di Christos Tzolis e Anastasios Douvikas, quarantasettesima forza del ranking mondiale, è avversaria concreta e più insidiosa del Lussemburgo, ma il ct ad interim la affronta con la stessa filosofia: chiedere ai propri ragazzi di «giocare liberi ed essere sé stessi, senza farsi prendere dall'emozione», esattamente come era accaduto nel primo tempo di quella partita in Lussemburgo. Perché la posta in gioco più alta non è il risultato della notte, ma il progetto che si aprirà a settembre, quando torneranno i titolari istituzionali — da Alessandro Bastoni a Sandro Tonali, da Nicolò Barella a Moise Kean — e qualcuno di questi ragazzi sarà già pronto a reclamare il proprio posto – come riferisce La Gazzetta dello Sport – con il peso delle buone prestazioni sulle spalle.
I NOMI CHE RESTANO - Dopo queste due amichevoli, qualcosa di concreto rimarrà comunque. Francesco Pio Esposito ha già dimostrato in Lussemburgo di non essere un ospite temporaneo della Nazionale maggiore: ha interpretato il centravanti con la disinvoltura di chi il ruolo lo possiede davvero, cercando il gol, l'assist, il movimento che taglia le difese. Il commissario tecnico lo indica come possibile coppia con Kean in prospettiva futura. Luca Koleosho, ala capace di saltare l'uomo con una naturalezza non comune in questo calcio italiano iperorganizzato, e Niccolò Pisilli, ormai stabilmente nel gruppo dei grandi, sono altri due nomi da tenere segnati. Cher Ndour, invece, è un progetto ancora in costruzione: il potenziale fisico è smisurato, ma dovrà imparare a gestirlo con più ordine e lucidità per completare il salto di qualità.
LA DIFESA CHE CRESCE - Sul versante difensivo, Fabio Chiarodia ha convinto nella prima uscita e questa sera toccherà valutare Honest Ahanor, impiegato sulla fascia destra che non è la sua naturale ma che gli permetterà comunque di mostrare le qualità che lo hanno reso uno dei talenti più interessanti della nostra Serie A. La giovane Italia di Baldini sfida la Grecia anche per capire chi di questi ragazzi potrà diventare riferimento stabile nella prossima gestione. Tra chi non ha potuto essere della partita c'è Marco Palestra: un infortunio gli ha sottratto entrambe le amichevoli, in un momento in cui aveva tutti gli occhi addosso. Baldini lo indica come caso emblematico di crescita rapida: «Una maturazione incredibile dal Milan futuro alla Serie A. Non è solo un giocatore potente, è tecnico, e crea occasioni con i suoi assist».
IL NODO STRUTTURALE - Fin qui, i volti. Ma Baldini porta in dote qualcosa di più di una lista di nomi: porta una diagnosi sul sistema. E non è indolore. Il ct riconosce senza filtri che l'Italia non si è accorta in tempo della propria involuzione calcistica, che il mancato ricambio generazionale è costato tre Mondiali persi per margini minimi — una sconfitta con la Svezia, un gol all'ultimo respiro, un rigore — e che i settori giovanili sono stati troppo spesso gestiti come strumenti di profitto piuttosto che come laboratori di crescita tecnica e umana.
LA QUESTIONE METODOLOGIA - Il vero nodo, però, è ancora più profondo. Baldini lo chiama «metodologia» e lo fa con la fermezza di chi ha passato decenni a studiare il problema dall'interno. L'Italia si allena un'ora e mezza, due al massimo, con pause che diluiscono l'intensità. Il confronto con i campioni di altri sport — porta a esempio Sofia Goggia, capace di tornare dalle fratture più invalidanti per conquistare ori olimpici grazie a una dedizione quotidiana senza riserve — è impietoso. Anche il tennis italiano, da anni dominante, segue logiche di lavoro radicalmente diverse. La nazionale azzurra che allena a Coverciano segue invece un protocollo diverso: pesi al mattino, palestra, esercizi fisici, poi il campo. Una routine che Baldini ha già applicato nei playoff di promozione con Honest Ahanor e i suoi ragazzi, e che ritiene imprescindibile per fare il salto competitivo.
IL MODELLO CONTE - Il nome che il ct cita come termine di paragone non è casuale: «Perché Conte arriva sempre primo o secondo? Perché vince con la Juventus, con l'Inter, con il Napoli, in Inghilterra? Perché ha metodologia». E accanto a Conte c'è il ricordo della Juventus di Marcello Lippi, quella macchina da coppe europee che lavorava col preparatore atletico Fabrizio Ventrone fino allo sfinimento, dove anche i fuoriclasse — Alessandro Del Piero, Zinedine Zidane — correvano come gli ultimi della rosa. L'eccellenza individuale senza disciplina metodologica non basta: la storia lo insegna.
IL PASSAGGIO DI CONSEGNE - Baldini chiude il suo mandato temporaneo con un ultimo avvertimento a chi verrà dopo di lui: il successore sarà inevitabilmente misurato dai risultati, ma non dovrà farsi paralizzare dalla paura del risultato, perché chi ragiona solo in quei termini non capirà neppure le ragioni delle proprie vittorie. Per una notte, il ranking Fifa, la Grecia, i quarantasette posti di distanza nel ranking mondiale sembrano davvero una faccenda secondaria rispetto all'architettura di futuro che si proverà a disegnare da settembre in poi.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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