C'è qualcosa di raro, quasi di spiazzante, nella maniera in cui Silvio Baldini legge il suo ruolo da commissario tecnico. Non come un trampolino, non come una vetrina: come una responsabilità da onorare in modo autentico, parlando chiaro, dicendo cose che altri farebbero fatica a pronunciare. Alla vigilia della sfida di Lussemburgo — primo dei due test amichevoli, con la Grecia a Creta in programma l'8 giugno — il ct ad interim si è presentato alla stampa dallo Stade de Luxembourg portando messaggi che vanno ben oltre il campo.

LA SCELTA DI NON STUDIARE L'AVVERSARIO - Nessuna analisi tattica sul Lussemburgo, e non per presunzione. «I ragazzi devono andare in campo per divertirsi, liberi e senza pressione», ha spiegato Baldini, convinto che siano i giocatori stessi a trovare le risposte nei momenti di difficoltà. Un approccio che suona controcorrente in un calcio abituato a schermi e proiezioni, ma che racconta con precisione la filosofia del tecnico: fiducia incondizionata nel gruppo, responsabilità condivisa.

L'IMMAGINE DI COVERCIANO - Il passaggio più intenso della conferenza riguarda un momento vissuto a Coverciano, nel cuore del raduno. Baldini racconta di aver chiesto ai ragazzi di arrivare al ritiro accompagnati non da agenti o fidanzate, ma da mamma e papà: «Ve li voglio pensare consegnati a me dai vostri genitori per ritrovarli, l'8 giugno, cresciuti come persone. Qualcuno si è emozionato, io di più». Un'immagine semplice che dice tutto su come il tecnico intenda il suo mandato — una missione educativa prima ancora che sportiva.

IL PALLONE COME FELICITÀ, NON COME PESO - Baldini si fa portavoce di una critica che arriva direttamente alle famiglie: «I genitori li vogliono ricchi e famosi e glielo fanno pesare: il pallone deve essere strumento di felicità, non di frustrazione». Parole che colpiscono perché vengono dette alla vigilia di una partita di Nazionale, non di un convegno pedagogico. Ma è esattamente questo il punto: per Baldini, i confini tra calcio e vita non esistono.

L'IDENTITÀ DI UN GRUPPO - La Nazionale che guida è la più giovane della storia azzurra, con un'età media di vent'anni e sei mesi — come riferisce La Gazzetta dello Sport. Non gioca Palestra, gioca Pio Esposito. Tra i pali c'è Donnarumma, che insieme a Pio ha ringraziato il gruppo per l'accoglienza ricevuta: un gesto che il ct ha notato e sottolineato, capovolto nel significato: «Loro che ringraziano noi. Avete capito?». La Nazionale multietnica che Baldini descrive con orgoglio — «Bello sentire questi ragazzi chiamarsi fratelli» — è già una risposta al calcio che non ci ha portati in tre Mondiali consecutivi.

L'UOMO OLTRE IL TECNICO - Ai tifosi italiani, feriti da tre mancate qualificazioni mondiali di fila, Baldini lancia un messaggio diretto: «Qui c'è talento e passione, voglia di emergere con il sacrificio e la dedizione: questi ragazzi si stanno allenando con il cuore. Io non ho niente da perdere perché dal niente vengo, al massimo là torno». E alla domanda su chi dedicherebbe questa avventura, la risposta spiazza tutti: «A Nebbia, il cane dei miei figli». Si commuove. Poi aggiunge: «Se mi deridono, so diventare duro, durissimo, anche cafone». Non è un personaggio: è un uomo.

Questa cantera azzurra porta anche le impronte nerazzurre: stasera allo Stade de Luxembourg, i ragazzi di Baldini affrontano il loro primo esame. Non da grandi, come tiene a precisare il ct: da chi è consapevole che il talento può fiorire senza perdere il sorriso.

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Sezione: Italia / Data: Mer 03 giugno 2026 alle 09:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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