Scelto il commissario tecnico, scelto il direttore tecnico: adesso a Roberto Mancini e Claudio Ranieri tocca la parte complicata, cioè costruire l'Italia. E il primo passo è smontare un luogo comune che ci accompagna da troppi anni: i giocatori ci sono, quello che manca è il contesto per farli emergere.
IL NODO SPAZIO - Il mantra dei «pochi giocatori» regge fino a un certo punto. I numeri dicono che gli italiani in Serie A faticano a trovare minuti, ma il problema non nasce nei club che inseguono la Champions: nasce nella middle class del campionato, quelle società che potrebbero permettersi di rischiare sul talento di casa e scelgono di non farlo. Il materiale tecnico e umano, invece, non scarseggia affatto.
PORTIERI E CORSIE - Tra i pali il gruppo è già disegnato: Gianluigi Donnarumma, classe 1999, ha ancora davanti due Europei e un Mondiale da protagonista, mentre Marco Carnesecchi con l'Atalanta ha compiuto lo step che lo rende il dodicesimo naturale. Da decifrare invece la posizione di Guglielmo Vicario, oggi fuori dal progetto Tottenham, in ballottaggio con Alex Meret per la terza casella. Sulla destra la coperta è larghissima: Marco Palestra al Chelsea è un salto importante per lui e per il movimento, Michael Kayode ha fatto una stagione notevole al Brentford, mentre per Giovanni Di Lorenzo l'Europeo può essere l'ultimo giro di valzer. A sinistra comanda Federico Dimarco, con Riccardo Calafiori pronto a spostarsi anche al centro.
DIFESA, SANT'ABBONDANZA - È il reparto che consente di programmare senza affanni. Alessandro Bastoni, Gianluca Mancini, Calafiori, Giovanni Leoni del Liverpool dopo l'anno perso per infortunio, più i due bergamaschi: Honest Ahanor e Giorgio Scalvini. Sei nomi bastano ad aprire un ciclo lungo, senza contare chi dovrà riprendersi il posto — da Alessandro Buongiorno a Matteo Gabbia — e la pattuglia dei ragazzi in giro per l'Europa, da Filippo Manè al Borussia Dortmund a Fabio Chiarodia al Mönchengladbach.
IL NODO REGISTA - Qui invece si apre la questione più delicata – nell'analisi firmata da Marco Conterio per TUTTOmercatoWEB – perché il commissario tecnico cerca un pivot puro, un playmaker davanti alla difesa sul modello Jorginho. Sandro Tonali e Nicolò Fagioli risolverebbero il problema adattandosi, ma nel ruolo specifico il panorama è scarno: Manuel Locatelli in azzurro non è mai diventato protagonista, Bryan Cristante conserva la qualità ma non l'anagrafe, Samuele Ricci alla prima da big non ha convinto al Milan, Nicolò Rovella resta una risorsa. E poi c'è la scommessa: a Bergamo Sarri può rilanciare Gianluca Gaetano tra i grandi.
MEDIANA E FASCE - In mezzo Nicolò Barella, Fagioli e Tonali formerebbero già un reparto di livello internazionale, ma il calcio contemporaneo pretende almeno un interprete con centimetri e struttura: per questo va seguita la stagione di Cher Ndour a Firenze. Servono anche i gol dalla seconda linea, e Davide Frattesi per garantirli deve tornare a giocare con continuità. Il vero vuoto, però, è sugli esterni: l'Italia non ha un gamechanger paragonabile a Lamine Yamal, Désiré Doué o Khvicha Kvaratskhelia. Ha buoni giocatori, da Federico Chiesa, chiamato a riscattare una parte finale di carriera martoriata dagli infortuni, alla duttilità di Giacomo Raspadori, e le speranze migliori portano i nomi di Antonio Vergara e Mattia Liberali.
CENTRAVANTI, TRE PER UN POSTO - Dal tormentone dell'erede di Immobile si è passati a una concorrenza vera. Pio Esposito è il candidato numero uno, Moise Kean deve ritrovare la versione di due stagioni fa, dall'Arabia potrebbe rientrare Mateo Retegui e nel frattempo Francesco Camarda continua a scalare le gerarchie del Milan.
Il talento, insomma, esiste. Ora serve qualcuno disposto a schierarlo: Mancini compreso.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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