Le scorie della sconfitta di Verona non sono solo legate alla prestazione opaca, ma anche a quel dubbio atroce che ha accompagnato il tris scaligero. Un episodio che avrebbe potuto riscrivere la storia del match, trasformando il 3-0 avversario in un possibile rigore per la Dea. Dagli studi di DAZN, nel consueto appuntamento con OpenVAR, l'ex arbitro Andrea De Marco ha aperto la scatola nera della sala VAR, spiegando perché la tecnologia è rimasta silente in un momento così delicato.
IL DUBBIO DEL BENTEGODI - L'episodio è noto: azione che porta al gol di Bernede, ma viziata a monte da un tocco di mano sospetto di Bella-Kotchap nell'area opposta. I tifosi nerazzurri hanno gridato allo scandalo, ma la spiegazione tecnica rivela un processo decisionale complesso. De Marco non nasconde la criticità del momento: «È stata sicuramente una decisione molto, molto difficile. Abbiamo visto come il VAR, in un primo momento, abbia avuto l'impressione che il pallone fosse stato effettivamente toccato dal calciatore del Verona». Un'ammissione che conferma la sensazione visiva avuta da molti in diretta.
LA PROVA FISICA MANCANTE - Se l'occhio umano (e tecnologico) ha avuto un sussulto, è stata la fisica a salvare il difensore dell'Hellas. L'analisi frame by frame ha cercato la "pistola fumante" che però non è mai arrivata. «Guardando l’episodio da diverse angolazioni, il pallone oltre a non cambiare mai direzione, non cambia mai nemmeno giro» spiega il responsabile dei rapporti istituzionali CAN. «È stato rivisto più volte, ma quell'impressione iniziale avuta da Aureliano non si è trasformata in una certezza». E qui scatta il protocollo.
IL DOGMA DELLA CERTEZZA - La regola aurea del VAR è chiara: si interviene solo in presenza di un "chiaro ed evidente errore". Il dubbio, nel calcio moderno, favorisce la decisione presa dal campo. «Se non c'è certezza assoluta, ovviamente, il VAR non può e non deve intervenire» conclude De Marco. «Quindi rimane valida la decisione presa da Mariani in presa diretta». Una spiegazione ineccepibile a termini di regolamento, che però lascia l'amaro in bocca per quella "impressione" che, forse, avrebbe cambiato le sorti della gara.
IL CONFRONTO CON NAPOLI - La puntata di OpenVAR ha toccato anche il big match tra Napoli e Juventus, analizzando le proteste di Antonio Conte per il mancato rosso a Kalulu su Olivera. Anche qui, la decisione di campo è stata blindata. «La Penna era piazzato benissimo e interviene immediatamente con il giallo» ha commentato De Marco. «L'intervento si configura da ammonizione perché il piede è basso, non alto, e non è un fallo violento. Il punto di contatto è basso e la decisione è corretta». Due casi, due polemiche, un unico filo conduttore: quando l'arbitro vede (o il VAR non ha la certezza del contrario), la sentenza del prato verde è inappellabile.
TECNOLOGIA E LIMITI - Resta la sensazione che, nonostante le decine di telecamere, ci siano zone d'ombra dove l'interpretazione o la mancanza di un'angolazione perfetta decidano i campionati. Per l'Atalanta, sapere che anche il VAR ha avuto il "sospetto" del rigore è una magra consolazione, ma chiude definitivamente il capitolo Verona. Ora testa al Chelsea, dove non ci sarà spazio per dubbi o recriminazioni.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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