L'Atalanta esce dalle mura di San Siro con in tasca un pareggio dal peso specifico enorme, costruito interamente sulla lavagna tattica. Al netto delle furiose polemiche sollevate dall'Inter per il contatto nell'azione dell'1-1, la formazione orobica ha meritato il risultato grazie a una ripresa giocata con un'intensità feroce, un coraggio tattico ammirevole e una costante pressione offensiva. La chiave di volta? L'ingresso di forze fresche nel reparto avanzato che ha mandato in tilt le certezze avversarie.
GLI SCHIERAMENTI INIZIALI E LO STUDIO - Il copione iniziale vede i padroni di casa fedeli al consueto 3-5-2. A protezione di Sommer agisce la linea composta da Akanji, Bisseck e Carlos Augusto. In cabina di regia detta i tempi Zielinski, supportato dagli incursori Barella e Sucic, mentre sulle corsie esterne spingono Dumfries e Dimarco per innescare il tandem Esposito-Thuram. Raffaele Palladino risponde con il collaudato 3-4-2-1: Carnesecchi tra i pali, scortato da Djimsiti, Scalvini e Kolasinac. La diga mediana è affidata a de Roon e Pasalic, con Zappacosta e Bernasconi larghi. Sulla trequarti, Samardzic e Zalewski si muovono a ridosso dell'unica punta Scamacca.
IL PREDOMINIO MENEGHINO E LA MOSSA SU ZIELINSKI - Durante la prima frazione, il pallino del gioco è saldamente tra i piedi della compagine milanese. L'impostazione passa costantemente dai centrocampisti, con un Barella maestoso nello smarcarsi, ma si appoggia spesso anche sulle sortite offensive dei braccetti, Bisseck su tutti. La Dea sceglie consapevolmente di mantenere un baricentro basso, a tratti fin troppo schiacciato a protezione dell'area, nel tentativo di garantirsi praterie per ripartire in contropiede. Transizioni che però faticano a innescarsi, se non per qualche rara sgroppata di Zappacosta sulla destra. In fase di non possesso, la mossa studiata a Zingonia prevede la marcatura a uomo di Zalewski su Zielinski, un accorgimento che però viene aggirato abbassando il raggio d'azione di Barella. Il gol del vantaggio locale nasce proprio da una letale combinazione a destra: anticipo di Dumfries, rifinitura al bacio di Barella e zampata di Esposito su una retroguardia mal posizionata.
LA RIVOLUZIONE DALLA PANCHINA - Lo spartito cambia radicalmente nella ripresa. L'ingresso in campo di Sulemana e Krstovic regala immediatamente strappi, vivacità e preziose opzioni di profondità alla mediana. Pur mantenendo inizialmente la struttura di base – come analizza L'Eco di Bergamo –, lo scacchiere subisce una profonda mutazione: Pasalic trasloca a destra, Sulemana agisce a sinistra a supporto di Krstovic, mentre il pacchetto arretrato si ridisegna con l'inserimento di Hien accanto a Djimsiti e Scalvini. L'intraprendenza dei nuovi entrati alza vertiginosamente i giri del motore orobico.
L'ASSALTO FINALE E IL TRIDENTE DECISIVO - Il capolavoro tattico si completa nei minuti finali. Il tecnico nerazzurro getta nella mischia De Ketelaere al posto di de Roon, arretrando Pasalic in cabina di regia al fianco di Ederson. La squadra passa a un modulo ultra-offensivo, un 3-4-3 puro con Krstovic riferimento centrale affiancato dal belga e da Sulemana. Dall'altra parte, gli avversari inseriscono Bonny accanto a Thuram, ma l'inerzia è ormai capovolta. I cambi si rivelano un'intuizione perfetta e vengono premiati dall'azione prepotente della coppia Sulemana-Krstovic, che confeziona la rete del definitivo e meritatissimo pareggio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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