Un punto preso a Novara che tutto sommato non ha causato danni visto che la Dea è a più sette dalle posizioni che scottano ed è saldamente aggrappata al gruppo di Fiorentina, Bologna e Parma. Domenica a Bergamo arriva un ospite in piena rivoluzione ed evoluzione, la squadra italiana che più sta cercando il cambiamento verso un calcio innovativo e futuristico: la Roma di Luis Enrique.
La squadra capitolina ha una proprietà americana, un allenatore spagnolo e una dirigenza italiana. Questo connubio di culture sportive differenti comincia ad avere i suoi risultati: la mentalità manageriale americana ha inciso sulla pazienza adottata nei confronti di Luis Enrique, ci fosse stato un presidente italiano, vista l’alternanza di risultati, sarebbe stato già esonerato; il tecnico iberico applica un calcio totale sul modello del Barcellona, propone novità e da’ grande fiducia ai giovani; i dirigenti italiani sono indispensabili per navigare a vista nel mare burrascoso della politica del mondo pallonaro.
Il coach proveniente dal Barcellona è innovativo e spavaldo, da inizio campionato ha limato qualche sua convinzione che cozzava con la cultura italiana ma per il resto è rimasto fedele ai suoi concetti. La cosa che più sbalordisce è la facilità e la serenità con cui si affida ai giovani, non si lamenta mai per le assenze e attinge con facilità dalla primavera, mette in campo in momenti cruciali della partita gente come Viviani e Piscitella senza batter ciglio, come se fosse la cosa più naturale del mondo: in effetti è così che dovrebbe essere ma siamo noi del Belpaese che siamo abituati male.
ANALISI DELLA SQUADRA
Stekelenburg è stato prelevato dall’Ajax per una vagonata di milioni di euro e fino ad ora non ha fatto niente di speciale, siamo tutti in attesa di vedere da un momento all’altro la parata epica che convaliderà l’esoso investimento: siamo proprio sicuri che non si poteva dare una possibilità a Curci?!
La difesa a quattro si schiera con il romano e romanista Rosi sulla destra, fisico eccellente, grintoso ma sembra gli manchi ancora qualcosa per fare il salto di qualità. A sinistra l’invenzione: Taddei terzino; per anni è stato impiegato come mezzala, trequartista o addirittura attaccante esterno. Con buona pace di Josè Angel, il brasiliano interpreta il ruolo alla sua maniera, molto presente nella fase di spinta garantisce una copertura al limite dell’accettabile. A quasi 32 anni il suo futuro non sembra certo quello del difensore. Al centro la strana coppia, due vecchie volpi, un brasiliano e un argentino: Juan e Heinze; entrambi forti sulle palle alte, un po’ lenti e ogni tanto concedono qualche svarione difensivo.
Il centrocampo si schiera a tre: la colonna centrale e portante è De Rossi, centrocampista moderno per eccellenza, tecnico e fisico, attua indifferentemente la fase offensiva e quella difensiva in maniera eccellente. Al suo fianco ci saranno Gago e Pjanic. L’argentino, fin dai tempi di Madrid, era relegato al ruolo di regista ma sta dimostrando di poter dire la sua anche da mezzala. Il bosniaco sta vivendo un’ottima annata ed ha spodestato addirittura Totti nel compito di battere le punizioni; è stato prelevato dal Lione dove da qualche mese non era nemmeno titolare fisso, vedendo la rosa della squadra francese pare un insulto al calcio.
Sulla trequarti finalmente stiamo ammirando e osservando i primi passi di Lamela nel calcio italiano. Dopo un inizio stentato fatto di numerosi infortuni ora si sta affermando come ottimo giocatore: la tecnica non gli manca e il carattere neanche. Il rendimento è abbastanza altalenante ma è in linea con quello di tutta la squadra. E’ definito il Kakà argentino ma coi paragoni ci andrei molto cauto. L’età e il talento però sono dalla sua.
In attacco, causa squalifica del capitano Totti, vedremo agire Borini e Osvaldo. Il giovane italiano sta impressionando tutti per capacità di sacrificio e fiuto del gol. E’ un generoso, corre dall’inizio alla fine senza risparmiare una goccia di sudore e ultimamente trova facilmente la porta. Grazie al suo atteggiamento è entrato nelle grazie del tecnico che ultimamente ha dichiarato:”Da’ sempre il centro per cento, anche quando dorme…”. Il bomber argentino proviene da un infortunio abbastanza lungo ed è alla ricerca della condizione migliore, è una punta classica: predilige il gioco in area di rigore, forte nei colpi di testa e prestante dal punto di vista fisico. Come per il discorso del portierone olandese vale lo stesso discorso: siamo sicuri valga 18 milioni di euro e che fosse più forte di Borriello?!
IL MOMENTO
I giallorossi sono imprevedibili, possono vincere e perdere con chiunque con la stessa facilità. Stanno cercando di assimilare i dettami di Luis Enrique e sembra che il procedimento sia ancora lungo. Rispetto all’andata hanno maggiori equilibri, sono più compatti ed esibiscono un calcio più fluido ma danno l’impressione di poter concedere qualcosa all’avversario da un momento all’altro. La rosa capitolina è di primo livello e il quinto posto lo certifica ma la Dea, soprattutto in casa, ha le carte per mettere in difficoltà gli avversari. I romani patiranno la compattezza e la grinta a tutto campo dei ragazzi di Colantuono.
Il match di domenica sarà affascinante, si affrontano le due compagini che quest’anno hanno strabiliato maggiormente anche se per motivi diversi. L’Atalanta precampionato era data per spacciata e ha meravigliato tutti raccogliendo punti a volontà. La Roma anche se ha perso partite improbabili in altre ha saputo però donare al proprio pubblico partite coinvolgenti e spumeggianti, applicando un calcio rapido, tecnico e generoso ed è per questo che è sempre sostenuta dal pubblico romano.
La Dea deve scendere in campo all’Atleti Azzurri d’Italia con la tranquillità di chi non ha nulla da perdere in questo tipo di partite, applicare una mera tattica difensivista non porterà a niente.
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