L'accordo c'è da tempo, i contratti sono pronti, i colloqui tra Tony D'Amico e la Roma si intensificano di ora in ora. Eppure il dirigente pescarese si muove ancora nell'ombra, in attesa di una liberatoria che tarda ad arrivare: l'Atalanta ha scelto di far valere il contratto che lo lega al club fino al 30 giugno 2027, tenendolo formalmente sotto la propria orbita dopo averlo sollevato dall'incarico il 27 maggio. Una situazione oggettivamente paradossale, dalla quale si è iniziato a uscire soltanto grazie a una telefonata chiarificatrice: quella con cui Ryan Friedkin avrebbe contattato ieri sera la proprietà americana della Dea, appianando una frizione che stava diventando un imbarazzo per tutte le parti in gioco.
IL CASO CHE NON SI SAPEVA COME CHIAMARE - La distinzione tra rescissione consensuale e rimozione dall'incarico ha generato conseguenze concrete e immediate: D'Amico non è un libero professionista, è un dipendente con contratto attivo - spiega Il Corriere dello Sport -. L'Atalanta, avendo concordato la separazione a fine stagione, ha poi annunciato il suo nuovo direttore sportivo — Cristiano Giuntoli — mantenendo però D'Amico sotto contratto senza attribuirgli funzioni. Una posizione analoga, sul piano pratico, a quella di un allenatore esonerato che continua a percepire lo stipendio. A Bergamo queste cose si regolano con precisione, e non si fanno sconti.
LA VERSIONE UFFICIALE CHE REGGE POCO - La spiegazione circolata nelle ultime ore — secondo cui la Dea avrebbe voluto evitare di annunciare il successore di Frédéric Massara poche ore dopo la separazione ufficiale, per non mettere in imbarazzo il dirigente uscente — ha una sua logica di stile, ma non regge completamente alla prova dei fatti. Cinque giorni senza direttore sportivo, mentre la Roma ha una finestra di bilancio che si chiude il 30 giugno e un mercato da Champions League da impostare al più presto, sono cinque giorni di tempo prezioso bruciato sul campo. L'attivismo prudente di D'Amico da lontano non è bastato a colmare il vuoto.
L'ELEMENTO ECONOMICO - Nel colloquio tra le due proprietà potrebbe essere emerso anche un argomento di natura finanziaria. Pur di accelerare e chiudere definitivamente la questione, la Roma sarebbe disposta a farsi carico di un costo extra, accollandosi in parte o totalmente il peso del contratto residuo di D'Amico con la Dea. Una soluzione pragmatica che consentirebbe al dirigente di sedersi finalmente alla scrivania di Trigoria senza strascichi, e all'Atalanta di ricevere un indennizzo dalla proprietà Friedkin per liberare il suo uomo.
LA TEMPISTICA - La fumata bianca è attesa tra oggi e domani. Una volta sbloccato il nodo contrattuale, D'Amico potrà finalmente operare nella piena ufficialità del suo ruolo, dare il via alle plusvalenze da chiudere entro fine mese e avviare il lavoro su un mercato che deve rinforzare soprattutto l'attacco e le fasce della squadra giallorossa.
Bergamo ha resistito fino alla telefonata giusta. Roma ha trovato la chiave. Ora il pallone passa a D'Amico.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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