La musichetta della Champions League come antidoto alle scorie del campionato, la sfida ai Campioni del Mondo per Club come occasione di riscatto immediato. Raffaele Palladino si presenta nella sala conferenze della New Balance Arena con la fermezza di chi sa che il calcio offre sempre una seconda possibilità, a patto di saperla cogliere. Dopo la battuta d'arresto di Verona, il tecnico nerazzurro non cerca alibi, ma soluzioni: analizza il crollo del Bentegodi, blinda il gruppo ("grandi uomini dispiaciuti") e lancia la sfida al Chelsea dell'amico Enzo Maresca. Tra l'elogio a un De Ketelaere ormai leader e la gestione certosina di Scamacca e Kolasinac, Palladino traccia la rotta per una notte che promette scintille. L'obiettivo non è fare calcoli di classifica, ma regalare a Bergamo una prestazione "perfetta" contro una delle corazzate del calcio mondiale. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, dopo la caduta di Verona, come si riparte mentalmente e tecnicamente? Vi siete confrontati nello spogliatoio per capire cosa non ha funzionato?
«Si riparte in un solo modo: analizzando a fondo la brutta prestazione, e l'abbiamo fatto insieme ai ragazzi. Ci siamo confrontati a viso aperto e vi garantisco che i primi a essere dispiaciuti sono proprio loro; non vogliono assolutamente ripetere quel tipo di primo tempo. Dobbiamo capire che è stato un episodio isolato che non deve più accadere, perché in campionato non possiamo permetterci cali del genere. Domani però è l'occasione giusta per riscattarci: siamo in un'altra competizione, prestigiosa, contro una squadra che in estate ha vinto il Mondiale per Club. Il Chelsea ha valori immensi e grandi campioni: vogliamo confrontarci con loro davanti ai nostri tifosi e regalare alla gente di Bergamo una gioia immensa».
A proposito del confronto post-Verona, le risposte che cercava le ha trovate più sul piano umano o su quello tecnico?
«Su entrambi i fronti. Quando accadono certe prestazioni, il confronto nello spogliatoio è inevitabile e necessario. Ho la fortuna di allenare un gruppo di grandi uomini con i quali si può parlare e discutere in modo costruttivo; il loro dispiacere era palpabile. Ma ora bisogna voltare pagina immediatamente, perché le cose vanno analizzate per non ripeterle, ma non ci si può piangere addosso. Abbiamo due partite vitali tra domani e sabato. Contro il Chelsea serve la partita perfetta per competere. Sul piano tecnico ho avuto ottime risposte: la rifinitura di oggi mi è piaciuta molto, sono stati davvero bravi».
Quale Atalanta dobbiamo aspettarci domani sera? Ormai abbiamo imparato a conoscere il suo undici titolare "tipo". Sarà quella la formazione?
«Il mio obiettivo è arrivare a un punto in cui non ci si debba chiedere "quale Atalanta" scenderà in campo, se quella di coppa o quella di campionato. Vorrei che l'Atalanta fosse sempre la stessa: identica per intensità e qualità in ogni competizione. Ho un gruppo di ragazzi che mi segue e che è totalmente coinvolto. Domani cercherò di schierare la formazione migliore, ma per me non esistono solo i titolari. Con i cinque cambi, chi subentra è fondamentale perché può cambiare mezza squadra. Se chi entra mi mette in difficoltà per la partita successiva, per me è una vittoria».
Da giocatore lei era un attaccante atipico, per certi versi simile a De Ketelaere. Una delle sue prime mosse è stata ridefinire il ruolo del belga. La sua esperienza personale l'ha aiutata in questa intuizione?
«Ne parlavamo proprio poco fa nel van con Charles. Gli ho raccontato del mio passato e di allenatori come Gasperini che coinvolgevano molto gli attaccanti. Avendo fatto quel ruolo e avendo vissuto certe dinamiche in prima persona, mi viene naturale trasferire quelle sensazioni ai ragazzi. Cerco di dare consigli per metterli nelle condizioni ideali, per spiegare dove sono i punti deboli avversari e come far male. Poi sta alla loro qualità e intelligenza esprimersi, ma Charles sta facendo un lavoro straordinario. E non parlo solo di gol e assist: la sua fase difensiva è fantastica. È diventato un leader in campo, si prende responsabilità anche quando sbaglia, e questo mi piace da morire».
Come valuta la crescita di Scamacca, che sta ritrovando continuità? E a De Ketelaere (presente in conferenza) chiedo che gara si aspetta, vista la possibilità di puntare alle prime otto posizioni.
«Di Gianluca sono molto contento. Ha alzato notevolmente l'intensità e il livello degli allenamenti, e le prestazioni sono in crescita costante. È un ragazzo sensibile che ha sofferto tanto, ma è un grande professionista. Deve continuare così, lavorando forte in settimana. C'è un aspetto su cui deve migliorare: l'attacco alla porta. Sa che ci tengo. Spesso gioca per mandare in porta i compagni, e questo mi piace, ma un centravanti deve giocare anche per il gol, deve avere quella cattiveria egoistica perché ha i mezzi per fare grandi cose».
È arrivato da circa un mese. A che punto siamo della "scala valoriale" della sua Atalanta? I risultati in Champions sembrano migliori di quelli in campionato.
«Più sto con i ragazzi, più scopro cose nuove e positive. Un mese è poco, ho bisogno di vivere altre partite per capire davvero il loro livello massimale. Di sicuro quello che è successo sabato non ci è piaciuto e non deve ripetersi. Le nostre prestazioni passano dall'atteggiamento: dobbiamo battagliare su tutti i campi. La squadra deve mantenere l'entusiasmo alto e una certa "leggerezza" mentale, perché venivano da mesi di sconforto e pareggi. In campo bisogna andare forte, ma con la testa libera».
La possibilità di qualificarsi direttamente agli ottavi cambia l'approccio alla gara o vi dà una spinta in più per cancellare Verona?
«Io non guardo mai le classifiche, né in campionato né in Champions. Guardo solo alla partita di domani. Dobbiamo fare la gara perfetta per battere il Chelsea, perché sono completi in ogni reparto. Confrontarci con loro ci serve per capire a che punto siamo del nostro percorso. Quando affronti i migliori, i tuoi difetti emergono ed è lì che puoi lavorarci. Il nostro unico pensiero è vincere domani, non i calcoli».
In una partita del genere, quanto conta avere un Kolasinac al top? È pronto per giocare 90 minuti?
«"Kola" ha messo minuti nelle gambe e abbiamo gestito i suoi allenamenti con lavori integrativi di forza e corsa, necessari dopo un lungo infortunio. Adesso sta bene; probabilmente non è ancora al 100% della condizione, che crescerà giocando, ma è un giocatore su cui puntiamo tantissimo. La squadra aveva bisogno di ritrovarlo e per domani è a completa disposizione».
Lei è stato in Inghilterra a studiare, ha visto il Chelsea da vicino e conosce bene Maresca. Che partita si aspetta dopo questo studio ravvicinato?
«Sì, nel mio periodo di inattività sono stato in Inghilterra per l'inglese e ne ho approfittato per vedere la Premier. Sono stato con Enzo Maresca, con cui ho giocato alla Juve e con cui ho un ottimo rapporto di amicizia. Mi aspetto un Chelsea forte, ricco di individualità. L'ho studiata, ma studiare non significa vincere automaticamente: puoi conoscere qualche dettaglio in più, ma poi serve l'interpretazione in campo. Oggi abbiamo curato ogni minimo aspetto e i ragazzi hanno fatto un'ottima preparazione».
Chiudiamo con la tattica. In Champions sono stati decisivi i trequartisti: Pasalic col Bruges, Samardzic a Marsiglia. Domani vedremo il trequartista o il tridente puro?
«(Sorride, ndr). Affrontiamo già una squadra forte con un allenatore bravo, non voglio dargli vantaggi! Scherzi a parte, sapete che entrambe le opzioni sono nelle nostre corde. A Napoli abbiamo giocato col trequartista e due punte, ma possiamo fare anche due trequartisti e una punta. La squadra sa interpretare entrambi i moduli. Ma al di là dei numeri (1-2 o 2-1), domani conta fare la partita perfetta in entrambe le fasi, possesso e non possesso. Non vediamo l'ora di scendere in campo».
Rispetto per l'avversario, ma nessuna paura. Raffaele Palladino affronta il suo "esame di inglese" contro il Chelsea con la consapevolezza di chi ha preparato la lezione nei minimi dettagli. L'Atalanta vuole cancellare Verona e dimostrare all'Europa che alla New Balance Arena è ancora un fortino inespugnabile, spinta da un gruppo che ha ritrovato unità e leader in campo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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