Gianluca Mancini è stato uno dei protagonisti della vittoria dell’Italia a Chișinău, firmando il gol che ha sbloccato una partita complicata e poco brillante. Ai microfoni della Rai, il centrale della Roma ha raccontato la fatica, la compattezza del gruppo, le sensazioni dopo i fischi e l’istinto che lo accompagna ogni volta che attacca l’area avversaria. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

LETTURA DEL MATCH - «Più passava il tempo, più era difficile sbloccarla»
«Sapevamo che partita ci aspettava e ci eravamo preparati proprio per questo», spiega Mancini. «Nel primo tempo siamo stati lì, ma non siamo stati bravi a segnare. Quando il tempo scorre diventa tutto più complicato. Alla fine l’abbiamo sbloccata e poi abbiamo trovato anche il raddoppio. Se fosse arrivato prima il gol, forse sarebbero arrivati più gol».

CONDIZIONI FISICHE - «Ho preso la vecchietta, ma per uscire devono togliermi una gamba»
«A inizio partita ho preso la famosa “vecchietta”, e me la sono portata fino alla fine», racconta. «Questa maglia è bellissima: per farmi uscire devono togliermi una gamba. Sono rimasto concentrato nonostante il dolore. Il gruppo è unito: oggi abbiamo cambiato tanto e tutti hanno risposto presente. La compattezza è la base per arrivare a grandi successi».

I FISCHI DELLO STADIO - «Non piacciono, ma dobbiamo trasformarli in applausi»
«I fischi non fanno mai piacere», ammette Mancini. «Noi però pensiamo al campo: migliorare, crescere e far girare l’umore della gente. Speriamo di trasformarli presto in applausi».

L’ISTINTO IN AREA - «Ho un passato da attaccante: immagino il cross prima che arrivi»
«Ho un passato da attaccante e da centrocampista nelle giovanili», rivela. «Cerco sempre di anticipare il cross, immaginare dove andrà la palla. Quando capisco la traiettoria, come stasera con Federico che ha un piede fantastico, provo a buttarmi bene. Questa volta è andata al meglio».

VERSO LA NORVEGIA - «Decide il mister, l’importante è restare uniti»
«Il mister farà le sue scelte», conclude. «Io sono sempre a disposizione. L’importante è stare dentro questo gruppo e restare uniti come oggi. Se c’è da giocare, darò tutto come sempre».

Mancini incarna esattamente lo spirito che Gattuso chiede all’Italia: coraggio, resistenza e senso di appartenenza. Il gol alla Moldova è un premio alla sua determinazione, ma anche il simbolo di una squadra che, pur tra difficoltà e critiche, vuole rimanere compatta e crescere partita dopo partita.

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Sezione: Italia / Data: Gio 13 novembre 2025 alle 23:55
Autore: Daniele Luongo
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