L'Atalanta si affida all'esperienza dei suoi senatori per fronteggiare la potenza del Bayern Monaco. Insieme a mister Palladino, è intervenuto in conferenza stampa Mario Pašalić. Il centrocampista croato, ormai veterano e simbolo indiscusso di questa Dea al pari di capitan de Roon, porterà la voce e il carisma dello spogliatoio a poche ore dal fischio d'inizio di una delle sfide più importanti della stagione. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com 

IL PESO DELL'ESPERIENZA - L'ironia non nasconde la fame di chi certi palcoscenici li conosce a memoria. Il centrocampista croato, interrogato su quanto inciderà il suo vissuto internazionale, non ha dubbi e stempera la tensione con un sorriso: «La speranza principale è quella di trovare la via della rete già domani sera». Dietro la battuta, però, c'è la ferma determinazione di chi vuole guidare il gruppo in una notte da brividi: «Sarà fondamentale godersi ogni istante di questa serata così affascinante. Scenderemo in campo per giocarcela assolutamente ad armi pari, pronti a un confronto aperto e senza alcun timore reverenziale nei loro confronti».

MATURITÀ EUROPEA - Il fascino della massima competizione continentale non svanisce mai, nemmeno per chi ha accumulato innumerevoli gettoni in carriera. La consapevolezza, tuttavia, è cambiata, così come lo status del club bergamasco nel panorama calcistico internazionale. «Personalmente ho disputato tantissime partite in questo torneo, ma quello che conta è la crescita collettiva», sottolinea il tuttocampista. La Dea non è più una cenerentola, ma una realtà solida e rispettata: «L'Atalanta ha ormai maturato un bagaglio di esperienza enorme a questi livelli. L'obiettivo, come in ogni occasione, sarà quello di dare tutto noi stessi per spingerci oltre l'ostacolo».

I FRUTTI DEL LAVORO - Il percorso in nerazzurro è una parabola di costanza e dedizione totale. Interrogato su quanto stia attualmente raccogliendo ciò che ha seminato nel tempo, il tuttocampista croato conferma la bontà del suo lungo cammino a Bergamo: «Assolutamente sì. Sono qui ormai da ben otto anni ed è diventato fondamentale per me rappresentare i colori dell'Atalanta con orgoglio». Un legame viscerale che va ben oltre il rettangolo verde, trasformandolo in una vera e propria colonna portante del progetto.

SUL PODIO DELLA STORIA - Raggiungere il terzo gradino del podio per presenze all-time con la maglia della Dea è un traguardo che invita inevitabilmente a riavvolgere il nastro dei ricordi, ripensando agli albori della sua avventura. La trasformazione da pedina di passaggio a bandiera indiscussa è stata graduale ma inesorabile: «All'inizio, quando sono arrivato, pensavo si trattasse solamente di una parentesi temporanea in prestito. Con il passare degli anni, però, ho compreso a fondo che avrei potuto costruire qualcosa di veramente importante all'interno di questa società». Un senso di appartenenza che sfocia in un'emozione sincera: «Sono profondamente orgoglioso di aver tagliato questo traguardo».

QUESTIONE DI RUOLO - Quando gli viene chiesto se preferisca agire da diga in mediana o muoversi tra le linee sulla trequarti, il croato spazza via ogni personalismo tattico. La lavagna passa in secondo piano di fronte alle necessità del collettivo nerazzurro. «Le posizioni specifiche sul campo sono relative», precisa con la saggezza del veterano. Il diktat dell'allenatore è stato assimilato alla perfezione e diventa un mantra per tutto lo spogliatoio: «La priorità assoluta è farsi trovare sempre pronti a ricoprire qualsiasi ruolo, seguendo esattamente quello che ci chiede il mister per il bene della squadra».

L'OSTACOLO KANE - L'orizzonte europeo propone un incrocio da brividi contro uno dei centravanti più letali del panorama internazionale. Affrontare un bomber del calibro di Harry Kane richiederà una prestazione difensiva corale ai limiti della perfezione. «Forse agli inizi nessuno immaginava che potesse raggiungere vette così alte, ma oggi è indiscutibilmente uno dei migliori attaccanti al mondo per la sua totale completezza», ammette lucidamente l'ottantotto atalantino. Nessuna resa anticipata, però, solo la chiara consapevolezza dell'impresa che li attende: «Sarà un confronto durissimo, ma noi scenderemo in campo per riprovarci con tutte le nostre forze».

L'INVESTITURA DI RAKITIC - Ricevere parole al miele da una leggenda vivente del calcio internazionale potrebbe far girare la testa a molti, ma non al numero ottantotto nerazzurro. Il suo pragmatismo lo riporta immediatamente alla fatica dei campi d'allenamento: «Alla fine dei conti, l'unica cosa che ha un peso reale è il sudore del lavoro quotidiano». C'è però spazio per un ringraziamento sincero verso l'illustre connazionale, riconosciuto come un faro non solo per le doti tecniche: «Parliamo di un gigante di questo sport, un campione che ha sempre dimostrato un'umanità e una disponibilità eccezionali, mettendosi costantemente al servizio dei ragazzi più giovani per aiutarli a crescere nel modo giusto».

LA CURA PALLADINO - La metamorfosi vissuta dallo spogliatoio in questa stagione ha radici precise e coincide con l'impatto della nuova guida tecnica. Interrogato su quale sia stata la reale scintilla innescata dall'allenatore per invertire la rotta, il centrocampista analizza con lucidità le scorie del recente passato: «Siamo dovuti uscire da un tunnel buio, un frangente davvero complicato in cui i risultati sembravano un miraggio e faticavamo a sbloccarci». La ricetta per la rinascita è andata a toccare prima di tutto le corde dell'anima: «Il mister è stato determinante nell'iniettare una dose massiccia di entusiasmo nel gruppo, ma soprattutto è riuscito a restituirci quella fiducia vitale che avevamo smarrito per strada».

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Sezione: Interviste / Data: Mar 10 marzo 2026 alle 06:01
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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