Il fascino magnetico del Brasile 2027 si scontra subito con il muro di ghiaccio della Scandinavia. L'esordio nelle qualificazioni mondiali si trasforma in una salita ripida per la Nazionale italiana, trafitta da una solidissima e cinica Svezia. Un passo falso che lascia un retrogusto inequivocabilmente amaro, figlio di un approccio tattico e mentale troppo tenero, ma che non scalfisce le ambizioni di un gruppo capace di ritrovare la propria anima battagliera nei secondi quarantacinque minuti.
LA DITTATURA DEI MUSCOLI - Ad ammutolire i seimila cuori trepidanti del Granillo di Reggio Calabria è bastata una prima frazione di gioco in cui la fisicità ha recitato la parte del leone. Le ospiti hanno aggredito la contesa con una foga atletica impressionante, mettendo in crisi le portatrici di palla azzurre e inaridendo le fonti di gioco con marcature asfissianti. Il vantaggio nordeuropeo, scaturito al ventiduesimo minuto, è il manifesto spietato di questo predominio: un sanguinoso e prevedibile passaggio orizzontale di Cambiaghi sulla trequarti sbatte contro l'ex giocatrice del Milan Asllani, innescando la fulminea transizione guidata dall'astro nascente Schroder. La talentuosa diciottenne gestisce la ripartenza con la lucidità di una veterana, premiando l'inserimento di Bah che apparecchia a sua volta per Filippa Angeldahl. Il tiro della centrocampista del Real Madrid non è certo memorabile, ma una sfortunata e beffarda deviazione di Lenzini taglia definitivamente fuori causa l'incolpevole Giuliani, decretando l'uno a zero.
LA SCOSSA NEGLI SPOGLIATOI - Incassato il colpo e subita l'onda d'urto avversaria, la formazione di Andrea Soncin ha faticato a ritrovare il bandolo della matassa prima del duplice fischio. Nel chiuso degli spogliatoi, però, qualcosa è scattato. La ripresa ha restituito al pubblico un'Italia diametralmente opposta, coraggiosa nell'alzare il baricentro e intelligente nell'eludere la ferrea morsa svedese. Le Azzurre hanno iniziato a cercare i riferimenti offensivi con maggiore verticalità, scavalcando una mediana fino a quel momento in profonda apnea. La circolazione del pallone ha acquisito fluidità e raziocinio, spegnendo progressivamente l'impeto atletico e la lucidità delle scandinave.
IL LEGNO DELLA DISCORDIA E L'ASSEDIO - L'episodio che avrebbe potuto riscrivere la trama del match si materializza scoccata l'ora di gioco - descrive La Gazzetta dello Sport -. Al minuto sessantuno, al termine dell'ennesimo corpo a corpo rusticano, Cambiaghi approfitta di una clamorosa uscita a vuoto dell'estremo difensore Falk, ma la sua conclusione sbatte inesorabilmente sul palo destro, strozzando in gola l'urlo del pareggio. È il segnale definitivo della riscossa tricolore. Soncin fiuta l'inerzia e ridisegna lo scacchiere tattico, passando a un iper-offensivo e spregiudicato 4-2-4 gettando nella mischia forze fresche come Piemonte e Beccari per dare nuova linfa vitale all'attacco. Proprio Piemonte impiega pochissimi istanti per scaldare i guantoni avversari, mentre nel finale è il tempestivo ingresso di Dragoni a produrre l'ultimo, disperato brivido al novantesimo, sventato in extremis dal muro eretto da Andersson.
LA CLASSIFICA E L'IMMEDIATO FUTURO - Al triplice fischio, i tre punti volano in Scandinavia, permettendo alla Svezia di agganciare in vetta al raggruppamento la Danimarca, vittoriosa ieri sull'ostica Serbia. La nostra Nazionale resta ferma al palo, zavorrata dal rammarico di aver preso le misure alle avversarie quando ormai la frittata era fatta.
Il tempo per le recriminazioni o per i musi lunghi è però già esaurito. La strada verso il Sudamerica è lunga e insidiosa, ma il calendario offre un assist immediato per cancellare lo zero in classifica: sabato sette a Vicenza, nell'incrocio verità contro la temibile Danimarca, bisognerà ripartire dall'orgoglio e dal furore agonistico mostrati nella ripresa. Perché il passaporto per il Brasile si conquista solo iniziando a lottare fin dal primissimo giro d'orologio.
ITALIA-SVEZIA 0-1 (p.t. 0-1)
22’ Angeldahl (S)
ITALIA (3-5-2)
Giuliani; Lenzini, Linari, Di Guglielmo; Oliviero, Caruso, Giugliano (84’ Dragoni), Severini (75’ Greggi), Bonansea (84’ Girelli); Cantore (62’ Piemonte), Cambiaghi (62’ Beccari).
A disp. Baldi, Durante, Bergamaschi, D'Auria, Glionna, Soffia, Salvai.
All. Soncin.
SVEZIA (4-3-3)
Falk; Holmberg, Andersson, Nelhage, Lundkvist; Angeldahl, Asllani, Olme; Kaneryd (87’ Ijeh), Schroder (69’ Blomqvist), Bah (74’ Rolfo).
A disp. Ohman, Enblom, Nildén, Reidy, Vinberg, Kafaji, Wijk, Bennison.
All. Almgren (vice).
Arbitro Olmedo (Spa).
Assistenti Fernández Esesúmaga, Fernández González (Spa).
IV ufficiale Cuesta Arribas (Spa).
Note Spettatori 6.008. Ammoniti: Di Guglielmo (I), Cambiaghi (I), Severini (I), Bonansea (I), Girelli (I), Olme (S). Recuperi: p.t. 0’, s.t. 4’.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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