C'è un rumore di fondo che rischia di diventare una sgradevole e pericolosa abitudine per Alessandro Bastoni. A venti giorni dal controverso episodio del derby d'Italia, le scuse pubbliche e sincere non sono bastate a placare il rancore delle tifoserie avversarie, trasformando ogni trasferta in un autentico tiro al bersaglio sonoro che non accenna a diminuire.
LA CONTESTAZIONE SUL LAGO - L'eco dei fischi piovuti ieri sera sulle sponde del lago di Como ha ricalcato fedelmente il clima ostile già respirato in quel di Lecce. Il difensore dell'Inter sta pagando a carissimo prezzo la simulazione nel celebre caso Kalulu, un peccato originale che il pubblico non sembra affatto intenzionato a perdonargli. Ogni pallone transitato dalle parti del mancino nerazzurro al Sinigaglia è stato accompagnato da una bordata incessante di buu, un tappeto sonoro fastidioso che ha fatto da colonna sonora a tutta la sua serata.
LA RISPOSTA SUL CAMPO E L'INCUBO DERBY - Nonostante il clima da caccia alle streghe - scrive La Gazzetta dello Sport -, il centrale ha provato a isolarsi, sfoderando una prestazione onesta nel grigiore tattico generale. Se da un lato ha tremato su un'incursione veloce di Vojvoda, dall'altro si è preso la personalissima rivincita tecnica irridendo Caqueret con un tunnel d'alta scuola, il modo più elegante per provare a zittire le tribune. Ma il calendario non concede sconti: dopo aver giocato a San Siro solo contro il Bodo/Glimt e aver saltato il Genoa per squalifica, domenica lo attende il rovente incrocio contro il Milan. Un derby formalmente in trasferta che promette inevitabilmente un'altra dose massiccia di decibel ostili.
IL SOSTEGNO DELLO SPOGLIATOIO - Di fronte a questa tempesta ambientale, la corazzata interista ha deciso di blindare il proprio gioiello, che dal canto suo tira dritto verso l'assalto al doblete stagionale senza mostrare cedimenti psicologici. Mister Cristian Chivu non gli ha fatto mancare il suo abbraccio protettivo a fine gara, mentre il veterano Matteo Darmian ci ha messo pubblicamente la faccia: «Si è detto e parlato abbastanza del caso, ma spiace sentire ancora fischi. Bastoni non può essere giudicato per un singolo episodio: lo conosco da sei anni e non gli si può dire niente. Per fortuna non è condizionato da nulla».
L'INVESTITURA DI FABREGAS E LA NAZIONALE - A sorprendere in positivo, però, è stata la lucida difesa d'ufficio arrivata dalla panchina avversaria. Cesc Fabregas ha analizzato la situazione con la saggezza del grande ex campione, spegnendo le polemiche e allargando l'orizzonte verso il delicatissimo e quasi drammatico playoff mondiale che attende l'Italia: «Perché succede a lui? Perché gioca nella squadra più forte in Italia, sono dinamiche che riguardano le tifoserie. È un ragazzo top, deve essere il futuro capitano della Nazionale e va assolutamente protetto».
Un monito chiaro e autorevole che va ben oltre le maglie di club. Perché trasformare un pilastro azzurro nel nemico pubblico numero uno, a un passo dal bivio decisivo per le sorti dell'Italia calcistica, rischia di essere un autogol che l'intero sistema non può proprio permettersi.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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