Il calcio vive di assiomi smentiti e teoremi capovolti. Può capitare di compiere un'autentica impresa in Europa contro una superpotenza e, soli quattro giorni più tardi, inciampare rovinosamente sul campo di una neopromossa, pur disputando quasi l'intera gara in superiorità numerica. La caduta dell'Atalanta al Mapei Stadium contro il Sassuolo è la fotografia esatta di una domenica da incubo, in cui la stanchezza fisica e un preoccupante calo di tensione hanno mandato in tilt i meccanismi perfetti ammirati fino a pochissimo tempo fa.
LA MALEDIZIONE DELLA SUPERIORITÀ - L'antica e celebre massima di Nils Liedholm, secondo cui «si gioca meglio in dieci», ha trovato sul prato emiliano la sua più spietata consacrazione. L'espulsione diretta comminata a Pinamonti dopo appena sedici giri d'orologio avrebbe dovuto spianare la strada agli ospiti, ma si è tramutata in un'illusoria trappola. La squadra bergamasca si è incartata in un possesso palla tanto prolungato (77%) quanto inoffensivo. Un blackout che richiama alla mente la sofferta sfida contro il Genoa, quando il rosso avversario in avvio produsse una prestazione opaca salvata a fatica dal risultato. A chiudere il cerchio dell'assurdo c'è il ricordo della trasferta di Como: in quell'occasione fu proprio la formazione orobica, orfana di Ahanor espulso all'ottavo minuto, a sfoderare una prestazione granitica per blindare il pareggio.
LE SCELTE E IL PESO DELL'EUROPA - Sbancare il palcoscenico della Champions League contro il Borussia ha fisiologicamente prosciugato il serbatoio delle energie psicofisiche. Raffaele Palladino ha provato ad affidarsi alle sue certezze, confermando dal primo minuto ben nove undicesimi della formazione scesa in campo mercoledì. Una decisione condizionata anche dall'assenza per affaticamento di Ederson, dallo stop febbrile di Ahanor e dalle ormai note defezioni dei lungodegenti De Ketelaere e Raspadori. Col senno di poi, l'azzardo non ha pagato: i leoni di coppa si sono scoperti svuotati e lenti. L'intuizione di schierare Zalewski alle spalle di Samardzic e Scamacca per disinnescare Matic ha funzionato solo a sprazzi, svanendo nell'improduttività generale.
IL CROLLO E I RIMPIANTI - La cronaca del match è un concentrato di letali distrazioni. Mentre gli ospiti abbozzano un tiki taka compassato, è il Sassuolo a colpire: sugli sviluppi di un corner calciato da Laurienté, Koné brucia tutti e firma il vantaggio al ventitreesimo. La reazione è confusa, affidata a un imperdonabile errore di misura di Samardzic da ottima posizione e a un'incornata di Bellanova, mentre prima del riposo è addirittura Muharemovic a sfiorare il clamoroso raddoppio. Nella ripresa l'avvicendamento tra Scamacca e Krstovic non scuote l'inerzia. A metà frazione, una ripartenza veloce innescata da Laurienté consegna a Thorstvedt (già fermato nel primo tempo da un miracolo di Carnesecchi) il pallone del letale due a zero, infilato all'incrocio dei pali con un sinistro mortifero.
L'ASSALTO FINALE E LA CLASSIFICA - L'orgoglio ferito si accende soltanto quando l'orologio segna i titoli di coda, sfruttando il fisiologico debito d'ossigeno dei neroverdi di Fabio Grosso. In pochi minuti si concentra tutto il potenziale inespresso dell'intero match: un tocco di classe di Samardzic deviato sul palo da Muric anticipa la rete della speranza di Musah, bravo a ribadire in rete un prezioso assist di Zappacosta. L'arrembaggio disperato partorisce anche una traversa clamorosa colpita di testa da Scalvini in pieno recupero, ma il risultato non cambia. Il fischio finale certifica un'occasione gettata al vento di proporzioni mastodontiche: invece di accorciare il gap, la squadra resta isolata al settimo posto, vedendo scappare in avanti la Roma, il *omo e la Juve.
Quando le gambe rifiutano di girare e la mente resta pericolosamente ancorata ai fasti delle magiche notti europee, persino il vantaggio numerico smette di essere un'opportunità e si trasforma in un pesante fardello. Riavvolgere il nastro e ritrovare immediatamente la lucidità sarà vitale per far sì che questa bruciante caduta resti soltanto un fisiologico, per quanto doloroso, incidente di percorso.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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