Ci sono domeniche in cui il pallone rotola per inerzia e i tre punti pesano più dello spettacolo offerto. Atalanta-Verona è stata esattamente questo: una partita grigia, sporca, affrontata con le scorie mentali e fisiche di un febbraio-marzo vissuto sulle montagne russe tra Europa e Coppe nazionali. Ma in questa domenica avara di sussulti tecnici, la New Balance Arena si è illuminata per celebrare un traguardo che sa di eternità. Marten de Roon ha agganciato e superato il mito di Gianpaolo Bellini, toccando quota 436 presenze in nerazzurro. Un olandese atipico, "figlio acquisito della nostra città", che ha trasformato la fatica in arte e l'appartenenza in bandiera.

LA PARTITA DEL MESTIERE E DEL FATICA - Sgomberiamo subito il campo dalle illusioni: quella vista contro l'Hellas, fanalino di coda disperato, non è stata un'Atalanta brillante. I rientri dal primo minuto di Ederson e De Ketelaere hanno restituito geometrie, ma la fluidità di manovra è rimasta negli spogliatoi. Palladino lo sa bene e a fine gara non si nasconde, ammettendo il fisiologico calo atletico di un gruppo spremuto come un limone. A sbrogliare la matassa ci ha pensato ancora una volta Davide Zappacosta. Un ragazzo di Sora che a 31 anni vive una seconda giovinezza: corsa, intelligenza tattica e quel sinistro all'angolino che ha stappato il match quando l'assalto centrale si infrangeva sul muro gialloblù. Un "operaio della fascia che sa diventare artigiano del gol" - come lo ha definito L'Eco di Bergamo stamane -  una certezza assoluta in un pomeriggio in cui l'estro è venuto meno.

CARNESECCHI E I BRIVIDI FINALI - Se la Dea ha portato a casa l'intera posta in palio, spezzando un digiuno di vittorie che durava da quasi un mese, il merito è anche di chi sta tra i pali. Marco Carnesecchi ha indossato i panni del salvatore della patria, sventando le uniche vere minacce portate da Bowie e Orban nella ripresa. Quando l'Atalanta si è abbassata pericolosamente, complici gli ingressi non irresistibili di Musah e Raspadori, il portiere ha tirato giù la saracinesca. L'Hellas avrebbe forse meritato il pareggio per abnegazione, ma la traversa scheggiata da Krstovic nel primo tempo ci ricorda che il cinismo, nel calcio, fa la differenza tra chi lotta per l'Europa e chi annaspa per non retrocedere.

GLI STRISCIONI, I DIVIETI E IL PASSAGGIO DI CONSEGNE - Mentre in campo si faticava, sugli spalti la Curva Nord e la Curva Sud parlavano la lingua dei sentimenti. Dal doveroso e commosso ricordo di Valentina Sarto, vittima di un atroce femminicidio, all'omaggio per lo storico artista bergamasco "Ol Cagliù", fino al dibattito sempre acceso sui divieti di trasferta che continuano a mortificare il tifo popolare. Ma l'immagine che resterà scolpita nella memoria di questa domenica uggiosa è l'abbraccio finale a bordocampo. Gianpaolo Bellini, l'enfant du pays, che consegna idealmente lo scettro a Marten. «La fame è ancora lì, di vincere, di continuare a crescere, di alzare ancora un trofeo», ha promesso l'olandese. Ed è con questa fame, nuda e cruda, che l'Atalanta si prepara ad affrontare l'ultimo, rovente scorcio di stagione.

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© foto di TuttoAtalanta.com
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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 23 marzo 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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