L'Atalanta guidata da Raffaele Palladino si lascia alle spalle un mese di marzo a dir poco travagliato, ritrovando il sorriso e punti preziosi dopo la soffertissima affermazione casalinga ottenuta contro il Verona. Con un piazzamento europeo assolutamente da blindare e una finale di Coppa Italia ancora da conquistare, l'imperativo in casa nerazzurra è vietato distrarsi. Tuttavia, l'imminente arrivo di aprile impone riflessioni più profonde sulle dinamiche di una squadra che, fino alla magica e storica notte contro il Borussia Dortmund, viaggiava a ritmi da Champions League prima di incappare in una fisiologica e complessa flessione atletica e mentale.

LE CAUSE DEL CALO E L'EREDE DI LOOKMAN - A pesare sul bilancio recente – come analizza L'Eco di Bergamo – sono state l'usura fisica dovuta ai fitti impegni, i troppi infortuni e un evidente appannamento dei singoli più attesi. I riflettori sono puntati inevitabilmente su Giacomo Raspadori, designato in estate come l'erede morale di Ademola Lookman (protagonista del percorso inverso sulla rotta che collega Bergamo a Madrid). Finora, però, le altissime aspettative sul talento azzurro sono state in gran parte disattese. L'ex attaccante del Napoli è sbarcato alla corte orobica privo del ritmo partita, per poi fermarsi ai box un intero mese a causa di un noioso stiramento patito a metà febbraio.

L'EQUIVOCO TATTICO E LA POSIZIONE IN CAMPO - Al netto dei recuperabili problemi di condizione atletica, il vero nodo da sciogliere riguarda la sua collocazione sul rettangolo verde. Il dubbio che aleggia tra gli addetti ai lavori è prettamente tattico: può l'attaccante italiano interpretare il ruolo di esterno sinistro puro a tutta fascia con le stesse letali caratteristiche del nigeriano? La storia calcistica del giocatore, maturata al Sassuolo, all'ombra del Vesuvio e in Nazionale, insegna che le sue giocate migliori nascono quando agisce da seconda punta classica o da trequartista centrale, muovendosi nel cuore pulsante dell'azione anziché decentrato sulla linea laterale.

L'INTUIZIONE ZALEWSKI E IL FANTASMA DEL PAPU - Per sopperire a questa lacuna strutturale, l'allenatore ha estratto dal cilindro una mossa affascinante, impiegando Nicola Zalewski nelle vesti di vero e proprio tuttocampista. Partendo largo a sinistra ma godendo di un'ampia libertà di movimento su tutto il fronte offensivo, l'esterno italo-polacco ha ricordato alla piazza le movenze del compianto, calcisticamente parlando, Alejandro Papu Gomez. Una soluzione che, come dimostrato nell'ultima uscita alla New Balance Arena, si è rivelata estremamente funzionale. Ora, per ritagliarsi un ruolo di primo piano nel decisivo sprint di fine stagione, al ragazzo viene richiesta unicamente una maggiore e costante continuità di rendimento.

IL TRAMONTO DEL MODULO E LE NUOVE SOLUZIONI - L'attuale assetto tattico non è però un dogma intoccabile. La guida tecnica ha già ampiamente dimostrato un'invidiabile flessibilità intellettuale e pratica. Osservando lo sviluppo e l'integrazione di giocatori chiave come Raspadori e Zalewski, il collaudatissimo 3-4-2-1 che ha fatto le fortune del club potrebbe subire a breve una radicale trasformazione. L'evoluzione è dietro l'angolo e non è affatto escluso che il cambio di rotta prenda forma già prima del calare del sipario su questa avvincente annata sportiva.

La metamorfosi nerazzurra è appena iniziata: tra esperimenti tattici e intuizioni geniali, la Dea è pronta a rimescolare le carte per trasformare i dubbi di marzo nei trionfi di maggio.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 23 marzo 2026 alle 07:01
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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