Il destino sa scrivere sceneggiature perfette e quella che andrà in scena oggi pomeriggio sfiora i contorni dell'epica sportiva. Quando calcherà il prato verde per sfidare l'Hellas Verona, Marten de Roon non giocherà una semplice partita di campionato, ma varcherà la soglia dorata della leggenda calcistica. Il centrocampista olandese toccherà infatti la clamorosa vetta delle 436 presenze con la maglia dell'Atalanta, consacrandosi definitivamente come il giocatore più presente dell'intera storia nerazzurra. Un viaggio romantico e irripetibile, iniziato quasi per caso e trasformatosi in un patto di sangue indissolubile con un'intera provincia.
L'INVESTITURA DELLA BANDIERA - Il passaggio di consegne è avvenuto nel modo più nobile possibile. A cedere lo scettro è infatti Gianpaolo Bellini, fermo a quota 435 gettoni e oggi apprezzato dirigente del vivaio. L'ex terzino di Sarnico ha benedetto il traguardo dell'olandese con parole al miele: «Merita questo record assoluto perché è stato il leader del ciclo più vincente della nostra storia. Se avessi dovuto scegliere un erede da cui farmi superare, avrei indicato lui senza esitazioni. Prima ancora di essere un campione, è un uomo eccezionale che incarna alla perfezione il DNA della nostra gente». Un attestato di stima che certifica come il numero quindici abbia sempre preferito i fatti alle chiacchiere, calandosi con umiltà in una mentalità laboriosa e conquistando il cuore dei tifosi.
DA GOOGLE MAPS ALLA PREMIER, FINO AL RITORNO - Eppure, l'idillio non era affatto scontato. Quando sbarcò in Italia nell'agosto del 2015 sotto la guida di Edy Reja, il mediano dovette letteralmente affidarsi allo smartphone per localizzare la sua nuova destinazione geografica. Le difficoltà linguistiche iniziali lasciarono presto spazio al campo, con una salvezza tranquilla che cementò le basi del futuro. Il richiamo dei riflettori internazionali lo spinse a tentare la grande avventura in Premier League con il Middlesbrough, ma fu una parentesi effimera. La nostalgia per il calore umano, il clima e l'affetto della piazza lombarda fu troppo forte: in un solo anno capì che il suo posto nel mondo era a Bergamo, dove sarebbero poi nate due delle sue figlie e dove ogni giorno sente quel «solletico al cuore» che solo l'appartenenza vera sa regalare.
GLI ANNI D'ORO, LA PANDEMIA E L'ONORIFICENZA - Il rientro in Italia coincise con l'esplosione cosmica del progetto sportivo targato Gian Piero Gasperini. Una crescita vertiginosa che ha trascinato il club dalle lotte per non retrocedere ai vertici assoluti del calcio continentale, cullando le magiche notti di Champions e accarezzando il trionfo in Europa League a Dublino. – come scrive Piero Vailati su L'Eco di Bergamo – il legame tra giocatore e città si è fuso definitivamente nell'acciaio durante il periodo più buio: i giorni drammatici del Covid-19. Riportata la moglie Ricarda e le bambine a casa per affrontare uniti la tempesta, il capitano ha vissuto sulla propria pelle il dolore e la rinascita del motto «mola mia». Un attaccamento che la comunità ha voluto ricambiare conferendogli, nel dicembre 2024, la prestigiosa benemerenza civica, accolta dal giocatore con genuina pelle d'oca e l'ormai celebre urlo in dialetto: «Pota s-cècc, forza Atalanta».
IL FUTURO E LA FESTA NELLA NUOVA CASA - Oggi, mentre la truppa plasmata da Raffaele Palladino incrocerà le armi contro gli scaligeri sul prato della New Balance Arena a caccia di pesantissimi punti europei, il tempo si fermerà per tributare il giusto omaggio al suo condottiero. Riguardo al domani, il centrocampista frena sulla prospettiva di sedersi su una panchina di prima squadra, scottato dallo stress logorante osservato nei suoi maestri, preferendo magari dedicarsi in futuro ai bambini per riscoprire l'essenza pura del gioco. Ma ci sarà tempo per pensarci. Adesso è il momento di godersi l'abbraccio assordante del suo stadio, celebrando un navigatore olandese che, quattro secoli dopo i suoi antenati, ha scoperto la terra promessa diventando la bussola insostituibile del mondo nerazzurro.
Un primato assoluto che non rappresenta il traguardo finale, ma l'ennesima, meravigliosa tappa di una storia d'amore destinata a riecheggiare per sempre.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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