La panchina della Nazionale resta appesa alla risposta di Pep Guardiola, e Giovanni Malagò ha deciso di aspettare. Il presidente federale ieri sera si è concesso una tregua dai pensieri del ct: a un passo dal Tevere ha smesso i panni istituzionali per indossare la maglia del "suo" Circolo Aniene, guidandolo alla vittoria nella Coppa Canottieri, storico torneo tra i circoli romani. Accanto a lui Roberto Mancini, autore di cinque reti. Ma quella, appunto, è un'altra storia.

IL PROGETTO PORTATO A BARCELLONA - Perché l'uomo che Malagò vorrebbe davvero è il catalano, quello per cui — parole sue — «si possono anche fare eccezioni» perfino sul capitolo ingaggi, malgrado il budget federale sia un problema dichiarato. I due inviati speciali, Paolo Maldini e Leonardo, sono però rientrati in Italia con poco ottimismo. Sul tavolo dell'ex tecnico di Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City hanno messo — dopo aver consultato il presidente — un progetto a 360 gradi: Pep al centro di tutto, con l'ambizione di consegnare al calcio italiano una nuova filosofia partendo dai settori giovanili.

IL NODO NON È SOLO ECONOMICO - Una proposta che non può lasciare indifferente un innamorato del pallone come lui, ma che al tempo stesso lo spaventa per la mole di impegno richiesto. Guardiola non è tipo da fare le cose a metà: la sua carriera racconta di uno che si consegna interamente al lavoro, ottenendo risultati enormi. E adesso ha promesso alla famiglia una pausa che non si concede dai tempi del Bayern. Nemmeno le rassicurazioni su uno staff costruito per permettergli di restare il più possibile a Barcellona bastano a sciogliere il dubbio: se non saranno i suoi a spingerlo verso Coverciano — dove dovrebbe insediarsi subito, visto che a settembre c'è la Nations League — difficilmente dirà sì. E poi c'è la distanza economica: la Federazione ha messo sul piatto dieci milioni a stagione, il catalano ne chiederebbe circa il doppio.

NIENTE ANNUNCI IN ASSEMBLEA - Ecco perché il presidente attende. Guardiola viene prima di tutti e per uno così si possono concedere giorni supplementari. Dopo la festa dell'Aniene, la conferma: «Il nome del nuovo ct in Assemblea di Lega Serie A? Non credo proprio». Il vertice si tiene oggi a Milano, con Maldini e Leonardo presenti per illustrare il progetto Italia. Sulla carta non si parlerà di commissario tecnico, ma è probabile che i club facciano ugualmente sentire la propria voce.

LE PREFERENZE DEI CLUB - E la voce, quella, è nota – come riferisce La Gazzetta dello Sport –: il catalano metterebbe d'accordo tutti, ma tra le alternative circolate la maggioranza delle società di Serie A propende per Antonio Conte, che non appare più il profilo superato che si poteva credere fino a ieri.

SE ARRIVA IL NO, SI RIPARTE DA ZERO - Il quadro è questo: davanti a un rifiuto dello spagnolo, la graduatoria che oggi vede Andrea Pirlo davanti a Mancini e Conte potrebbe azzerarsi, riaprendo la corsa a chiunque. La freddezza con cui è stato accolto il nome dell'ex regista — per Maldini probabilmente il più adatto ad avviare una ristrutturazione federale di lungo periodo — pesa in via Allegri.

MANCINI E QUEL "A PRESCINDERE" - Quanto all'eroe dell'Aniene, ieri ha prima negato di aver avuto «nessun contatto», poi ha allargato le braccia: «Non dipende da me, quel ruolo piace a tanti». Difficile contraddirlo. E il presidente, sull'uomo che gli ha risolto la partita? «In campo è stato fantastico, siamo una coppia che nella vita è molto legata, a prescindere da tutto». Quel «a prescindere da tutto», pronunciato rispondendo a una domanda sulla panchina azzurra, in un momento come questo non suona esattamente come un'apertura. Conte, dal canto suo, resta il tecnico che offre le maggiori garanzie, forte anche dell'appoggio della Serie A. Ma prima si aspetta il catalano, senza ultimatum.

Nessuna scadenza, dunque, e nessuna fretta. La caccia al ct, come Maldini sapeva fin dall'inizio, passa da una sola risposta.

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Sezione: Italia / Data: Gio 23 luglio 2026 alle 08:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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