La difesa a quattro ha ripreso il comando in Serie A, e il merito è di due allenatori toscani: Maurizio Sarri all'Atalanta e Massimiliano Allegri al Napoli. Guardando le prime sette classificate della scorsa stagione — un campione ridotto ma significativo — il conteggio odierno dice quattro a tre in favore della linea a quattro. Un sorpasso che nasce esattamente da quei due avvicendamenti.

I MODULI NON CONTANO? DIPENDE - Qualche giorno fa Antonio Conte ha sostenuto che i numerini dei sistemi hanno perso significato, che «esistono due sistemi, uno difensivo e uno offensivo». Vero fino a un certo punto: quando si difende, il modo in cui si dispone il reparto arretrato pesa eccome. Tra una linea a quattro e una a tre che in non possesso diventa quasi sempre a cinque corre una distanza enorme.

LA LEZIONE DEL MONDIALE - Le quattro semifinaliste della rassegna americana si difendevano tutte a quattro. E quando l'Inghilterra, contro l'Argentina, si è arroccata a cinque per proteggere l'1-0, Lionel Messi e compagni l'hanno ribaltata. Stessa indicazione dai club: il Paris Saint-Germain di Luis Enrique, vincitore delle ultime due Champions League, si schiera a quattro; identico l'Aston Villa che ha alzato l'Europa League. In controtendenza il Crystal Palace di Oliver Glasner, che con la difesa a tre ha conquistato la Conference 2026 chiudendo però quindicesimo in Premier League: non proprio un manifesto.

L'ITALIA, PARADISO DELLA TRE - Da noi la storia è diversa. L'Inter campione d'Italia non si muove dal 3-5-2: l'ultima volta a quattro risale a Luciano Spalletti, stagione 2018-19. Poi solo terzetti, con Conte, Simone Inzaghi e Cristian Chivu. Sette annate consecutive, tre scudetti, due finali di Champions e una di Europa League: nessun disastro, ma tutte e tre le finali internazionali sono state perse, e forse un significato ce l'ha. È probabile che sia un lascito del vecchio catenaccio, oggi ribattezzato "blocco basso" per dargli una patina di modernità: ai tempi del libero, con il terzino destro sull'ala e lo stopper sul centravanti, la difesa era di fatto a tre. In Europa quel sistema rende poco — l'Atalanta di Gian Piero Gasperini che vince l'Europa League col 3-4-2-1 resta un'eccezione, come il Palace in Conference.

IL CANTIERE DI ALLEGRI - Il calcio d'estate, però, inganna: a luglio si prova, si collauda, e spesso in autunno si corregge. Ieri il Napoli, schierato con il 4-3-3, ha perso 3-1 in amichevole contro l'Arezzo neopromosso in B, mostrando squilibri difensivi comprensibili in una squadra abituata al "terzismo" del biennio di Conte. La speranza è che il tecnico livornese non si scoraggi e non torni al 3-5-2, il sistema con cui la scorsa stagione al Milan ha fallito la qualificazione in Champions. Tutto e subito non si può avere.

SARRI SCARDINA IL DOGMA - A Bergamo, intanto, sta per cadere il dogma della difesa a tre piantato da Gasperini dieci anni fa. Sarri lo farà con un 4-3-3 che del "sarrismo" originario conserva poco: l'utopia ha lasciato spazio al pragmatismo. Ma lo farà.

IL COMO È PIÙ AVANTI - Nel gruppo dei "quattristi" spicca il Como di Cesc Fàbregas, spagnolo di scuola Barcellona e dunque refrattario ai tre dietro, pur con qualche eccezione. Un po' come la Juventus di Spalletti, altra squadra che si difende a quattro e imposta a tre o a due: perché — e qui il discorso di Conte torna valido — i giocatori non sono birilli del calciobalilla, si muovono e si concatenano. I lariani restano i più avanti nel percorso: Fàbregas insegna il suo calcio da tre stagioni, questa sarà la quarta. Il suo problema non sarà il gioco, ma reggere la doppia piattaforma campionato-Champions.

GLI INTEGRALISTI - Sull'altra sponda resistono i fedelissimi della tre. Gasperini in testa, con un format collaudato fatto di aggressività e corsa che ha riportato la Roma in Champions e punta ora allo scudetto. E poi Ruben Amorim, nuovo tecnico del Milan, innamorato dello stesso 3-4-2-1 e di principi non troppo distanti: ri-aggressione e verticalizzazione. La difesa a tre, va detto, non è un marchio d'infamia: decisivo è ciò che le ruota attorno.

IN EUROPA È QUASI UN DOGMA - Fuori dai nostri confini, del resto, difendere a quattro non è oggetto di dibattito – l'analisi è de La Gazzetta dello Sport –. L'eccezione siamo noi. Restano poi allenatori capaci di valorizzare il 4-4-2 con regole elementari: Diego Simeone, all'Atlético Madrid dal dicembre 2011, punta su blocco basso, linee compatte e spirito di servizio, arrivando in semifinale nell'ultima Champions. In qualche gara europea, per difendere il risultato, ha perfino chiesto agli esterni di centrocampo di abbassarsi sulla linea dei terzini e a una punta di arretrare, disegnando una sorta di 6-3-1.

COSTRUIRE, NON DISTRUGGERE - La Spagna ha appena ricordato che si vince provando a costruire. E non è casuale che un tecnico spagnolo abbia conquistato due Champions consecutive: Luis Enrique ha edificato una squadra quasi perfetta dopo aver allontanato dal PSG gli assi del sogno qatarino, da Messi a Kylian Mbappé. La sua linea a quattro resta un caposaldo, ma in costruzione si trasforma di continuo: uno tra Achraf Hakimi e Nuno Mendes resta allineato ai centrali per occupare il centrocampo con sei uomini, si attirano gli avversari con il possesso e poi si verticalizza sulle frecce Ousmane Dembélé e Khvicha Kvaratskhelia.

ARSENAL, BAYERN E BARCELLONA - Anche l'Arsenal di Mikel Arteta ha vinto la Premier dopo ventidue anni — e perso ai rigori la finale di Champions — attraverso un controllo capillare del gioco: il 4-2-3-1 o 4-3-3 diventa 3-2-4-1 in possesso, con un terzino che sale ad affiancare il regista. Simile l'idea di Vincent Kompany al Bayern. Più posizionale il Barcellona di Hansi Flick, campione di Spagna: qui la linea a quattro non si tocca nemmeno in impostazione, i terzini non si alternano ma si aggiungono, con fuorigioco esasperato e linea altissima; rigidi anche i compiti dei due mediani, di norma Frenkie de Jong e Pedri, chiamati a creare e a garantire equilibrio.

LE DUE SCELTE OPPOSTE - Incuriosiscono soprattutto Real Madrid e Manchester City, che hanno cambiato guida imboccando filosofie divergenti. A Madrid è tornato José Mourinho, con un mercato ambizioso e l'obiettivo di riprendersi la Liga: si è adattato negli anni alla difesa a tre, che con la Roma gli è valsa due finali europee, ma al Bernabéu dovrebbe rispolverare l'amato 4-2-3-1. Al City, chiusa l'era Guardiola, l'eredità è finita a un giovane italiano giochista già apprezzato per la promozione col Leicester e il Mondiale vinto col Chelsea: Enzo Maresca.

Nessuno stravolgimento in vista, comunque: prima quattro difensori, poi ognuno sceglie come attaccare.

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Sezione: Serie A / Data: Gio 23 luglio 2026 alle 11:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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