MONTIPÒ, voto 6
Il diagonale velenoso di Zappacosta gli sbuca all'improvviso sbattendo contro una selva di gambe, rendendo vano ogni tentativo di tuffo. Per il resto, tiene a galla la barca nei momenti di massima tempesta, sfoderando un riflesso felino su Krstovic nei primissimi minuti che evita un passivo ben più pesante. Incolpevole.

EDMUNDSSON, voto 5
Un pomeriggio vissuto costantemente sul filo del rasoio. Rimedia un'ingenua ammonizione dopo appena un quarto d'ora, un fardello psicologico che lo condiziona pesantemente: da quel momento è costretto a togliere la gamba, andando perennemente in debito d'ossigeno sulle dirompenti transizioni bergamasche. Condizionato.

NELSSON, voto 5,5
La sua gara è perfettamente spaccata a metà. Nei primi quarantacinque minuti viene letteralmente travolto dall'onda d'urto nerazzurra, perdendo le distanze e i riferimenti. Riaffiora dalle sabbie mobili nella ripresa, quando i ritmi si abbassano e riesce a governare l'area con maggiore lucidità. Balbettante.

VALENTINI, voto 5,5
In balia degli eventi per larghi tratti del match. Quando la qualità del palleggio atalantino sale in cattedra, lui va palesemente fuori giri, faticando a guidare la linea e limitandosi a rincorrere gli avversari con affanno. Manca della necessaria autorevolezza per blindare il reparto. Smarrito.

BELGHALI, voto 6
Sammarco lo lancia dal primo minuto e, dopo un fisiologico periodo di rodaggio iniziale, il ragazzo lo ripaga con una prestazione in crescendo. Scuote la fascia di competenza, pennella un assist delizioso e sprecato da Bowie, per poi mettersi in proprio sfiorando addirittura la rete del clamoroso pareggio sul gong. Crescente.

AKPA AKPRO, voto 6
Il vero gladiatore della mediana scaligera. Si getta su ogni pallone sporco con encomiabile dedizione, arginando come può lo strapotere fisico altrui. Il suo salvataggio in extremis su Ederson nel primo tempo vale quasi quanto un gol. Esce stremato dopo aver svuotato il serbatoio. Stoico.
dall’85’ BERNEDE, SV

GAGLIARDINI, voto 5
Schiacciato dal dinamismo straripante della sua ex squadra. Lento di pensiero e compassato nei movimenti, perde una quantità industriale di duelli nella zona nevralgica del campo, non riuscendo mai a fare da filtro o a dettare i tempi della ripartenza. Travolto.
dal 67’ AL MUSRATI, voto 6
Il suo ingresso garantisce un minimo di geometrie in più, provando persino a pescare il jolly dalla lunga distanza. Volitivo.

HARROUI, voto 5,5
Un vistoso passo indietro rispetto alle incoraggianti uscite precedenti. Non riesce mai ad accendere la luce sulla trequarti e, quando ha sul piede la palla buona per riaprire i giochi, la spara malamente verso le tribune. Spento.
dal 67’ SUSLOV, voto 5,5
Buttato nella mischia per aumentare il peso specifico offensivo, finisce per perdersi nel traffico senza lasciare alcuna traccia. Invisibile.

FRESE, voto 5
Vive un autentico e prolungato incubo sportivo chiamato Davide Zappacosta. Non trova mai le contromisure per arginare le accelerazioni dell'esterno atalantino, lasciando sistematicamente sguarnita la propria corsia, da dove – non a caso – nasce l'azione che spacca la partita. Sostituzione all'intervallo sacrosanta. Asfaltato.
dal 46’ OYEGOKE, voto 6
Piazzato sull'out di destra, restituisce quantomeno una parvenza di dignità e solidità tattica a una fascia che fino a quel momento aveva fatto acqua da tutte le parti. Riparatore.

GIFT ORBAN, voto 5
Dopo aver lasciato il segno nell'impegno contro il Grifone, si ripete in quel di Bergamo, ma per i motivi sbagliati. La colossale occasione che si divora a pochi passi dall'area piccola è un errore matita blu che condanna inesorabilmente i suoi. Manca di freddezza nel momento della verità. Sciagurato.

BOWIE, voto 5,5
Vaga spesso alla ricerca di una collocazione tattica, finendo per allontanarsi drammaticamente dai sedici metri avversari, la zona in cui dovrebbe essere letale. Quando finalmente viene servito con i tempi giusti, sbatte contro la saracinesca eretta da Carnesecchi. Isolato.
dal 79’ SARR, SV

ALL. PAOLO SAMMARCO, voto 5
L'approccio alla gara è rinunciatario e molle, permettendo all'Atalanta di dominare in lungo e in largo il primo tempo senza opporre resistenza. La reazione nervosa della ripresa crea qualche grattacapo alla Dea, ma nasce più dalla disperazione che da un reale costrutto tattico. La sterilità offensiva e le amnesie dietro sono campanelli d'allarme assordanti: per centrare la salvezza, a questo punto, servirà ben più di un'impresa sportiva. Rassegnato.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Il Pagellone / Data: Dom 22 marzo 2026 alle 17:21 / Fonte: Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture