ATALANTA-JUVENTUS 0-1
48' Boga (J)
CARNESECCHI, voto 5
Vive una prima frazione di assoluta tranquillità, sporcandosi i guantoni unicamente per disinnescare Kalulu con una tempestiva e coraggiosa uscita a valanga. La sua serata, tuttavia, viene macchiata in modo indelebile al rientro dagli spogliatoi: un'indecisione fatale in disimpegno, in totale disaccordo con la propria retroguardia, spiana letteralmente la strada all'ex Boga per la rete che decide l'incontro. Incerto.
SCALVINI, voto 6
Abbina la consueta e ruvida solidità in marcatura a un'apprezzabile e costante propensione offensiva. Sfiora persino la gioia personale nei primi minuti, quando una sua prepotente incornata si stampa maledettamente sul legno a portiere ormai battuto. La dea bendata gli presenta poi un conto salatissimo, facendogli deviare la sfera proprio nella zona di Boga in occasione della marcatura decisiva. Sfortunato.
DJIMSITI, voto 5
Amministra il pacchetto arretrato con la proverbiale saggezza per tutta la prima metà di gara, annullando le velleità del tridente ospite. Il castello di certezze crolla però rovinosamente al 48': un clamoroso difetto di comunicazione lo porta a intralciare fisicamente il proprio portiere, confezionando su un piatto d'argento il più amaro degli assist per l'attacco juventino. Pasticcione.
KOLASINAC, voto 5,5
Mette sul piatto la solita grinta nei primi quarantacinque minuti, assorbendo bene gli urti e non prestando mai il fianco. L'intervallo però spezza irrimediabilmente il suo equilibrio atletico: l'ingresso di Holm alza drasticamente i giri del motore sulla sua corsia e il bosniaco finisce per patire le continue accelerazioni dell'avversario, andando progressivamente in apnea tattica. Incalzato.
dal 72’ AHANOR, voto 5,5
Buttato nella mischia per ridare vigore e spinta alla fascia, non riesce mai a sintonizzarsi sulle frequenze del match, collezionando una serie di sbavature tecniche in fase di semplice appoggio. Frenetico.
ZAPPACOSTA, voto 6,5
Un pendolo inesauribile e costante sull'out di destra. Ara la corsia di competenza offrendo una valvola di sfogo perenne alla manovra e presentandosi spesso a fari spenti in area di rigore per tentare la sorte alla conclusione. Abbandona il campo solo dopo aver raschiato il fondo del barile di ogni singola stilla di energia. Motrice.
dall’86’ BELLANOVA, SV
DE ROON, voto 6
Si erge a consueta diga frangiflutti davanti al reparto difensivo, azzannando le caviglie di chiunque transiti nella sua zona di competenza. Rende la vita un inferno ai palleggiatori avversari con una partita di pura, oscura e preziosissima sostanza. Inossidabile.
dal 72’ PASALIC, voto 6
Inietta fosforo e lucidità nei concitati minuti finali, provando a cucire il gioco per la disperata e arrembante caccia al pareggio. Diligente.
EDERSON, voto 6
Interpreta il ruolo con il solito vigore fisico, ringhiando sui portatori di palla bianconeri e propiziando pregevoli strappi verticali che alzano il baricentro della squadra. Domina la prima frazione per pura intensità nervosa, calando poi fisiologicamente alla distanza quando l'ossigeno inizia a scarseggiare nei muscoli. Combattivo.
BERNASCONI, voto 6
Timbra il cartellino con una prestazione applicata e volitiva. Si fa apprezzare per un paio di pennellate interessanti dalla trequarti offensiva nel primo tempo, badando poi a mantenere l'ordine tattico assoluto quando la Juventus cresce e lo costringe a un lavoro di puro e logorante contenimento. Equilibrato.
DE KETELAERE, voto 6,5
L'autentica luce ispiratrice dell'attacco nerazzurro. Ogni potenziale pericolo prende forma dai suoi piedi finemente educati. Galleggia con eleganza tattica sul fronte destro, disegnando le migliori trame offensive e risultando l'ultimo ad alzare bandiera bianca anche dopo la doccia fredda dello svantaggio, finendo per predicare spesso nel deserto. Raffinato.
ZALEWSKI, voto 5,5
L'approccio alla sfida è assolutamente incoraggiante: sfiora subito il vantaggio con un lampo improvviso e dipinge traiettorie insidiose sui calci da fermo. Un fuoco di paglia, tuttavia, che si estingue troppo e incomprensibilmente in fretta, lasciando spazio a un resto di gara anonimo e privo del benché minimo guizzo. Intermittente.
dal 55’ RASPADORI, voto 6,5
Il suo ingresso stravolge l'inerzia piatta dell'attacco bergamasco. Porta in dote frizzantezza, estrema imprevedibilità e una voglia matta di incidere sul tabellino. Pur non trovando il pertugio vincente, è l'assoluta e costante spina nel fianco che fa suonare a ripetizione l'allarme nella blindata retroguardia ospite. Elettrico.
KRSTOVIC, voto 5,5
Si spende in un logorante e generosissimo lavoro di sponda e sportellate, provando a tenere alto il peso specifico del tridente offensivo. Rimbalza però inesorabilmente contro il muro invalicabile eretto da un Bremer in serata di grazia, che ne limita fortemente l'autonomia di movimento e la pericolosità nei sedici metri finali. Imbrigliato.
dal 72’ SCAMACCA, voto 6
Dà peso e centimetri all'assalto finale, sfiorando il pareggio in extremis con una poderosa inzuccata che sorvola di un soffio la trasversale. Minaccioso.
ALL. PALLADINO, voto 6
La squadra non sfigura affatto al cospetto di una Juventus solida e quadrata, mantenendo il pallino del gioco per lunghi tratti e tessendo trame più che apprezzabili. Il crocevia cruciale per la Champions, tuttavia, viene inesorabilmente deciso da un'imperdonabile amnesia difensiva e da una cronica, reiterata mancanza di cinismo sotto porta. Una sconfitta che brucia terribilmente più per i modi in cui è maturata che per la reale prestazione espressa sul manto erboso. Rammaricato.
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