Dipende da dove guardi. Se parti dagli ultimi dieci anni, questa è la stagione meno divertente che il popolo atalantino ricordi. Se parti dalla storia del club, un settimo posto con qualificazione europea è comunque un risultato rispettabile. Il punto di partenza cambia il giudizio, ma un dato è unanime: di calcio se n'è visto pochissimo, e anche chi è disposto a perdonare il risultato finale non riesce a perdonare la noia. L'Atalanta chiude la stagione 2025-26 con un'analisi spietata — come ricostruisce Pietro Serina sul Corriere di Bergamo — che mette insieme luci e ombre di un'annata definita agrodolce, e con una sola certezza per il futuro: da agosto, con Maurizio Sarri in panchina e Cristiano Giuntoli alle spalle, si tornerà a fare calcio.
IL PROBLEMA DEL GIOCO, IL PROBLEMA IDENTITARIO - Il passaggio dagli anni d'oro di Gasperini a un calcio conservativo, difensivista, fondato sul contropiede e sulla rinuncia alla trazione anteriore, ha fatto danni evidenti. Né Ivan Juric né Raffaele Palladino sono riusciti a proporre qualcosa di riconoscibile come identità offensiva: entrambi hanno lavorato sulla difesa per vincere 1-0, rinunciando a quella pressione alta e a quella verticalità che avevano reso il calcio dell'Atalanta uno spettacolo. Il risultato è una squadra disorientata, che ha perso se stessa e ha reso decisamente meno dei propri valori reali. Il possesso palla ruminato davanti all'area avversaria senza mai trovare gli spiragli — costante per quasi tutto l'anno — ha esaurito la pazienza anche dei tifosi più fedeli. L'identità nel gioco è mancata, e la sua assenza si è sentita in ogni partita, dal primo all'ultimo minuto della stagione.
LE PUNTE SPUNTATE - Il mancato rendimento offensivo non è solo un problema di sistema: è anche una questione di uomini. I 40 gol combinati di Gianluca Scamacca e Nikola Krstović non si sono avvicinati lontanamente ai quaranta che avevano firmato nell'anno precedente Mateo Retegui e Ademola Lookman: il tandem dell'anno scorso era arrivato a quota 40, quello di quest'anno si è fermato a 20. Eppure la difesa è migliorata, e un posto in Europa è comunque arrivato. Meno punti, meno gol, meno vittorie rispetto al passato: il bilancio numerico è impietoso, soprattutto il rendimento in trasferta, nettamente inferiore agli anni d'oro. Ci sono stati degli acuti — la Juve in Coppa Italia, il Borussia Dortmund in Champions, qualche exploit invernale in campionato — ma non è bastato costruire una stagione.
LA ROSA CHE HA DETTO LA VERITÀ - La Roma di Gasperini, al quinto posto, è l'emblema di quanto le valutazioni del tecnico di Grugliasco sul ciclo atalantino fossero probabilmente le più vicine alla realtà. Il gruppo storico ha raggiunto il suo punto di saturazione, e anche la rimonta dalla crisi iniziale non ha evitato un finale di stagione molto al di sotto delle aspettative. Gli errori nella scelta del successore di Gasperini hanno pesato — la parentesi Juric è stata un passo falso chiaro — ma la verità è che la squadra aveva bisogno di un vero cambio di pelle. E ora quel cambio è arrivato. Sarri all'Atalanta è già realtà: la scelta dei Percassi di puntare sul Comandante e su Giuntoli è già di per sé una lettera d'intenti, un segnale che il club vuole tornare a recitare un ruolo di primissimo piano nel calcio italiano. Si passerà al 4-3-3 di possesso: l'opposto esatto del calcio visto quest'anno. Una rivoluzione, non una semplice correzione.
I VOTI: DA CARNESECCHI A BELLANOVA - Tra i top assoluti della stagione, il nome che svetta più in alto è quello di Marco Carnesecchi, premiato con un 9 pieno: il portiere è stato l'uomo della stagione, punto fermo assoluto in una squadra che ha avuto alti e bassi dappertutto tranne tra i pali. Con lui Davide Zappacosta e Giorgio Scalvini a 7,5. Tra i flop pesanti, Raoul Bellanova con 4 — stagione deludente per il terzino che non ha mai trovato continuità — e un 5 che accomuna Lazar Samardžić, Lookman e Daniel Maldini. Particolarmente severo il verdetto su Charles De Ketelaere, grande delusione dell'anno (5), e su Gianluca Scamacca, impalpabile nel momento decisivo. Salvato invece dalla generosità del cuore il jolly di Nikola Krstović, il tuffo di testa contro il Borussia Dortmund che ha cambiato la storia degli ottavi. Promosso con 7,5 il giovane Samuele Bernasconi come sorpresa dell'anno.
LA CONFERENCE E IL PUNTO DI PARTENZA - Tutto sommato, il settimo posto finale è il risultato equo rispetto ai valori espressi in campo: chi è arrivato davanti meritava di arrivarci. La qualificazione alla Conference League — l'Atalanta è già la prima testa di serie della competizione — è un punto di partenza solido, un trampolino europeo da cui Sarri e Giuntoli cominceranno a costruire il nuovo ciclo già da agosto. È la nona qualificazione europea in dieci stagioni, cifra che certificano una struttura societaria fuori dalla norma. Tra qualche anno, questa stagione sarà giudicata come la grande transizione. Averla chiusa con un posto in Europa è già qualcosa. Il resto lo scopriremo da fine agosto.
La stagione dell'agrodolce finisce qui. Quella del Comandante comincia adesso. E le premesse — finalmente — portano verso il bel calcio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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