FIORENTINA-ATALANTA 1-1 (p.t.1-0)
39' Piccoli (F), 82' aut Comuzzo (A)
SPORTIELLO, voto 5
Nel calcio il portiere non può sbagliare i fondamentali, e quello che commette al 39' rientra nella categoria degli errori che fanno male due volte: tecnicamente e psicologicamente. Sul tiro da posizione defilata di Piccoli, un destro angolato sul primo palo, i tempi dell'intervento sono completamente sbagliati e la traiettoria gli sfila tra le mani regalando il vantaggio alla Fiorentina. Nella ripresa recupera in parte la prestazione con un paio di uscite coordinate e una risposta decisa sulla punizione di Mandragora al 60', ma il danno è già fatto. Impreciso.
SCALVINI, voto 6
Presidia la sua zona di competenza con la consueta attenzione e partecipa alla manovra offensiva cercando di dare ampiezza ai compagni con uscite palla al piede pulite. Non soffre mai in modo marcato il confronto diretto con gli attaccanti viola, anche se nella gestione degli spazi nel primo tempo concede qualcosa di troppo a Gudmundsson quando l'islandese si accende. Ordinato.
Dal 66' DJIMSITI, voto 6
Entra con la concentrazione di chi non ha nulla da dimostrare e tutto da proteggere. Legge le situazioni con esperienza, chiude i varchi rimasti aperti e gestisce il finale senza cedere terreno. Solido.
HIEN, voto 6,5
Fuori posizione nell'istante che genera la rete di Piccoli al 39', quando perde il contatto con l'attaccante in un'area di competenza che doveva essere sua: un'disattenzione che pesa sul bilancio della partita. Per il resto, però, lo svedese domina il confronto aereo e terrestre con chiunque gli venga contrapposto, annullando sistematicamente le incursioni dell'ex centravanti nerazzurro con timing difensivo di alta qualità. Reattivo.
AHANOR, voto 5
Il dato che definisce la sua serata è scomodo ma ineludibile: Piccoli si libera di lui con eccessiva facilità in occasione del gol del vantaggio viola, e quella morbidezza nel corpo a corpo è la cifra di una prestazione che non convince pienamente. Le incursioni offensive nella seconda frazione mostrano qualità e proiezione, ma l'errore difensivo sul gol pesa troppo nel giudizio complessivo. Discontinuo.
BELLANOVA, voto 5,5
Parte con il piglio dello sprinteur: nei primi venti minuti mette in crisi sistematica Gosens con accelerazioni sul corridoio di destra che spaventano il reparto viola. Con il passare dei minuti, però, la Fiorentina trova le misure e la proverbiale velocità dell'ex Torino perde efficacia contro una retroguardia che si è assestata. Esce all'intervallo, lasciando spazio a Zappacosta, che gli darà torto nel modo più eloquente possibile. Fiammata.
Dal 46' ZAPPACOSTA, voto 6,5
Entra nella ripresa con un cambio di passo che si avverte immediatamente: ogni pallone che transita sulla corsia di destra diventa un problema per Dodô, che non riesce mai a trovare il punto fermo su di lui. La chiave di lettura della sua prestazione è quella del veterano che non conosce gare senza senso: ogni cross è calibrato, ogni sovrapposizione è pensata. Al minuto 82 pennella il traversone teso che Comuzzo devia nella propria porta, firmando il pari con l'assist più involontario della stagione. Chirurgico.
PASALIC, voto 6
Cambia ruolo più volte nel corso della gara — mediano, trequartista, poi nuovamente a centrocampo — adattandosi con la duttilità che è diventata il suo marchio di fabbrica. La regia è lucida e attenta, l'orientamento del gioco pulito, il senso della posizione consente all'Atalanta di mantenere il possesso anche nei momenti di maggiore pressione viola. Nessun picco verso l'alto, ma la sufficienza è piena. Duttile.
DE ROON, voto 6
Ripulisce palloni con l'efficacia silenziosa di chi conosce il proprio ruolo alla perfezione e non ha bisogno di strafare per rendersi utile. Cerca con maggiore frequenza rispetto a Pasalic la profondità, anche se nel primo tempo il diagonale che spedisce a lato rappresenta l'occasione più nitida che si costruisce. Gestisce la partita con il pragmatismo del capitano. Affidabile.
Dal 81' VAVASSORI, SV
MUSAH, voto 5,5
Schierato come esterno mancino nel 3-4-2-1, il profilo tattico non è quello che esalta le sue qualità. Si accende a intermittenza con inserimenti interessanti che illuminano brevemente la manovra nerazzurra, ma la continuità di rendimento manca e nei momenti di maggiore densità difensiva avversaria scompare dalla partita. Christensen gli nega la gioia del gol nella prima frazione. Intermittente.
SAMARDŽIĆ, voto 6
Parte con una verve che sorprende chiunque lo abbia visto svuotarsi nel finale di stagione: nei primi quarantacinque minuti impegna Christensen in almeno tre occasioni, mostrando quella qualità tecnica pura che rimane la sua firma riconoscibile quando è in giornata. Con il passare dei minuti si spegne progressivamente, come se la benzina finisse prima del previsto, e il rendimento cala fino alla sostituzione nella ripresa. Un jolly a metà. Incostante.
Dal 62' DE KETELAERE, voto 6
Il suo ingresso porta imprevedibilità alla manovra nerazzurra: si muove tra le linee con i movimenti del trequartista di razza, entra un paio di volte nell'area avversaria, ma non riesce a trovare il momento decisivo. Abbastanza per meritare la sufficienza, non abbastanza per incidere davvero. Prezioso.
SULEMANA, voto 6
Il ghanese alterna giocate di qualità a imprecisioni che in un contesto di tensione sarebbero costate caro. Nella ripresa cresce in maniera tangibile, portando in pressione la retroguardia viola con accelerazioni improvvise e sfiorando il gol con un tiro insidioso che Christensen neutralizza in extremis. La progressione di rendimento è incoraggiante, ma l'irregolarità rimane il problema da risolvere. Variabile.
Dal 81' SCAMACCA, SV
RASPADORI, voto 5,5
Si muove intelligentemente su tutto il fronte offensivo, cercando il contatto con i compagni nella trequarti avversaria e provando a dialogare in spazi stretti. Nei primi venti minuti è il più attivo del tridente e si fa apprezzare per la capacità di aprire corridoi per gli inserimenti altrui. Poi si perde progressivamente, assorbito dalla retroguardia viola e incapace di trovare lo spunto che avrebbe potuto cambiare l'inerzia della partita. Incompiuto.
PALLADINO, voto 6
Ampio turnover, come da copione in una gara senza posta in palio, con la logica di chi usa l'ultima giornata per testare le seconde linee davanti alla nuova dirigenza. La squadra gioca con fluidità e costruisce occasioni a sufficienza per vincere, ma davanti trova un Christensen in uno di quei giorni in cui il portiere sembra invincibile. La mossa di inserire Zappacosta all'intervallo cambia la partita: il pari arriva da lì. Una stagione a tre velocità si chiude con il settimo posto e un addio che sembra scritto. Pragmatico.
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