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Alla vigilia dell'andata del playoff di Conference League, Maurizio Sarri ha incontrato la stampa nella sala conferenze del Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia. Il tecnico nerazzurro ha messo in guardia dalle analisi superficiali sull'avversario, ha spiegato a che punto è il lavoro di una squadra che definisce senza giri di parole in costruzione, ha aggiornato sul fronte infortuni e ha risposto sui temi più caldi del momento: l'addio di Djimsiti, l'inserimento di Kristensen nella nuova linea a quattro e il mercato ancora aperto.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, che partita si aspetta e come sta la squadra verso una sfida che può già essere decisiva?
«Per noi è una partita importante, è chiaro: ci teniamo moltissimo ad andare in Europa e quindi la consideriamo una partita importante. Non siamo stati fortunati a livello di sorteggio, perché troviamo una squadra molto più forte di quella che uno spettatore superficiale si potrebbe attendere. Una squadra che ha qualità, che ha gamba, buone ripartenze, con tre giocatori dietro l'attaccante centrale e discrete qualità tecniche. Quindi mi aspetto una partita difficile».
Che atteggiamento chiede ai suoi in una gara del genere?
«Mi aspetto che la mia squadra entri in campo con grande livello di determinazione e di voglia, e che non si dimentichi mai, durante la partita, che è una partita da 180 minuti. Va gestita come una partita da 180 minuti, senza perdere la testa di fronte a nessun tipo di evento, né in positivo né in negativo. Io spero che la squadra non stia benissimo in questo momento, perché potrebbe voler dire che abbiamo dei grandissimi margini di miglioramento. Però la sensazione visiva è che nelle ultime due amichevoli sia apparsa in crescita. Spero che non sia il nostro cento per cento, chiaramente».
A che punto ritiene sia il suo lavoro con la squadra?
«Te l'ho detto: spero che sia ancora a un punto molto basso. Già il recupero di giocatori come De Ketelaere, come Sulemana, come Ahanor per noi è importante e ci potrebbe dare qualcosa in più: spero che questi recuperi siano molto vicini. E spero che questa squadra abbia ancora tanti margini di crescita. Abbiamo iniziato un percorso diverso da quello che questo gruppo aveva fatto fino a questo momento, quindi è evidente che siamo una squadra in costruzione. Siamo una squadra in costruzione, e abbiamo avuto la difficoltà di doverlo fare nell'anno del Mondiale, con giocatori arrivati successivamente e tutte le conseguenze del caso. Però ci sono anche aspetti positivi, perché il gruppo è sano e sta dando una disponibilità estrema: allenarli dà gusto. Dà gusto perché c'è disponibilità, non c'è presunzione. Poi spero che si cresca molto e velocemente: velocemente sarà più difficile, ma molto c'è la possibilità di farlo».
Ci può fare un punto sugli assenti?
«Charles ha fatto un controllo stamani e la situazione è in evoluzione estremamente positiva: oggi dovrebbe cominciare in campo con il resto della squadra, con la speranza che sabato e domenica mattina sia sul campo. Chiaramente il minutaggio, in questo momento, sarà per forza di cose abbastanza ridotto. Ahanor ha un controllo domattina, mentre per Sulemana siamo ancora nei primi dieci, dodici giorni, quindi sarà un percorso un po' più lungo».
Qual è la cosa che le dà più fiducia pensando a domani e quella che invece la preoccupa di più?
«I motivi di preoccupazione ci sono, è chiaro: la preoccupazione è il giusto timore degli avversari, non si deve trasformare in niente di più di questo. Dobbiamo rispettarli, perché abbiamo di fronte una squadra più forte di quelle che erano le aspettative. Mi dà fiducia, invece, l'alto livello di identificazione che vedo in questo ambiente: c'è un grande senso di appartenenza e vedo tutte le componenti strette attorno a questo, compresi i tifosi, la società e la squadra. Questo mi dà fiducia che nel lungo periodo si possa fare bene».
Tre partite in otto giorni e quattro in dodici: la indurranno a ruotare o proseguirà sul solco tracciato nelle amichevoli?
«Dipenderà tutto dalle situazioni che si verranno a creare. È chiaro che in questa prima fase ho privilegiato tutti quei giocatori che hanno un percorso un po' più lungo con noi: pensiamo a questa partita, vediamo poi come usciamo, chi ha difficoltà di recupero e chi non ne ha, e andiamo a prendere le decisioni per le prossime. Però senza programmare in questo momento una rotazione: verrà assolutamente in maniera naturale, ma alla fine ci sarà».
Quanto le ha complicato le cose l'addio di Djimsiti, che si era appena integrato nella difesa a quattro? E Kristensen è già pronto dal primo minuto?
«Djimsiti ha fatto una scelta e, per tutto quello che ha fatto per questa società e per questa squadra, la società ha ritenuto opportuno accontentarlo. Visto quello che aveva dato e l'età che ha questo ragazzo, è chiaro che per noi sarebbe rimasto, se la scelta fosse stata esclusivamente dell'allenatore e della società: nessuno aveva messo in discussione questo ragazzo. Però ci sta questa situazione e la società ha deciso di accontentarlo, secondo me anche giustamente, per tutto quello che ha fatto. Ci dispiace, ma andiamo avanti. Kristensen sembra potenzialmente un giocatore forte: è chiaro che, venendo da un lungo periodo in cui ha giocato in una difesa a tre con orientamento palesemente sull'avversario, avrà bisogno di un po' di tempo per entrare nei nostri meccanismi. Per entrare nei meccanismi bisogna andare a errori, bisogna pagare qualcosa, rivedere, riprovare: alla fine, viste le qualità del ragazzo, penso che ci entrerà».
Restando in difesa, come sta vedendo la coppia Scalvini-Kossounou? E come si sta adattando Samardžić al centrocampo a tre?
«Kossounou e Scalvini nelle ultime due partite hanno fatto discretamente bene. È chiaro, siamo ancora in una fase in cui commettiamo tanti errori, una fase intermedia in cui in certe situazioni si guarda la palla e in altre si guarda l'uomo. Ma erano cose inevitabili, come dico sempre ai ragazzi quando facciamo i filmati sull'atteggiamento difensivo: sapevamo che sarebbe venuto fuori e ci stiamo lavorando. Per Samardžić non penso sia una grande novità: l'ho visto spesso in un modulo diverso, ma con tre centrocampisti centrali lui ci ha giocato parecchio. Al ragazzo questa soluzione piace molto e, come gli ho detto ieri, secondo me fra qualche anno potrà fare anche il vertice basso».
Sul mercato va bene così o si aspetta ancora qualcosa? E come si trova a lavorare con Éderson?
«Lavorare con lui è soddisfacente: è un ragazzo solare, sempre sorridente, sempre disponibile, che in allenamento cerca di dare tutto. Come ho detto prima, tutto il gruppo squadra dà gusto e dà soddisfazione. È chiaro che poi io lo considero un giocatore estremamente importante, ma mi aspetto che dai livelli attuali abbia grandi margini di crescita, anzi ne sono sicuro, e spero di tirarli fuori il prima possibile. Sul mercato non so che dirti, perché il mercato è sempre un compromesso fra esigenze tecniche ed esigenze societarie: io sono in un momento in cui devo fare quattro partite in dodici giorni, ho chiesto a Giuntoli notizie di mercato, in questo momento non mi interessa. Ho la fortuna di avere qui Giuntoli, sicuramente uno dei direttori sportivi più attivi e più attenti del panorama, e sono sicuro che se ci saranno delle opportunità lui le prende. Quindi mi fido completamente della società e mi fido completamente di Cristiano».
Questa partita porta con sé anche temi che vanno oltre lo sport: come li state vivendo all'interno del gruppo e quanto siete riusciti a isolarvi?
«Io sono qui come rappresentante di una società, sono qui come professionista, e come professionista devo affrontare tutte le partite che mi mettono di fronte e devo cercare anche di vincere tutte le partite che mi mettono di fronte. Poi è chiaro che non ci riusciremo, ma questo è l'atteggiamento dei professionisti. Se me lo chiedi a me uomo, me lo devi chiedere in privato e ti dirò cosa ne penso».
Ci può dire qualcosa in più di questo avversario, che ha segnato sette gol nei preliminari ma che si conosce ancora poco?
«È una buona squadra: dietro hanno fisicità, tra i due centrocampisti c'è un brasiliano, questo Falcão, che ha buona tecnica, e un altro giocatore molto più fisico. I tre dietro l'attaccante sono tre giocatori tecnicamente di buon livello e con una discreta gamba, perché in questi preliminari hanno fatto tanti gol in ripartenza, anche in ripartenze lunghe, non solo brevi. È una squadra che, se ti metti lì e la analizzi bene, ti rendi conto che è molto più forte di quello che un'analisi superficiale ti potrebbe indurre a pensare. Tra l'altro ultimamente le squadre israeliane stanno facendo anche piuttosto bene: hanno fatto tante partite ufficiali e noi siamo alla prima. Storicamente i preliminari per le squadre italiane sono sempre stati un problema, probabilmente perché siamo forse il movimento che accumula una maggiore dose di lavoro durante le preparazioni estive rispetto ad altri campionati e ad altri tipi di culture. Quindi si preannuncia roba seria, roba difficile, battaglia dura: bisogna cercare di essere consapevoli di questo prima di tutto e avere tanta voglia di andare in Europa».
Nessuna scorciatoia e nessun proclama: Sarri consegna alla vigilia europea l'immagine di un cantiere aperto, dove il gruppo lo convince più dei meccanismi e il rispetto per l'avversario viene prima di ogni calcolo. Il messaggio, dopo le indicazioni raccolte nell'ultimo test estivo, resta lo stesso: testa fredda per 180 minuti e tanta voglia di Europa.
© Riproduzione Riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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