L'Atalanta si rituffa nell'Europa a eliminazione diretta, ma in una versione inedita per il suo calendario: quella di agosto. Domani i nerazzurri aprono il doppio confronto dei playoff di Conference League contro l'Hapoel Tel Aviv, centottanta minuti – più eventuali supplementari e rigori – che valgono l'accesso alla fase campionato della terza competizione continentale.

LE INSIDIE DI FERRAGOSTO - Sulla carta il divario tecnico è netto, ma questo tipo di appuntamento nasconde trappole anche per le squadre di rango. La prima è la condizione atletica: il torneo israeliano prenderà il via nel fine settimana come la Serie A, ma gli avversari hanno già smaltito due turni europei. La seconda sarebbe il clima, e in questo caso non peserà, visto che gli israeliani disputano le gare interne in campo neutro in Ungheria. La terza, la più pericolosa, è quella mentale: un eccesso di sicurezza può costare caro, come sa bene chi ha seguito il percorso dei ragazzi di Tel Aviv nei turni preliminari.

IL PRECEDENTE DEL 2018 - La memoria bergamasca corre al 2018, quando i nerazzurri si fermarono proprio nell'ultimo scoglio verso l'Europa League. Allora il tragitto fu ben più lungo, sei partite complessive: si partì dal Sarajevo, con un opaco 2-2 a Reggio Emilia – all'epoca sede casalinga della squadra – e un successivo 8-0 in Bosnia-Erzegovina. Poi arrivò l'Hapoel Haifa, superato con un 4-1 in Israele e un 2-0 di gestione al ritorno. Il capolinea, amarissimo, fu il doppio 0-0 con il Copenaghen, deciso dai rigori in Danimarca.

QUELLA SQUADRA DANESE - Non era un ostacolo insormontabile, quello scandinavo. Bastano i nomi più noti di quella rosa a raccontarlo: Kenan Kodro, poi due stagioni all'Athletic Bilbao, il portiere Jesse Joronen, che avrebbe conosciuto Brescia, Venezia e Palermo, Peter Ankersen, passato fugacemente dal Genoa, e Denis Vavro, meteora della Lazio.

TRENTATRÉ SFIDE DENTRO O FUORI - Da allora, però, l'esperienza accumulata è cambiata di segno. Nell'era d'oro aperta da Gian Piero Gasperini i bergamaschi sono diventati specialisti anche del format a eliminazione: contando i preliminari del 2018/2019, tra andate, ritorni, gare secche e finali, fra il 2017 e il 2026 il conto arriva a 33 incontri, con 15 vittorie, 6 pareggi e 12 sconfitte.

I BILANCI PER COMPETIZIONE - Il rendimento cambia sensibilmente a seconda del palcoscenico. In Europa League il saldo è ampiamente positivo: 12 affermazioni, 6 segni X e appena 3 passi falsi, un bottino gonfiato dalla marcia trionfale del 2023/2024. In Champions League, invece, la Dea ha raccolto 3 successi contro 8 sconfitte. A chiudere il quadro c'è il ko nella Supercoppa Uefa del 2024 contro il Real Madrid.

LE ITALIANE NON HANNO MAI FALLITO - Un dato conforta l'ambiente nerazzurro - sottolinea L'Eco di Bergamo - : nei playoff di Conference le squadre di Serie A hanno sempre superato l'ostacolo. La capofila fu la Roma nel 2021/2022, che eliminò il Trabzonspor e finì per alzare la prima edizione del trofeo con José Mourinho in panchina. Poi è iniziato l'abbonamento della Fiorentina, quattro partecipazioni di fila non sempre indolori: il Twente nel 2022/2023 (2-1 e 0-0), il Rapid Vienna nel 2023/2024 dopo la sconfitta per 1-0 in Austria e il 2-0 del Franchi, la Puskás Akadémia nel 2024/2025 solo dai dischetto e il Polissya Zhytomyr nel 2025/2026 con un complessivo 6-2.

ORA TOCCA ALLA DEA - Da quei preliminari i viola hanno costruito due finali, una semifinale e un quarto di finale, in ordine cronologico e purtroppo per loro anche decrescente. Adesso il testimone passa a Bergamo: testa, gambe, qualità tecnica e lucidità tattica saranno le armi da dosare fra domani e il ritorno della prossima settimana, con una direzione arbitrale spagnola ad aprire il cammino europeo.

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Sezione: Conference League / Data: Mer 19 agosto 2026 alle 11:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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