Ci sono sconfitte che lasciano il segno e impongono un'analisi che vada oltre la semplice cronaca. Quella del Bentegodi appartiene a questa categoria. Sebbene la passione spinga l'ambiente a discutere del tocco di mano di Bella-Kotchap nell'azione del 3-0, la ragione impone una lettura più onesta e crudele della realtà. Aggrapparsi all'episodio arbitrale rischierebbe di costruire un alibi fragile su una prestazione decisamente insufficiente. La verità emersa dal campo è che l'Atalanta non meritava di raddrizzare una partita nata male e finita peggio, contro un avversario che, numeri alla mano, sembrava la vittima sacrificale designata e che invece si è trasformato in carnefice.
L'ILLUSIONE DEL TORTO ARBITRALE - È necessario sgomberare il campo dai fantasmi - sottolinea stamane Il Corriere di Bergamo - : la moviola non può diventare un rifugio. Si può dibattere a lungo sulla punibilità di quel tocco o sull'intervento del Var, alimentando la discussione sui cosiddetti "rigorini", ma la realtà tecnica dice altro. L'Atalanta ha espresso un gioco talmente confuso che ipotizzare una rimonta sul 2-2 appare un esercizio di fantasia più che di logica calcistica. Al netto di possibili errori arbitrali, che fanno parte del gioco e possono capitare in buona fede, i meriti sportivi non mentono: la formazione nerazzurra non ha meritato di uscire indenne da Verona. La sconfitta, dunque, rispecchia quanto visto sul rettangolo verde.
NERVI TESI, LA CADUTA DI STILE DI CHARLES - Nel naufragio collettivo, desta preoccupazione il nervosismo di chi solitamente rappresenta un modello di compostezza. Charles De Ketelaere, considerato un ragazzo mite ed equilibrato, è scivolato su una buccia di banana comportamentale. La scena al momento del cambio non è passata inosservata: giacca a vento strappata dalle mani del massaggiatore e gettata a terra con stizza. Che il destinatario fosse Palladino o sé stesso poco importa; ciò che resta è un segnale di isteria latente che un giocatore del suo calibro deve saper controllare, sintomo di un malessere che andrà gestito rapidamente all'interno dello spogliatoio.
L'EQUIVOCO TATTICO, I DUBBI SU KRSTOVIC - Se l'atteggiamento preoccupa, il campo solleva dubbi strutturali, in particolare su Nikola Krstovic. A Verona l'attaccante è risultato nullo. Non per mancanza di impegno – la corsa e il pressing non sono mancati – ma per una parziale inadeguatezza al contesto tattico. L'impressione è che si tratti del giocatore sbagliato nel sistema sbagliato. L'ex Lecce necessita di spazi ampi per scatenare la falcata in contropiede; nell'Atalanta, che gioca spesso negli spazi stretti e richiede un lavoro di sponda spalle alla porta, il montenegrino appare in difficoltà. Patisce la marcatura fisica, fatica a tenere palla e a far salire la squadra. L'entusiasmo iniziale sta lasciando spazio a un interrogativo tattico: è l'uomo adatto per questa maglia?
LA SENTENZA DEI NUMERI, KO CONTRO L'ULTIMA - A rendere la pillola ancora più amara c'è la caratura dell'avversario. Il Verona, prima di sabato sera, viveva una crisi profonda: ultimo posto, zero vittorie, peggior attacco e seconda peggior difesa. Una squadra che sembrava spacciata, contro l'Atalanta ha ritrovato vigore e spirito combattivo. Aver "resuscitato" una compagine che aveva raccolto appena 6 punti in 13 gare rappresenta forse la colpa più grave della serata. I numeri tragici dei veneti, paradossalmente, aggravano la posizione e il giudizio sulla prestazione dei nerazzurri.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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