Marzio Lugnan e l'Atalanta condividono un ricordo indelebile legato proprio alla superpotenza tedesca: «Quella partita la ricordo come fosse ieri: avevo 19 anni, quei giocatori li avevo visti solo in tv. In campo mi sembravano enormi, fisicamente e tecnicamente. E dire che avevano giocato il giorno prima contro l'Hertha e in albergo mangiavano gelato». A oltre mezzo secolo di distanza, l'ex giocatore sorride ancora ripensando a quell'incrocio a L'Eco di Bergamo. Alla lezione di tedesco dei bergamaschi mancava giusto la regina della Baviera, il Bayern Monaco, ma c'è chi la corazzata l'ha già vista prima di molti altri, dal vivo, da vicino, in campo, a un tiro di zolla.

LA SFIDA DEL 1973 - Lui era lì domenica 26 agosto 1973, sul prato dell'allora Comunale. È una sera di fine estate e di nuovi inizi. La formazione nerazzurra è reduce da una crudele retrocessione in Serie B e ha deciso di ripartire da alcuni giovani di talento, tra cui Gaetano Scirea. I bavaresi hanno ovviamente dominato l'ultimo campionato e preparano l'assalto al trono dell'Ajax e del calcio europeo. Una sfida che, neanche a dirlo, i tedeschi vinceranno a mani basse conquistando la Coppa dei Campioni nel triennio successivo. A Bergamo il Bayern viene, vede, gioca e ovviamente vince: due a zero con reti di Beckenbauer, il celebre «Kaiser Franz», e di Hoeness, con un buon numero di pezzi da novanta in campo. I padroni di casa non sfigurano, sfiorano la rete con Pirola e Manera e si concedono il lusso di stuzzicare il monumento Maier un paio di volte.

LEZIONI DI VITA E SPERANZE - Un'amichevole, certo, ma essere in campo quella sera resta una medaglia all'orgoglio che l'ex difensore lustra ancora con cura. «Io ero giovanissimo, un po' come Ahanor oggi, e rimasi impressionato dalla stazza di Breitner e dalla presenza di Beckenbauer, che segnò l'1-0 con un tiro al volo nel sette. Non potevo credere di giocarci contro. Marcai Hoeness, che agiva da ala destra, e poi Mueller, un mito di quegli anni». Ma il ricordo più dolce risiede fuori dal rettangolo verde: «Loro alloggiavano nel nostro albergo. Sorridenti, cordiali, alla mano. Ma io ero giovane, timido, non avevo il coraggio di avvicinarmi. Quello era un gruppo mostruoso». E la corazzata di oggi? «Anche la formazione attuale è fortissima – conclude sorridendo –. Ma questa squadra può giocarsela alla pari con chiunque. Anche col grande Bayern».

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Sab 28 febbraio 2026 alle 13:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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