Raffaele Palladino e la sua Atalanta hanno appena scritto una delle pagine più epiche ed emozionanti nella storia del club nerazzurro e dell'intero calcio italiano. Ribaltare il 2-0 incassato in Germania al cospetto del Borussia Dortmund sembrava una missione quasi impossibile, eppure la vittoria per 4-1 maturata nel catino incandescente della New Balance Arena, sigillata in pieno recupero dal calcio di rigore di Lazar Samardzic, ha consegnato agli annali un trionfo indimenticabile che vale l'accesso agli ottavi di finale di Champions League. Ai microfoni nel post-partita, l'allenatore campano non nasconde l'enorme orgoglio per un'impresa dal peso specifico incalcolabile.
NELLA STORIA DEL CALCIO - L'emozione del mister è tangibile e le sue prime parole sono un inno di ringraziamento collettivo. «Questa è una partita che resterà nella storia, non solo per i tifosi bergamaschi, ma per tutto il calcio italiano», ha esordito il condottiero orobico. «Siamo molto felici. Voglio ringraziare tutti i miei calciatori uno a uno, il mio staff, la società, il presidente Antonio Percassi, Luca Percassi, il direttore Tony D’Amico e, soprattutto, i tifosi. I 23.000 che oggi ci hanno spinto dall’inizio alla fine hanno creato qualcosa di unico nel nostro stadio. Probabilmente è stata la partita più bella da quando alleno e resterà per sempre nella mia mente».
LA CHIAVE TATTICA E IL DNA NERAZZURRO - Essere diventati la terza squadra italiana a compiere una simile rimonta in Europa non è frutto del caso, ma di un minuzioso lavoro tattico e psicologico. L'inerzia e la positività incamerate dopo la gara col Napoli sono state determinanti per arrivare con la testa giusta all'appuntamento. «Sapevamo che era difficile, ma non impossibile. Rispetto all'andata, in cui eravamo partiti a handicap subendo subito gol ed eravamo stati un po' timidi, abbiamo studiato a fondo l'avversario. Volevamo attaccare la profondità, cambiare spesso gioco e aggredirli forte in avanti, specie sul portiere. Gianluca Scamacca lo ha fatto benissimo nel primo tempo, così come Nikola Krstovic sull'ultimo pallone giocabile: è andato a pressare con tutto il coraggio necessario per prendersi il rigore decisivo. Questo è un segnale fondamentale, è il puro DNA dell'Atalanta».
LA RIVINCITA DEL MOVIMENTO ITALIANO - La notte magica di Bergamo assume anche i contorni di un sonoro riscatto per tutto il sistema calcistico nazionale, recentemente bersagliato dalle critiche dopo le débâcle dell'andata. Il tecnico orobico non le manda a dire a chi aveva già preparato il funerale per le nostre formazioni: «Ho sentito tanti commenti negativi, a volte non belli. Credo che il calcio italiano vada maggiormente tutelato e protetto, soprattutto da noi addetti ai lavori internamente. Siamo troppo critici quando le cose non girano. Stasera probabilmente nessuno credeva in noi, e l'ho detto esplicitamente ai ragazzi: volevamo fare questa impresa proprio per far ricredere tutti i nostri detrattori».
MATURITÀ E CUORE NEL FINALE - Il vero capolavoro tattico e mentale si è però materializzato nell'infuocato quarto d'ora finale, subito dopo la rete incassata da Karim Adeyemi che avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque. La Dea, invece, non ha rinunciato a giocare. «Dalla panchina, in quel frangente, non ho fatto nulla: hanno fatto tutto i ragazzi con la loro straordinaria maturità. Un mese e mezzo fa questa partita l'avremmo persa. Ora sappiamo leggere perfettamente i momenti. A me non piace difendermi abbassando il baricentro, preferisco farlo andando in pressione alta, come è successo in occasione dell'ultima azione. I ragazzi hanno agito con cuore, intelligenza e furbizia. Hanno realizzato qualcosa di indimenticabile e si meritano tutta questa enorme soddisfazione».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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