Raspadori falso nove, Hien contro Piccoli e il caos degli allenatori: il Franchi racconta un'Atalanta di fine stagione
Fiorentina-Atalanta 1-1: un pareggio ininfluente per la classifica, denso di significati per tutto il resto. Dal Franchi arrivano storie, immagini e riflessioni che vanno ben oltre i novanta minuti. Tre in particolare meritano di essere raccontate, ciascuna con il tono che le compete: dal dibattito tattico sulla gestione di Giacomo Raspadori, al corpo a corpo selvaggio tra Isak Hien e Roberto Piccoli, fino alla scena surreale degli applausi e delle contestazioni incrociate ai due tecnici.
IL CASO RASPADORI - La scelta più discussa della serata porta la firma di Raffaele Palladino: Raffaele Palladino manda in campo Raspadori come unica punta in un 3-4-2-1, affidandogli il compito di fare da falso nove e recuperare campo anche su Rolando Mandragora, mezzala di interdizione della Fiorentina. Il ragazzo, da buon soldato, obbedisce: corre fino allo sfinimento, chiude la gara tra i più attivi per chilometri percorsi e non fa mai guadagnare il pallone agevolmente alla Viola. Ma non vede praticamente mai la porta. Risultato: Raspadori applausi. Il mister, critiche. Perché mettere il fantasista napoletano a fare da centravanti difensivo è una di quelle idee che, già solo ad annunciarla, fa fare al tecnico più brutta figura del giocatore. Jack non è un centravanti, e chiunque abbia visto anche solo dieci minuti di questo Raspadori lo sa. Che lui sia bravo ad adattarsi è un pregio di Raspadori, non una giustificazione per Palladino — come ricostruisce il Corriere di Bergamo con Pietro Serina— con la stessa ironica sintesi del tifoso bergamasco che guarda e scuote la testa senza capire il senso dell'invenzione.
IL SUMO STRAPPAMAGLIA - Capitolo secondo: il duello tra Isak Hien e Roberto Piccoli. Una gara nella gara, fatta di fisico, spintoni e maglie che sembravano di carta velina. I due si sono affrontati per novanta minuti in un modo che difficilmente troverebbe spazio nei manuali di tecnica calcistica: cariche, gomitate, strattonate, proteste, accuse di simulazione, e maglie strappate — Piccoli ne ha dovuta cambiare addirittura una durante la partita. Alla fine Hien ha avuto la meglio nel duello personale, contenendo l'attaccante della Fiorentina con autorità. Ma lo spettacolo offerto era quello di un incontro di lotta greco-romana più che di un confronto calcistico. Se questo è il calcio fisico consentito dal regolamento moderno, allora c'è da chiedersi se gli arbitri siano spettatori neutrali o arbitri a metà servizio.
LA COMMEDIA DEI TECNICI - Terzo atto, forse il più grottesco: la doppia contestazione al Franchi. All'ingresso in campo, applausi per entrambi gli allenatori — Paolo Vanoli dalla curva viola e Palladino da parte dei pochi tifosi nerazzurri presenti — con la sensazione, per un momento, che Firenze avesse deciso di essere generosa con tutti. Poi il fischio d'inizio ha cambiato tutto: i tifosi gigliati si sono rivoltati subito contro Vanoli («non giochi neanche questa!»), salvo poi scagliarsi contro Palladino non appena la Viola ha segnato il vantaggio («Palladino, salta la panchina!»). Infine il dopogara: Vanoli a rivendicare la permanenza che quasi certamente non arriverà, Palladino a tenere tutti in sospeso sulla sua posizione all'Atalanta. Due uomini che parlano di un futuro che al Franchi si è chiuso con un pareggio e un gol subito nell'84' da autogol di Comuzzo, in un clima da fine d'era.
LA PERLA DEL LOGO - Un extracampo chiude la serata con una nota positiva: mentre succedeva tutto questo, il nuovo stemma dell'Atalanta faceva già la sua comparsa su ogni documento ufficiale della Lega Serie A. Nemmeno un foglio con il logo vecchio. Essenziale, pulito, riconoscibile: il nuovo marchio nerazzurro è già ovunque, con quella sobrietà bergamasca che non ha bisogno di spiegarsi. Quando si vuole davvero fare le cose, a Bergamo, si fa in fretta e si fa bene. È questa, alla fine, la lezione più bella di una serata fiorentina a tratti confusa.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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