C'era troppa storia compressa in quella serata al Franchi per pensare soltanto ai novanta minuti di calcio. Raffaele Palladino ha vissuto Fiorentina-Atalanta — conclusasi sul risultato di 1-1 nell'ultima giornata della Serie A Enilive 2025-26 — come un rito di passaggio: ritorno a casa da avversario, abbraccio ideale con una città che gli ha dato tanto, e poi lo sguardo già proiettato a ciò che sarà. Al triplice fischio, davanti ai microfoni di Sky, il tecnico campano ha parlato con un'apertura insolita, mescolando nostalgia e ambiguità in misura quasi uguale.

IL CAPITOLO FIORENTINO - Palladino non ha voluto nascondere l'emozione del ritorno: «È stato emozionante vedere i miei ex ragazzi, persone a cui voglio bene. A Firenze sono stato bene, ho cercato di fare il massimo e abbiamo fatto un grande lavoro insieme. Credo che sia stato apprezzato». Poi la rivelazione più attesa, quella che in pochi si aspettavano con tale chiarezza: «Sapete perché sono andato via, c'erano visioni differenti con la vecchia dirigenza. Mi piacerebbe un domani ritornare. Mi piace pensare di aver lasciato qualcosa in sospeso». Parole che suonano come un arrivederci, non come un addio. Niente di definitivo, ma abbastanza per alimentare scenari che sembravano archiviati.

LA STAGIONE CON LA DEA - Sei mesi intensi, partiti in corsa e conclusi con la qualificazione alla prossima UEFA Conference League: è questo il bilancio dell'esperienza atalantina di Palladino, arrivato a Bergamo a novembre 2025 quando la classifica della Dea faceva paura e le certezze erano poche. Da quel momento in poi, 47 punti in 24 giornate e un settimo posto finale a 58 punti complessivi, costruito con uno spirito di squadra che il tecnico rivendica con orgoglio: «Dal mio arrivo ho riacceso il DNA che c'è nel sangue di questa società e insieme abbiamo fatto un grande lavoro di squadra. Abbiamo riportato l'Atalanta dove merita, ossia in Europa. Non era facile, dobbiamo essere tutti orgogliosi di aver dato tutto senza rimpianti né rimorsi».

IL VERTICE CON I PERCASSI - Sul futuro in nerazzurro, però, la nebbia resta fitta. Raffaele Palladino non ha né confermato né smentito la sua permanenza alla guida della Dea: «Parlerò con la società in settimana. Con la famiglia Percassi c'è un rapporto di grande stima. Ho dato tutto quello che avevo senza rimpianti. Con la società ne parleremo scegliendo la soluzione migliore per il bene dell'Atalanta». L'incontro con la dirigenza nerazzurra, già fissato per i prossimi giorni, dirà molto di più di qualsiasi dichiarazione post-partita. Le voci su un possibile arrivo di Maurizio Sarri sono sempre più insistenti, e il fatto che Palladino rimandi ogni risposta certa al vertice societario non fa che alimentare l'ipotesi di un cambio di guida tecnica.

UNA BELLA STAGIONE CHE FA I CONTI CON IL FUTURO - Il tecnico di Mugnano ha chiuso la serata con quella serenità di chi ha la coscienza pulita: «Una bella stagione che porto con me. Ho dato tutto quello che avevo». Frasi che possono essere lette in due modi: come l'incipit di una nuova fase condivisa, o come il commiato elegante di chi sa già che il percorso insieme è terminato. Qualunque sia l'esito del vertice della settimana, ciò che resta è una qualificazione europea conquistata contro ogni pronostico e un allenatore che ha dimostrato di saper tenere in piedi una barca che rischiava di affondare. Abbastanza per chiudere a testa alta, comunque vada.

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Sezione: Interviste / Data: Sab 23 maggio 2026 alle 01:00
Autore: Daniele Luongo
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